Ciclismo
Dino Salvoldi: “Ganna potrebbe fare la madison alle Olimpiadi. Pezzo Rosola ha margini importanti”
Il ritorno di Filippo Ganna e Jonathan Milan, il futuro del quartetto azzurro verso Los Angeles 2028, la crescita dei giovani talenti della pista e le prospettive del movimento juniores su strada. Sono tanti i temi emersi dagli ultimi Campionati del Mondo su pista di Shanghai, che hanno segnato l’inizio del percorso di qualificazione verso il prossimo appuntamento olimpico. Un Mondiale che ha restituito all’Italia un posto nella finale dell’inseguimento a squadre, confermando le potenzialità di un gruppo chiamato ora a trovare continuità e a ridurre il divario con la Danimarca. Ma lo sguardo è rivolto anche al futuro, tra la necessità di valorizzare i giovani, le difficoltà nel conciliare gli impegni su strada con quelli in pista e le scelte che la Nazionale sarà chiamata a compiere in vista dei Giochi. Abbiamo raggiunto Dino Salvoldi, commissario tecnico della Nazionale maschile su pista e della categoria juniores su strada, per tracciare un bilancio della stagione e analizzare le prospettive del ciclismo azzurro, dai grandi protagonisti dell’inseguimento ai talenti emergenti delle categorie giovanili.
Il ritorno di Ganna e Milan ha subito riportato l’Italia in finale ai Mondiali. Considerando che i danesi, a differenza dei nostri, si allenano su pista tutto l’anno, pensi che il gap sia colmabile verso Los Angeles 2028?
“Filippo e Jonathan avevano espresso già all’inizio del 2026 la volontà e il desiderio di esserci. Sappiamo però quanto sia impegnativa la stagione su strada per due corridori del loro livello. Nel mese precedente ai Mondiali, anche a causa di alcuni imprevisti, Milan ha avuto la possibilità di dedicarsi con continuità alla preparazione su pista, individuando due obiettivi ben precisi: provare a vincere l’inseguimento individuale migliorando il proprio record e iniziare il percorso di qualificazione olimpica con il quartetto. Filippo, invece, arrivava da una stagione su strada particolarmente intensa e ha avuto pochissime occasioni per allenarsi con il gruppo. Anche Magagnotti, a causa di alcuni problemi di salute, non ha potuto preparare questo Mondiale nelle condizioni migliori. Per quanto riguarda il divario con la Danimarca, credo sia colmabile. La difficoltà maggiore sarà conquistare la qualificazione olimpica, soprattutto per come è strutturato il sistema. Una volta raggiunto questo obiettivo, avendo più tempo a disposizione per lavorare insieme e conoscendo le potenzialità dei nostri ragazzi, sono convinto che potremo ridurre il gap”.
Grimod, convocato per i Mondiali ma rimasto fuori dalle gare, Favero, Giaimi e Sierra: come state lavorando con questi ragazzi?
“Favero è probabilmente l’atleta che nel corso del 2026 ha mostrato i progressi maggiori. Purtroppo, un incidente gli ha impedito di arrivare a questo Mondiale nelle condizioni migliori. Insieme a Grimod fa parte di quel gruppo di corridori che stiamo cercando di coinvolgere con maggiore continuità nel progetto pista, utilizzando anche l’attività su strada come strumento per completare il loro percorso di crescita. L’obiettivo è permettere loro di emergere senza dover affrontare ogni gara con la pressione del risultato, ma lavorando su traguardi prioritari ben definiti. C’è poi un altro gruppo, del quale fanno parte Sierra e Giaimi, composto da ragazzi che hanno voglia di dedicarsi alla pista, ma che allo stesso tempo desiderano giocarsi le proprie possibilità su strada, anche per cercare di conquistare un contratto importante”.
