MotoGP
Acosta boccia il nuovo format della MotoGP: “Le carriere diventeranno sempre più brevi”
La MotoGP si prepara a una nuova rivoluzione a partire dal 2027, quando il fine settimana di gara cambierà profondamente struttura. La principale novità sarà l’introduzione di due qualifiche separate: quella del venerdì determinerà esclusivamente la griglia della Sprint del sabato, mentre le qualifiche del sabato mattina stabiliranno lo schieramento del Gran Premio della domenica. Cambieranno anche le sessioni di prove: la FP2 del venerdì sarà dedicata soltanto al passo gara, mentre il sabato mattina ci sarà una FP3 di appena 20 minuti. Viene inoltre cancellato il warm-up domenicale, sostituito da una breve apertura della pit-lane prima del via.
Un cambiamento radicale che, nelle intenzioni, punta a rendere ancora più distinti i due appuntamenti agonistici del weekend. Ma tra i piloti non mancano le perplessità, soprattutto per l’aumento delle sessioni in cui sarà necessario spingere al limite. E tra le voci più critiche c’è quella di Pedro Acosta, che non nasconde il proprio disappunto per una riforma nella quale i piloti, a suo giudizio, hanno avuto un ruolo troppo marginale.
“Le carriere diventeranno sempre più brevi, siamo esseri umani non macchine da corsa – ha detto Acosta – dovremmo togliere sessioni ad alto rischio anziché aggiungerne“. Il pilota spagnolo mette dunque al centro della discussione il tema della sicurezza e della sostenibilità fisica di un calendario già estremamente impegnativo.
Il problema, secondo Acosta, non riguarda soltanto il numero delle sessioni, ma soprattutto la necessità di affrontarle costantemente al massimo delle proprie possibilità. “Se prendete in esame tutti i piloti in pista quest’anno sono pochissimi quelli che non hanno avuto almeno un infortunio“.
Il nuovo format prevede infatti che tutti i 22 piloti siano chiamati a disputare la qualifica del venerdì per determinare la griglia della Sprint e, il giorno successivo, nuovamente la Q1, con i migliori 12 che accederanno alla Q2. Due occasioni distinte nelle quali sarà necessario cercare il limite per conquistare la posizione migliore possibile. “Invece dal 2027 per due volte saremo tutti e 22 in pista a spingere in qualifica“, ha sottolineato Acosta.
“Secondo me le Sprint andrebbero dimezzate, specialmente su piste in cui non si sorpassa, come ad esempio il Sachsenring”, ha aggiunto. La critica di Acosta, però, non si limita alla quantità di azione in pista. Il pilota spagnolo contesta anche la logica di alcune delle nuove sessioni introdotte nel programma, a partire dai 20 minuti di prove libere del sabato mattina.
Un turno che, secondo lui, rischia di non avere una reale utilità dal punto di vista della preparazione alla Sprint. “In ogni caso noi non possiamo farci niente perché non abbiamo voce in capitolo, però non capisco che senso abbia avere sabato una sessione di prove libere da 20 minuti in cui non puoi nemmeno simulare la distanza di gara della Sprint“.
È proprio la sensazione di non essere stati sufficientemente coinvolti nelle decisioni a emergere con forza dalle sue parole. Il tema non è quindi soltanto tecnico o sportivo: Acosta mette in discussione anche il rapporto tra chi prende le decisioni e chi, poi, deve affrontarne direttamente le conseguenze in pista.
Infine, nel mirino finisce anche la cancellazione del warm-up domenicale. Dal 2027 i piloti non avranno più una vera sessione mattutina per verificare condizioni della moto e comportamento in pista prima del Gran Premio. La pit-lane resterà aperta soltanto per dieci minuti, consentendo alcuni giri di ricognizione prima della partenza. Una modifica che Acosta considera tutt’altro che secondaria. “Anche spostare il warm-up prima del via per me è un rischio, perché se sbagli qualcosa la tua domenica rischia di essere finita prima di cominciare“.