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Boxe: Canelo Alvarez contro Christian Mbilli, una sfida che vale due storie

Federico Rossini

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Canelo Alvarez / LaPresse

Riad si accende di nuovo. Canelo Alvarez e Christian Mbilli: da una parte la leggenda messicana che cerca di ritrovare almeno un titolo mondiale, quello WBC dei pesi supermedi, dall’altra il francese nato a Yaoundè, in Camerun, che possiede anche il passaporto canadese, che quella cintura la detiene. Un combattimento, una lunga storia alle sue spalle.

Questo perché, dal 13 settembre 2025, è successo di tutto. Quello è il giorno in cui Terence Crawford ha strappato a Canelo tutte le cinture mondiali di cui era in possesso, diventando il primo pugile nell’era delle quattro cinture ad essere campione “undisputed” in tre differenti categorie di peso. Tutto, però, ha preso una piega inattesa a dicembre, mentre Canelo si era operato a un gomito. Il 3 dicembre, infatti, a Crawford viene tolto il titolo WBC per un problema di mancati pagamenti di commissioni per i combattimenti sia contro il messicano che contro Israil Madrimov. Due settimane dopo l’annuncio del ritiro dello stesso Crawford, a 38 anni e con 42 incontri vinti su 42 da professionista. Il 27 gennaio Mbilli, vistosi cancellato il combattimento con Hamzah Sheeraz, è stato nominato campione mondiale WBC, da campione ad interim che era.

Questo è un po’ il lato, come al solito, molto particolare del pugilato di questi livelli. In un modo o nell’altro, si arriva a questo punto con Canelo che rimane avvolto da tanti, anzi tantissimi dubbi visto anche quanto si è potuto vedere contro Crawford. Il messicano, del resto, ormai tende molto a fare selezione di quando colpire rispetto al volume di pugni da mandare addosso al dirimpettaio. Certo, il lato del contrattaccante non l’ha mai abbandonato, ma oramai lo sta portando a livelli estremi. Tant’è che ormai da cinque anni non si vede una sua vittoria per KO.

Di converso, Mbilli, pugile dal record di 29-0-1 (24 delle 29 vittorie dell’allievo di Marc Ramsay sono giunte per KO), non soltanto ha avuto una scalata folgorante (seppur molto lineare), ma è anche uno di quei pugili la cui aggressività è palese: ritmo, sempre caccia al togliere spazio al pugile avversario, insomma è sempre disposto a mettersi in gioco senza nessun tipo di remora. Un lato che, però, può finire per esporlo a contrattacchi.

Di fatto, quella che si celebra è una particolare idea di riconquista del titolo. Perché a difenderlo è Mbilli, non Canelo, che invece lo rivuole indietro. E perché c’è anche un lato curioso rispetto a quel 13 settembre 2025: è stato il giorno del loro ultimo combattimento. Nello stesso luogo, ma separatamente. Mbilli, infatti, era sul ring nel sottoclou di Canelo-Crawford. Ora lo condivide con lui. Casi (mondiali) della vita.

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