Pallavolo
Volley, semifinali europee senza azzurri ad Assago: Finlandia-Francia e la super sfida Polonia-Slovenia
La grande sorpresa contro la squadra più fresca del torneo, la rivincita dell’ultima semifinale di VNL tra le due formazioni più continue d’Europa. Venerdì 25 settembre l’Unipol Forum di Assago assegnerà i due posti nella finale degli Europei 2026 di volley maschile. Alle 17.00 si affronteranno Slovenia e Polonia, mentre alle 21.00 toccherà a Finlandia e Francia. L’Italia non farà parte della corsa alle medaglie: gli azzurri, campioni del mondo in carica, sono stati eliminati proprio dai finlandesi al termine di un quarto di finale destinato a incidere profondamente sulle valutazioni relative al ciclo della Nazionale.
Le quattro semifinaliste arrivano ad Assago seguendo percorsi molto differenti. Polonia e Francia hanno attraversato ottavi e quarti senza perdere set, la Slovenia ne ha ceduto soltanto uno, mentre la Finlandia ha avuto bisogno di due tie-break consecutivi. I numeri complessivi fotografano bene le gerarchie: la Polonia ha conquistato 20 set perdendone appena tre, la Francia presenta un bilancio di 20-4, la Slovenia di 18-8 e la Finlandia di 20-11. Le statistiche indicano due favorite piuttosto nette, ma la fase a eliminazione diretta ha già dimostrato quanto possa essere pericoloso affidarsi esclusivamente ai valori sulla carta.
La Finlandia rappresenta l’elemento inatteso della Final Four. Diciannovesima agli Europei 2023, quindicesima ai Mondiali 2025 e assente dalla VNL, la formazione nordica ha costruito la propria crescita attraverso la European League, vinta nella stagione in corso. Dopo il secondo posto nel girone con quattro successi, la squadra di Olli Kunnari ha eliminato Grecia e Italia al tie-break, dimostrando una capacità non comune di restare aggrappata alle partite anche quando il livello tecnico e fisico degli avversari appare superiore.
La semifinale pone innanzitutto un rilevante problema energetico. La Finlandia ha giocato 281 minuti tra ottavi e quarti, rimanendo in campo 146 minuti contro la Grecia e 135 contro l’Italia. La Francia ha invece impiegato complessivamente appena 151 minuti, superando in tre set Portogallo e Romania. I transalpini hanno quindi disputato dieci set in meno rispetto ai finlandesi nelle ultime due partite: una differenza enorme alla fine di un torneo così concentrato.
La squadra di Andrea Giani arriva ad Assago con sei vittorie in sette incontri, avendo perso soltanto contro la Romania nell’ultima giornata del girone, quando era già sicura del primo posto e aveva concesso spazio a numerose seconde linee. Negli incontri a eliminazione diretta ha mostrato una superiorità evidente: 60% in attacco contro la Romania, dieci muri, cinque ace e nessun errore diretto in ricezione. Contro il Portogallo aveva chiuso con il 57% offensivo, confermando la capacità di produrre un cambio palla efficace senza dipendere da un solo terminale.
Théo Faure è il riferimento principale della Francia in posto due. Nel quarto di finale ha realizzato 19 punti con un eccellente 75% in attacco, mettendo a terra 18 palloni su 24 senza commettere errori offensivi. Alle sue spalle Antoine Brizard può distribuire il gioco coinvolgendo Mathis Henno, Trévor Clévenot e i centrali François Huetz e Simon Magnin. Proprio Huetz ha rappresentato un fattore contro la Romania: 11 punti, cinque attacchi vincenti su sette e sei muri.
La superiorità francese risiede soprattutto nella quantità di soluzioni disponibili. Brizard può mantenere alta la velocità del gioco anche senza una ricezione perfetta, mentre la Finlandia tende a diventare più leggibile quando Fedor Ivanov viene allontanato da rete. Il primo obiettivo della battuta transalpina sarà quindi spezzare la fluidità della distribuzione finlandese e costringere Ivanov ad affidarsi con continuità a Joonas Jokela e Luka Marttila.
Jokela è il simbolo della cavalcata nordica. Contro l’Italia ha realizzato 28 punti con il 68% in attacco, trasformando 27 dei 40 palloni ricevuti e subendo appena tre muri. Negli ottavi aveva chiuso a quota 20 contro la Grecia: 48 punti nelle due partite a eliminazione diretta, con percentuali che raccontano molto più della semplice quantità. La Francia dispone però di un sistema di muro-difesa più disciplinato rispetto a quello affrontato nei quarti. Giani proverà a togliere all’opposto la diagonale stretta e a costringerlo a giocare sulle mani esterne o lungo la linea, dove la difesa potrà predisporre riferimenti più precisi.