Omnium e Madison, Consonni è una figura fondamentale…
“Simone è stato un punto di riferimento importantissimo in questi anni e ha dimostrato di poter essere estremamente competitivo in queste specialità. Alle sue spalle abbiamo ragazzi come Fiorin, Stella, Magagnotti e Sierra, tutti molto giovani e con le qualità per diventare, attraverso il lavoro, atleti di alto livello anche nell’omnium e nella madison. Rispetto ad altre nazioni, i nostri giovani hanno un’età mediamente inferiore e questo significa che hanno bisogno di più tempo per maturare, accumulare esperienza e completare il proprio percorso di crescita”.
Il regolamento impone delle scelte: a Los Angeles si potranno portare cinque atleti più uno, che dovranno disputare quartetto, omnium e madison…
“Sono valutazioni che dovremo fare al momento della qualificazione, considerando attentamente le possibilità di risultato nelle diverse specialità. Sarà necessario trovare il giusto equilibrio nella composizione della squadra. Non dobbiamo dimenticare quanto accaduto a Parigi, quando Viviani venne iscritto anche alla prova su strada per poter disporre di un posto in più per la pista. Alla fine si rivelò una scelta corretta, premiata anche dalla conquista di una medaglia”.
Ganna e Milan, per le loro caratteristiche, sarebbero fenomenali nella madison. È nei loro piani in vista del prossimo appuntamento olimpico?
“Ad oggi per Jonathan no, mentre per Filippo sì”.
Magagnotti che tipo di corridore è su pista?
“Alessio è ancora molto giovane, ma ha un potenziale davvero importante. Per le sue caratteristiche lo vedo come un corridore alla Consonni”.
Passiamo al settore juniores su strada: Pezzo Rosola ha reso secondo le tue aspettative? E che genere di corridore può diventare?
“Se considero l’intera stagione, la risposta è sì. L’unico vero rammarico, anche rispetto alle sue aspettative, riguarda la settimana del Campionato del Mondo, nella quale ha reso un po’ al di sotto di quanto ci aspettassimo. Non era nelle condizioni migliori e, come squadra, nella prova in linea non abbiamo corso benissimo. Credo però che il risultato o la prestazione di una singola gara non debbano mai definire il valore di un atleta. Se guardo al suo percorso complessivo, posso ritenermi soddisfatto. È uno dei migliori juniores che abbia visto negli ultimi anni e, valutando anche il suo attuale livello di allenamento, ritengo che abbia ancora margini di miglioramento molto importanti”.
Quali altri nomi vanno monitorati tra i più giovani per le corse di un giorno?
“Pezzo Rosola e Fedrizzi si sono distinti nettamente rispetto agli altri corridori italiani, dimostrando un rendimento di alto livello e qualità che lasciano intravedere prospettive molto interessanti. Il consiglio che mi sento di dare ai giovani è quello di imparare a lavorare maggiormente per obiettivi definiti, sia dal punto di vista agonistico sia sotto il profilo della crescita atletica. Non bisogna vivere ogni singola gara come un esame o come una verifica del lavoro svolto fino a quel momento. Altrimenti si finisce per essere costantemente sotto pressione, in una condizione di stress che non favorisce il miglioramento e rischia di ostacolare il percorso di crescita”.
Sulla cronometro si sta investendo meno nelle categorie giovanili rispetto a qualche anno fa?
“Dal mio punto di vista mancano soprattutto le occasioni per confrontarsi con questa specialità, in particolare le prove a cronometro all’interno delle corse a tappe. Credo che sia questa la strada da seguire, perché inserire una cronometro in una gara a tappe obbliga tutti i corridori a prepararsi e a misurarsi con questo tipo di esercizio. Ben vengano anche le gare a cronometro individuali, ma il rischio è quello di ritrovarsi al via soltanto atleti già predisposti a questa disciplina, limitando così la crescita dell’intero movimento e perdendo potenziali talenti che, magari, potrebbero diventare ottimi specialisti contro il tempo. Come Nazionale potremmo certamente organizzare qualche ritiro di preparazione più specifico, ma, esattamente come accade per la pista, dobbiamo fare i conti con le risorse a disposizione e con i calendari delle rispettive squadre”.