Ciclismo
Wladimir Belli: “A Finn il Mondiale è servito per capire. Senza Pogacar più incertezza, ma io preferisco che ci sia”
Ci sono Mondiali che confermano i pronostici e altri che, invece, riscrivono completamente il copione della vigilia. L’edizione iridata appena conclusa appartiene senza dubbio alla seconda categoria. A conquistare la maglia arcobaleno è stato Brandon McNulty, statunitense della UAE Team Emirates-XRG, capace di sorprendere i grandi favoriti e di sfruttare alla perfezione una corsa tatticamente complessa e incerta. Alle sue spalle Michael Matthews e Mathieu van der Poel, mentre i grandi nomi attesi alla vigilia hanno dovuto fare i conti con una gara decisamente meno scontata del previsto. Per l’Italia, invece, il Mondiale si è chiuso, nella prova in linea maschile, senza medaglie ma con la consapevolezza di aver visto un Giulio Ciccone competitivo e protagonista fino alle fasi decisive. Tra i giovani, Lorenzo Finn ha vissuto un’altra giornata di grande apprendimento nel passaggio al professionismo, mentre Remco Evenepoel, dopo la delusione iridata, sarà chiamato a reagire agli Europei. Ma il Mondiale ha lasciato anche altri interrogativi sul futuro del ciclismo: dalla gestione di Paul Seixas, talento francese lanciato giovanissimo ai massimi livelli, al dominio sempre più evidente di Tadej Pogacar, la cui assenza agli Europei riaprirà inevitabilmente i giochi. Nei giorni successivi alla rassegna iridata abbiamo analizzato quanto accaduto insieme a Wladimir Belli, ex professionista e oggi apprezzata voce tecnica di Eurosport. Con lui abbiamo ripercorso la gara, le scelte tattiche dell’Italia e di Ciccone, la prestazione di Finn, le prospettive di Evenepoel e Seixas e, naturalmente, l’impatto che continua ad avere Pogacar sul ciclismo internazionale.
Il fatto che il Mondiale lo abbia vinto McNulty ci dice che è stata un’occasione persa anche per l’Italia?
“C’erano sicuramente tanti nomi che, alla vigilia, potevano essere considerati più favoriti rispetto a McNulty. Però l’americano è andato davvero forte e soprattutto ha saputo leggere molto bene le dinamiche della corsa. È vero, normalmente è un gregario e non parte con l’etichetta di un Evenepoel o di un Del Toro, ma in questa occasione è stato bravissimo, così come lo è stata tutta la Nazionale americana. Ha corso in maniera intelligente e ha saputo sfruttare la situazione che si è creata. È sicuramente un campione del mondo inatteso, ma non per questo meno meritato. Per quanto riguarda l’Italia, invece, non parlerei di un’occasione persa. Non mi sembrava che la nostra Nazionale avesse le gambe per poter vincere il Mondiale. Ciccone è andato forte, ha fatto una bella gara, ma secondo me non era tra i corridori che avevano qualcosa in più rispetto agli altri”.
Giulio Ciccone ha disputato una delle migliori gare della carriera. Tatticamente cosa si sarebbe potuto fare meglio?
“Guardando a come si è sviluppata la corsa, direi che Ciccone ha corso bene. È stato protagonista, ha provato a giocarsi le sue carte e ha dato tutto quello che aveva. Con il senno di poi, forse, nel finale avrebbe potuto aspettare ancora un po’ prima di muoversi, ma è facile dirlo dopo aver visto come è andata. Per questo non credo ci sia molto da recriminare. Ha fatto la sua corsa e, semplicemente, quel giorno c’erano corridori che avevano qualcosa in più”.
Finn si è prodotto in uno sforzo immane…
“Per Finn è stata sicuramente una grande esperienza. Ha già vinto i Mondiali da Juniores e poi da Under23, ma correre un Mondiale tra i professionisti è tutta un’altra cosa. I ritmi, la distanza, la gestione della gara e soprattutto il livello degli avversari cambiano completamente. Aver vissuto una giornata del genere, facendo anche uno sforzo così importante, gli tornerà sicuramente utile in futuro. Sono esperienze che un giovane deve accumulare per crescere e capire cosa significa correre a questo livello”.
Evenepoel sarà l’uomo da battere agli Europei oppure la condizione mostrata a Montreal pone qualche dubbio?
“Nella prova su strada del Mondiale Evenepoel mi ha un po’ deluso, soprattutto per il modo in cui ha corso. Mi è sembrato strano, non tanto per la condizione fisica, quanto per la gestione della gara. Non penso però che abbia perso la condizione rispetto a quando ha vinto il GP Québec. Credo piuttosto che la delusione del Mondiale possa avergli lasciato qualcosa dentro. Potrebbe arrivare agli Europei con il dente avvelenato e con ancora più voglia di dimostrare il proprio valore. Per questo mi aspetto che possa presentarsi al via in ottima condizione e sicuramente con l’obiettivo di provare a vincere il titolo continentale”.
Come vedi in generale la gestione di Seixas sia da parte della squadra che della Nazionale? Si sta spingendo davvero tanto sull’acceleratore…
“Secondo me sì, stanno spingendo tanto. Seixas è un ragazzo molto giovane, ma ha già dimostrato di essere forte e, soprattutto, di avere una grande testa. Il punto sarà capire come riuscirà a gestire tutto quello che gli sta arrivando addosso così presto. È importante che abbia la consapevolezza necessaria per rimanere con i piedi per terra e non voler bruciare troppo velocemente le tappe. È un corridore con qualità enormi, questo è evidente, ma bisogna anche dargli il tempo di crescere. Tra un paio d’anni si potrà fare un primo bilancio e capire se tutta questa accelerazione sia stata positiva oppure se si sia spinto troppo sull’acceleratore. Oggi è difficile dirlo”.
Pogacar non correrà gli Europei, una corsa nuovamente aperta…
“Senza Pogacar le corse sono sicuramente più aperte e lo abbiamo visto anche recentemente, soprattutto alla Vuelta e al Mondiale. Quando Tadej è in gara, spesso si finisce per lottare per il secondo e il terzo posto. Non voglio però dire che sia meglio correre senza di lui, perché Pogacar è un fuoriclasse e avere un corridore così in gruppo alza il livello di una corsa. Ha la forza per poter dominare praticamente ovunque ed essere competitivo su tutti i tipi di percorso. La sua assenza rende sicuramente più incerto il pronostico e permette a più corridori di pensare concretamente alla vittoria, ma quando c’è lui in gara lo spettacolo è comunque assicurato”.