Nuoto
Cristian Tassan-Caser: “Punto ai Mondiali 2027, devo migliorare la partenza. Affascinato dalla mentalità di Sinner”
Cristian Tassan-Caser è uno dei nomi più interessanti della nuova generazione del nuoto italiano. Classe 2008, originario di Vimercate e tesserato per Sogisport SSD – Nibionno, è allenato da Luca Mariucci e nel 2026 ha compiuto un deciso salto di qualità.
Prima i successi ai Criteria, poi il bronzo nei 50 stile libero agli Europei Juniores di Monaco di Baviera e l’oro nella 4×100 mista mixed, fino alla consacrazione ai Campionati Italiani di Categoria di Roma, dove ha conquistato il titolo nei 100 stile libero in 48″37 e soprattutto ha firmato il nuovo record italiano Juniores dei 50 stile libero in 21″99, diventando il primo atleta italiano della categoria a scendere sotto i 22 secondi in vasca lunga. Un percorso che lo ha portato rapidamente a guardare verso la Nazionale maggiore e ai grandi appuntamenti internazionali.
Alle spalle di questi numeri, però, c’è ancora un ragazzo che sta costruendo il proprio percorso, cercando di capire fino a dove possano spingersi le sue qualità. Dalla scoperta del nuoto al lavoro quotidiano col proprio coach, passando per il rapporto tra 50 e 100 stile libero, gli obiettivi internazionali e il sogno olimpico: Tassan-Caser racconta così il suo presente e le ambizioni per il futuro.
Cristian, prima di parlare di tempi e risultati, partiamo dalle origini: com’è nato il tuo rapporto con il nuoto e quando hai capito che poteva diventare qualcosa di più di una semplice attività sportiva?
“Mi sono avvicinato al nuoto perché mia mamma nuota, o meglio, nuotava e nuota tuttora nei Master. Mi ha quindi messo in acqua fin da piccolo. Ho praticato anche tennis, più o meno fino alla fine delle elementari o all’inizio delle medie, poi ho smesso e mi sono dedicato solamente al nuoto. Mi sono sempre trovato bene e sono rimasto fin da piccolo nella stessa piscina, a Monza“.
Da quella piscina sei arrivato al lavoro con Luca Mariucci, che oggi ti segue. Quanto è stato importante il vostro percorso insieme nella crescita che hai mostrato soprattutto nell’ultima stagione?
“Estremamente importante e quest’anno abbiamo visto grandi miglioramenti dal punto di vista cronometrico, soprattutto per quello che è successo a Roma“.
A Roma hai gareggiato, per così dire, su due fronti: 48″37 nei 100 stile libero e 21″99 nei 50. Numeri che sembrano raccontare due versioni dello stesso atleta. Tu oggi ti senti più un uomo da 50 o da 100?
“In questo momento, anche considerando i risultati di Roma, direi abbastanza indifferente. Mi sembra che il 50 e il 100 che ho fatto siano sullo stesso livello. In realtà ho iniziato a fare i 50 più tardi, perché non ho mai avuto proprio le caratteristiche del velocista puro“.
È un aspetto interessante, perché il tuo profilo sembra quello di un velocista capace di mantenere qualità anche sulla distanza: ti riconosci nella definizione di velocista resistente?
“Sì, concordo“.
Il 2026 ti ha portato una consacrazione importante, ma la nuova stagione alza ulteriormente l’asticella. Qual è il prossimo traguardo che vuoi provare a raggiungere?
“Questa stagione ci saranno sia i Mondiali in vasca corta sia quelli in vasca lunga. Il mio obiettivo principale sarebbe provare a qualificarmi per i Mondiali in lunga. È un obiettivo abbastanza ambizioso, considerando che la stagione scorsa avevo un target molto diverso. Però ci provo, anche in ottica staffetta, dove chiaramente c’è qualche possibilità in più“.
E la vasca corta? La qualificazione ai Mondiali di dicembre è un obiettivo concreto oppure la priorità resta il percorso in lunga?
