Tennis

Djokovic: “Volevo che la mia serie a Pechino continuasse. Nulla è più bello del tennis”

Andrea Addezio

Pubblicato

il

Novak Djokovic / LaPresse

Novak Djokovic conferma, una volta di più, di essere un’autentica leggenda del tennis, sfrutta il ritiro di Alex de Minaur e vince il titolo a Pechino. Il successo odierno rappresenta per il serbo una risposta importante in una stagione nella quale ha vissuto complicazioni importanti ed era reduce da una negativa tournée americana. La soddisfazione per il risultato raggiunto lascia però spazio alla voglia di competere per centrare il prestigioso obiettivo della qualificazione alle ATP Finals. Djokovic, nella conferenza stampa successiva alla partita, ha commentato il risultato e si è soffermato sulla propria infinita passione per il tennis.

Sull’avvicinamento al torneo e gli obiettivi sempre alti: “Sono arrivato qui piuttosto presto, più di dieci giorni fa. Volevo davvero raggiungere la forma migliore e prepararmi al meglio per poter vivere una settimana come questa. Volevo che la mia serie di vittorie a Pechino continuasse. È sempre stato un luogo felice per me e continuerà ad esserlo. Ho sempre grandi aspettative nei miei confronti, gli obiettivi e i desideri sono sempre alti, soprattutto in un posto dove non ho mai perso” , ha esordito Djokovic in conferenza stampa. 

L’orgoglio per aver raggiunto un risultato di prestigio in una stagione complicata: “Non venivo qui da 11 anni. Ho avuto una stagione ricca di difficoltà e sfide, non ho ottenuto molti grandi risultati dopo la finale degli Australian Open. Non sapevo come mi sarei sentito perché la tournée americana è stata terribile in termini di sensazioni in campo, salute e condizione fisica. Devo ammettere che anche qui, in alcuni incontri, ho faticato. Sono comunque riuscito a resistere e a dare il massimo, ribaltando le sorti di alcuni match. Sono molto orgoglioso di questo risultato. È arrivato al momento giusto, dandomi una grande iniezione di fiducia e dimostrandomi che posso ancora giocare ai massimi livelli. Vincere contro tre top 10 in soli tre giorni è un grande traguardo”. 

Sulla passione per il tennis e la voglia di dare sempre tutto quando entra in campo: “Non nasci con questo tipo di grinta, la devi costruire e sviluppare. Si migliora nelle settimane in cui nessuno ti guarda. Quando sei in campo, ognuno ha il suo punto di vista o il personale giudizio su cosa avresti dovuto fare. La verità è che uno sport individuale come il tennis richiede una dedizione massima, non solo in allenamento ma anche nella vita di tutti i giorni”. 

Sull’unicità del tennis rispetto agli altri sport: “Con tutti il rispetto che nutro verso gli altri sport, penso che non ci sia niente di paragonabile al tennis. Se un giorno non ti senti bene, sei fuori dal torneo: nessuno può sostituirti. A parte le Finals, sono tutti tornei a eliminazione diretta. Se non hai dormito bene o devi fare i conti con un’intossicazione alimentare, perdi e sei fuori. Ma è proprio questo che rende il nostro sport speciale. Io credo che questa dedizione mi caratterizzi da sempre. In campo cerco sempre di spingermi al limite” .

Sulle attese del pubblico e la voglia di spingersi sempre fino in fondo: “Sento sempre una pressione extra in qualsiasi torneo, su qualsiasi campo, per la posizione che occupo. La gente si aspetta sempre il meglio da me, e questo aggiunge anche responsabilità. Anche quando non ti senti bene, puoi avvertire un peso enorme sulle spalle. Ma è ciò che sono destinato a fare. Credo davvero che Dio mi abbia offerto questa opportunità e questo talento per essere chi sono. Sono grato e provo a sviluppare il mio potenziale fino a quando mi è possibile” . 

Sulla responsabilità maggiore che essere un giocatore importante comporta: “Le persone in Cina e in tutto il mondo, magari hanno la possibilità di vederti una sola volta nella vita giocare. Lo diceva anche Kobe Bryant. Voleva sempre giocare perché probabilmente c’era almeno un fan che veniva a vederlo probabilmente per l’unica volta nella vita. Non giochi solo per te stesso, ma anche per le persone e per lo sport. Essere un giocatore importante comporta una responsabilità maggiore”.

Exit mobile version