Formula 1

F1, Kimi Antonelli ha un pedigree regale. Si è preso Mercedes e ora aspetta solo di essere incoronato dalla matematica

Francesco Paone Casati

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Kimi Antonelli IPA Sport

Ragazzi, che spettacolo Kimi Antonelli! Siamo certi che questo abbia 20 anni e sia solamente alla seconda stagione in F1 della carriera? La sicurezza con cui scende in pista è impressionante. Quest’ultimo aggettivo è oramai inflazionato. Però non può essere altrimenti, perché il bolognese colpisce per il suo profilo unico. Ha una consapevolezza nei propri mezzi che, però, non lo fa mai sconfinare nella sbruffoneria o nell’arroganza.

Pacifico e tranquillo, mai sopra le righe. Nobile e regale per approccio. Eppure al tempo stesso chirurgico e agonisticamente spietato, come accaduto ieri, quando si è preso il podio ai danni di Lando Norris. Sembra un navigato maestro di arti marziali, talmente esperto e conscio delle proprie qualità da potersi permettere di restare immobile e silente sino al momento esatto in cui è necessario agire, ottenendo peraltro sempre il massimo con il minimo sforzo.

Francamente, Antonelli sembra avere l’approccio di un quarantenne, ovvero di chi ha il doppio della sua età. Razionalizza gli sforzi, non spreca energie (soprattutto nervose), non si fa prendere dalla foga e ha la freddezza di un veterano. Teoricamente fa parte degli hastati di una legione romana, ma per indole e approccio alla pista, potrebbe tranquillamente già essere schierato fra i triarii.

Soprattutto, sa già soffrire come pochi altri. Il weekend di Singapore è stato durissimo, poiché si è trovato a guidare una Mercedes che non rispondeva come avrebbe dovuto. Lui è convinto come gli aggiornamenti introdotti a Sepang abbiano del potenziale e ci si debba solo lavorare sopra. Intanto, però, in pista si è trovato a correre di rimessa e lo ha fatto magnificamente, mentre il compagno di squadra sbagliava come un pivello, arrendendosi definitivamente nella rincorsa al traguardo supremo.

Forse, il più grande conseguimento di Kimi Antonelli nel 2026 non sarà quello che, a meno di cataclismi, verrà sancito dalla classifica iridata. Bensì, sarà di aver già conquistato la Mercedes, imponendosi come un leader silenzioso sul quale fare affidamento nei momenti di difficoltà. Parole poche, fatti tanti. A inizio anno tutti guardavano a George Russell come il Campione in pectore e all’italiano come una vittima sacrificale in seno alle Frecce d’Argento.

Viceversa, Antonelli ha saputo recitare la medesima parte del pilota che ha sostituito, relegando Russell al ruolo di Valtteri Bottas. Altro che seconda Silver War. In questo 2026 c’è stata ben poca partita fra i due figliocci di Toto Wolff. Il secondogenito ha travolto il primo. Anzi, ha proprio travolto tutti e oramai non aspetta altro che il giorno dell’incoronazione.

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