“Sì, ci proverò, però la scadenza è relativamente breve, perché i Mondiali sono a dicembre. La qualificazione va fatta entro i primi appuntamenti, quindi il Nico Sapio o gli Assoluti in corta. I tempi di qualificazione sono parecchio bassi, quindi il tentativo lo farò, però diciamo che sono più da vasca lunga“.
Quando si parla di velocità, inevitabilmente si finisce anche sui grandi interpreti internazionali. C’è qualcuno che osservi con particolare attenzione e che rappresenti per te un modello tecnico?
“A livello internazionale ti direi Popovici. Soprattutto per la tecnica di nuotata, che è proprio bella da vedere. E poi pensare che già da junior abbia fatto il record del mondo nei 100 stile e 1’42” nei 200 è sicuramente qualcosa di importante“.
Il livello del 100 stile libero, nel frattempo, continua a salire. Agli Europei di Parigi abbiamo visto una finale con tre atleti sotto i 47 secondi: per un giovane velocista come te è soprattutto un punto di riferimento o anche uno stimolo a spingersi sempre più avanti?
“Sì, il livello è altissimo. Già tre atleti europei sotto i 47 secondi sono qualcosa di incredibile. Anche Milak, che è un delfinista, ha fatto 46 secondi“.
E anche a livello juniores hai avuto modo di confrontarti con una generazione molto competitiva. Quanto ti ha colpito il livello che hai trovato agli Europei di Monaco?
“Anche lì il livello era molto alto. C’erano già due atleti che avevano un personale in lunga da 47“.
Guardando proprio all’evoluzione del 100 stile, sembra che la gara stia diventando sempre più una prova di velocità pura: si passa forte ai 50 e poi bisogna riuscire a tenere il ritmo nella seconda vasca. È davvero questa la direzione che sta prendendo la specialità?
“Sicuramente dipende anche dalle caratteristiche dell’atleta. C’è chi passa più piano perché punta di più sul ritorno, però in un certo senso devi comunque passare forte e convinto. A livello alto si punta sempre di più su un passaggio forte e si prova a tenerlo nella vasca di ritorno. Anche perché, se rimani troppo indietro nella prima vasca, diventa proprio complicato risalire“.
E se spostiamo l’attenzione dalla gara agli aspetti tecnici, qual è invece il marchio di fabbrica della tua nuotata? Cosa senti di fare in modo naturale e su cosa, invece, devi ancora lavorare?
“Probabilmente una mia caratteristica è che, avendo le braccia lunghe, tengo una frequenza abbastanza bassa, soprattutto considerando le gare che faccio. In questo modo, prendo acqua e spingo. Per questo, è un’azione più di forza“.
Se dovessi individuare un dettaglio preciso sul quale intervenire per fare un altro salto di qualità, dove guarderesti?
“Sicuramente sui primi 15 metri di gara. Mi sono accorto già agli Assoluti che, gareggiando contro atleti che magari fanno più o meno i miei stessi tempi, però sono più grandi e pesanti, nei primi metri dopo la partenza perdo molto. Poi devo giocare sul risalire in nuotata“.
Quindi il margine di miglioramento più immediato passa dalla partenza e dai primi metri, prima ancora che dalla nuotata vera e propria?
“Sì, esatto“.
Hai già raggiunto risultati importanti a livello giovanile e ora inizi a guardare alla Nazionale maggiore. Ma al di là dei tempi e delle convocazioni, qual è il sogno che ti porti dentro e che vorresti davvero realizzare nel nuoto?
“Sicuramente il sogno olimpico rimane sempre. Che sia adesso, che sia Los Angeles oppure più avanti, sarebbe proprio un sogno“.
Hai iniziato con il tennis prima di dedicarti completamente al nuoto. Oggi lo segui ancora, magari anche attraverso i grandi campioni italiani come Jannik Sinner?
“Al momento non tanto, però qualche partita la guardo“.
Quindi, anche se il tennis è ormai un capitolo del passato, qualche partita riesce ancora a catturare la tua attenzione?
“Sono affascinato dalla mentalità di Sinner e dal modo in cui affronta le proprie partite“.