Atletica
Eric Marek: “I crampi sono un problema: mi serve un rinforzo. Amo la 4×100 e non chiudo la porta al football americano”
Capire l’importanza di fermarsi, avere la curiosità di comprendere come funziona il proprio corpo e, poi, di ripartire. Non è stata certamente una stagione banale per Eric Marek, velocista che è stato ospite dell’ultima puntata di Sprint Zone – rubrica di approfondimento in onda sul canale YouTube di OA Sport a cura di Ferdinando Saverese – proprio per tracciare un bilancio sull’annata sportiva da poco passata agli archivi e per svelare gli obiettivi in vista di un 2027 che si preannuncia oltremodo interessante.
“Sono stati due anni difficili, mi sono fatto male tante volte anche se sono stati bellissimi – ha detto Marek – Con Giorgio Frinolli mi sono trovato bene e sono andato subito fortissimo. Mi sono fatto male dopo un mese, da lì è stato difficile. Ne sono seguiti altri di infortuni, abbiamo quindi deciso di fermarci per capire cosa stesse succedendo. Dopo questo sono riuscito ad allenarmi bene, a gareggiare. Il primo anno e mezzo abbiamo fatto tabula rasa e sistemato i problemi. Da febbraio, dopo tre mesi di stop voluti, sto costruendo qualcosa di importante, sono soddisfatto di quello che sto facendo con lui”.
L’azzurro ha poi parlato del tempo di 10”22 segnato nell’estate 2025 al Meeting di Roma in una pista insidiosa: “È stata una manna dal cielo quel 10″22, sono stato contentissimo. Mi è caro quel tempo, sono un grande fan della mia scheda in World Athletics, mi piace migliorarmi. Arriverà un anno che non farò il mio personale, ma quel crono mi ha fatto vivere il recupero in un modo diverso. Non so come ho fatto, quest’anno ho fatto 10″50. Il Pala Rossi è una pista particolare, ricordo quel 10″22 in modo gioioso”. A febbraio è arrivato invece il tempo di 6″63′ indoor nei sessanta metri, preludio dello stop più duro: “Il più grave di tutti a livello fisico. In finale sentivo tirare, ma avevo messo sul piatto le scelte da fare. I Mondiali erano in Polonia, io ci tenevo, ho deciso di sparare la cartuccia, ma mi sono fatto tanto male, mi sto ancora curando, quello è stato l’ultimo infortunio, da lì ci siamo fermati”.
Marek ha poi parlato della sua stagione estiva, spiegando cosa successo agli Assoluti di Firenze: “Ai blocchi di partenza della finale degli Italiani a Firenze ho avuto i crampi ai polpacci, ed è una cosa che è successa più volte in questa stagione, grazie al cielo non è accaduto ai Giochi del Mediterraneo. Da solo non riesco a fare due gare, ho bisogno di un rinforzo che avremo da adesso, anche a Polignano ho avuto i crampi. Anche due settimane fa in Polonia ho fatto 10″21 in batteria, pensavo di fare il personale, invece sono arrivati comunque i crampi. L’entità sta diminuendo, mi sto attrezzando per combatterli, ma ora ho bisogno del rinforzo. Sono partito sottotono quest’anno, ma quello che è cambiato è che credo di essere diventato una persona che ha bisogno di stimoli. Gli Italiani, i Giochi del Mediterraneo e gli Europei di Birmingham lo erano, adesso corro più per vincere che per il tempo, probabilmente è questo il motivo. Le grandi competizioni tirano fuori il meglio di me”.
Poche settimane fa è arrivata invece la soddisfazione più grande, ovvero i Campionati Europei di Birmingham vissuti da protagonista: “La migliore esperienza di quest’anno, niente è stato bello come Birmingham. Ho questo bel ricordo della staffetta: quando ho consegnato il testimone e ho visto Lorenzo Patta darlo a Samuele Ceccarelli, dalla mia prospettiva eravamo veramente tanto avanti, poi per il resto della curva no. Ma in quella angolazione sembrava che stessimo per vincere, ho pensato di avere l’oro: quella sensazione l’ho sentita, ho sentito delle emozioni forti. Non abbiamo vinto, ma io le ho sentite comunque. Non era messo male, poi è successa la sfortuna, faceva freddo e può capitare. Mi trovo bene in prima frazione, mi piace correre in curva, mi piace partire. C’è chi dice che arriverà il momento di provare qualcosa di diverso. Mi piace partire sfalsato, rincorrere qualcuno, mi piace tutto”.
Ai Giochi del Mediterraneo il nostro portacolori ha conquistato l’argento nei 100 metri: “Ovviamente io da atleta mi auguro di vincere qualunque cosa, ma la concorrenza è altissima. C’è da dire che vincere una medaglia internazionale non è scontato, soprattutto per noi atleti italiani nei 100 metri. Vincerla a Taranto è stato bello. Era una competizione perfetta per me, sono riuscito a dire la mia, non è facile nell’Assoluto, ho sfruttato bene l’occasione e sono stato onorato di partecipare. Gara migliore dell’anno? Credo aver avuto delle porzioni diverse e migliori in ogni gara, quella è stata bella, ma non mi è piaciuto il finale, mi sono irrigidito, sapevo che non potevo battere l’avversario e mi sono irrigidito, quindi ho fatto peggio. Ho fatto tante gare quest’anno in cui si può prendere tanto, la mia migliore è stata la batteria degli Italiani, anche a livello di sensazioni. Per il resto il lanciato è andato migliorando, allungavo la mia corsa e la mia accelerazione, vedevo del progresso in ogni gara che facevo. Non ho una gara migliore delle altre quest’anno”.
Non è mancato, infine, un pensiero sulla prossima stagione: “Di Giorgio mi piace che non mette mai degli obiettivi troppo alti, arriva sempre lì per il mio personale, non ho bisogno di lui e non mi mette degli obiettivi assurdi, lascia a me fare. L’obiettivo futuro è quello di migliorarsi, ed è sempre un traguardo qualsiasi cosa venga. Io l’anno prossimo voglio tirare fuori qualcosa di buono, l’atletica è varia, credo di avere una base per poter costruire, devo farlo e devo dimostrarlo. Voglio lavorare bene e non fermare questo percorso, non voglio più farmi male o sbagliare. Voglio accumulare la mia esperienza e metterla in atto, voglio fare le cose che non ho fatto prima”. E se nel futuro ci fosse un passaggio al footbal americano, sua grande passione? “Mi piace quello che mi dà l’atletica e la realtà che gira intorno a questa, mi piace non darmi limiti. Mi piace l’idea di poter cambiare, di poter avere questa possibilità, mi permetto di pensare che nel futuro ci possa essere anche altro. L’atletica è stata un destino. La NFL è un colosso. Non è qualcosa che si può fare a fine carriera. Se lo vorrò fare dovrò fare un miracolo, ma mi piace pensare che possa farcela”.
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