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Zverev, il retroscena esilarante con Alcaraz: l’ammissione del campione degli US Open

Giandomenico Tiseo

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Alexander Zverev / LaPresse

Alexander Zverev ha regalato a Carlos Alcaraz uno dei retroscena più curiosi della sua finale degli US Open 2026 contro Ben Shelton. E, a giudicare dalle risate scattate durante l’allenamento della Laver Cup, anche uno dei più divertenti.

Il tedesco ha raccontato di aver vissuto gli ultimi istanti della partita in una sorta di bolla mentale. Talmente isolato dalla pressione del momento da non essersi nemmeno reso conto che il match fosse ormai arrivato alla conclusione.

A sollevare il sipario sull’episodio è stato proprio Alcaraz, che aveva seguito la finale da casa e che era rimasto colpito dal comportamento di Zverev dopo l’ultimo errore di Shelton. Invece di lasciarsi andare all’esultanza, il tedesco si era semplicemente riportato verso la linea di fondo, come se dovesse ancora disputare un altro punto.

Dimmi a cosa stavi pensando in quel momento. La stavo guardando a casa e non ci potevo credere“, gli ha chiesto lo spagnolo, incuriosito da quella scena. La risposta di Sasha ha chiarito tutto. E, soprattutto, ha strappato una risata generale.

In testa non avevo assolutamente niente. Pensavo fossimo sul 4-1, per questo non ero per niente nervoso. Se fosse stato 5-2, mi sarei sicuramente agitato un sacco“, ha spiegato il tedesco.

Un errore di lettura del punteggio che, paradossalmente, potrebbe averlo aiutato. Convinto di essere ancora lontano dal traguardo, Zverev non ha avvertito quella tensione che normalmente accompagna gli ultimi punti di una finale Slam. Nessuna consapevolezza del match point, nessun pensiero sul possibile trionfo: semplicemente, la convinzione di avere ancora parecchio da giocare.

E il nativo di Amburgo, con la consueta ironia, ha trasformato anche lo svarione in una battuta: “È questo che aiuta, sai? Quando sei stupido, aiuta“. Alcaraz ha quindi condiviso il ragionamento del tedesco, osservando come affrontare l’ultimo game di uno Slam senza avere la pressione psicologica della consapevolezza di essere a un passo dalla vittoria possa diventare, in qualche modo, un vantaggio.

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