GP Qatar
La MotoGP gioca con il fuoco. Ore decisive per il Gran Premio del Qatar, con il rischio di andare a Lusail e trovarsi bloccati…
Questa è la settimana della verità per il Gran Premio di Qatar di MotoGP. Una decisione avrebbe dovuto essere presa a metà settembre, ma è stata procrastinata sino al termine di ottobre, ossia nell’imminenza delle date preposte a recuperare l’appuntamento di Lusail, che si sarebbe dovuto disputare ad aprile, ma è stato rinviato a causa della crisi dello Stretto di Hormuz.
Una crisi non ancora risolta, però. Le operazioni belliche hanno rallentato, ma il rischio di un’escalation improvvisa permane. La Casa Bianca ha fermato qualsiasi raid sull’Iran sino alle elezioni di medio termine, che avranno luogo martedì 3 novembre. Giustappunto pochi giorni prima della corsa di MotoGP, programmata il 6, 7 e 8 novembre. Qui casca l’asino. La preoccupazione di tutti è che il conflitto possa ricominciare proprio in concomitanza della presenza del Motomondiale in Qatar.
Cosa succederebbe se gli spazi aerei della zona dovessero essere chiusi, perché i cieli del Golfo Persico sarebbero solcati da aerei da guerra, droni militari e missili? Ci si troverebbe in una situazione d’emergenza, con l’intero carrozzone bloccato in Qatar. Non è un mistero che diverse aziende legate al materiale tecnico abbiano lasciato libera scelta ai loro dipendenti, senza vincolarli a volare a Doha. Se qualcuno non se la dovesse sentire di avvicinarsi a un incendio, allora nessuno gliene farebbe una colpa. Nel frattempo, i governi europei sconsigliano i viaggi nella zona. La Spagna, per esempio, è stata una delle nazioni più chiare in merito. “Meglio evitare viaggi nell’area” ha esplicitamente detto Madrid.
Si cita la Spagna perché da lì proviene Carlos Ezpeleta, che mercoledì 28 sarà a Doha per capire quali garanzie può fornire il governo del Qatar. Garanzie richieste soprattutto dai piloti, rimasti sostanzialmente soli. I centauri non hanno trovato l’appoggio dei team manager, che hanno preferito fare i Ponzi Pilato, rimettendosi alle decisioni del MotoGP group, ossia del management della categoria.
È una situazione molto triste, questa spaccatura all’interno del paddock. Perché di spaccatura si tratta. Nel momento in cui era necessario prendere una posizione, il Motomondiale non si è dimostrato compatto. Generalmente, questo è indice di debolezza. Forse è anche per questo che la MotoGP resta in una posizione subordinata rispetto ad altre categorie motoristiche?
Per quanto possano essere magnificati i record di presenze in alcuni autodromi, l’appeal e la credibilità globali del Motomondiale non godono di grande salute. Anzi, se vogliamo dirla tutta, c’è una dinamica inquietante legata al GP del Qatar stesso. Chiaramente nessuno lo può dire apertamente, ma è palese come a Liberty Media non dispiaccia usare la MotoGP come avanguardia in vista degli appuntamenti della ben più ricca e popolare F1 programmati nel Golfo Persico per fine novembre e inizio dicembre.
Sembra proprio di stare in guerra, quando un soldato viene mandato in avanscoperta per capire qual è la situazione in un’area considerata a rischio. Se tutto va bene, torna indietro a informare i suoi comandanti e commilitoni. Se gli va male, indietro non torna. L’allegoria sarà forte, ma è esattamente quanto potrebbe accadere. Nella peggiore delle ipotesi la MotoGP tornerebbe indietro in ritardo e non perderebbe certo la vita. La faccia sì, però.
Insomma, a volte bisognerebbe avere il coraggio e la forza di fare un passo indietro. The show must go on non è legge, è un semplice modo di dire. Vedremo come evolveranno i fatti. Nelle prossime ore scopriremo se la MotoGP deciderà di giocare con il fuoco, accettando il rischio di ustionarsi, oppure se sarà saggia e prudente.