Accanto a Jokela, Luka Marttila ha totalizzato 43 punti tra ottavi e quarti: 21 contro la Grecia e 22 contro l’Italia. Il suo peso va oltre l’attacco, perché può creare pressione al servizio ed è uno dei principali destinatari della ricezione. Più discontinuo il rendimento di Nooa Marttila, fermatosi a sei punti e al 31% offensivo contro gli azzurri. Se la Francia riuscirà a limitare uno dei due grandi terminali finlandesi, il gioco di Ivanov rischierà di perdere equilibrio.
La Finlandia dovrà cercare di trasformare la semifinale in una sfida emotiva e irregolare, evitando una partita lineare nella quale la profondità francese finirebbe per emergere. Servizio aggressivo, difesa, pazienza e capacità di sfruttare gli eventuali passaggi a vuoto degli avversari saranno indispensabili. I 25 errori commessi dai nove metri contro l’Italia rappresentano però un campanello d’allarme: contro la Francia il margine per regalare punti sarà molto più ristretto.
Sul piano mentale, i finlandesi possono giocare senza pressione. La qualificazione alla zona medaglie rappresenta già un risultato straordinario, mentre la Francia ha l’obbligo di raggiungere la finale dopo avere trovato un tabellone privo delle principali potenze fino alla semifinale. I transalpini restano nettamente favoriti per qualità, freschezza e varietà tattica, ma dovranno impedire che Jokela e compagni acquistino fiducia nei finali punto a punto.
La prima semifinale propone il confronto più prestigioso della giornata. La Polonia è campione d’Europa in carica, terza ai Mondiali 2025 e vincitrice della VNL 2026. La Slovenia ha conquistato il bronzo continentale nel 2023 e il terzo posto nell’ultima VNL. Le due squadre si sono affrontate proprio nella semifinale della competizione internazionale estiva, con la Polonia capace di imporsi per 3-0 prima di conquistare il trofeo contro gli Stati Uniti.
Il percorso recente dei polacchi impressiona per continuità. La squadra di Nikola Grbić ha raggiunto almeno la semifinale nelle ultime tre grandi manifestazioni e si presenta ad Assago con un bilancio europeo di sei vittorie e una sola sconfitta, subita al tie-break contro la Bulgaria quando il primo posto nel girone era già stato assicurato. Negli ottavi e nei quarti ha lasciato complessivamente agli avversari appena 106 punti in sei set, chiudendo entrambe le partite in poco più di settanta minuti.
La Polonia ha attaccato con il 63% contro la Lettonia e con il 61% contro la Germania. Il dato più significativo è che l’efficienza offensiva è rimasta elevatissima anche in una serata nella quale la ricezione positiva si è fermata al 39%. Marcin Komenda ha saputo gestire il gioco lontano da rete e sfruttare la qualità dei propri attaccanti in palla alta. È un segnale importante in vista della pressione che la Slovenia proverà a esercitare al servizio.
Contro la Germania è tornato protagonista Wilfredo León, tenuto parzialmente a riposo nelle partite precedenti. Lo schiacciatore ha chiuso con 17 punti e uno straordinario 77% in attacco, senza errori su 22 tentativi. La sua ricezione è rimasta vulnerabile, con appena il 20% di positività, e sarà presumibilmente uno dei bersagli della battuta slovena. La squadra di Gheorghe Crețu dovrà però accettare un rischio: servire su León può limitarlo in attacco, ma concedergli palloni comodi dai nove metri significa esporsi alle sue serie.
Szymon Jakubiszak costituisce l’altra grande certezza polacca. Negli ultimi due incontri ha prodotto 20 punti complessivi con percentuali offensive dell’80% e dell’88%. Bartłomiej Bołądź ha garantito 21 punti tra ottavi e quarti, mentre Tomasz Fornal, pur fermandosi al 37% contro la Germania, rimane un elemento fondamentale per ricezione, difesa e gestione dei palloni difficili. La Polonia dispone inoltre di una panchina che comprende Kamil Semeniuk, Aleksander Śliwka, Artur Szalpuk e Kewin Sasak: una profondità che nessun’altra semifinalista può vantare nella stessa misura.
La Slovenia arriva ad Assago dopo avere mostrato un’evidente crescita nella fase a eliminazione diretta. Ha travolto la Serbia e superato il Belgio perdendo soltanto un set, migliorando soprattutto la qualità del proprio sistema muro-difesa. Nei quarti ha realizzato 12 muri e quattro ace, limitando al 47% l’attacco belga e impedendo a Ferre Reggers di trasformare in punti il grande volume di palloni ricevuti.
Rok Možič è il principale terminale sloveno. Contro il Belgio ha realizzato 18 punti con il 63% in attacco, senza errori offensivi su 24 tentativi. Klemen Čebulj ha aggiunto 12 punti e garantito un eccellente 68% di ricezione positiva, mentre Nik Mujanović ha chiuso a quota 14 nonostante un più modesto 37% offensivo. La capacità di Uroš Planinšič di mantenere coinvolti i centrali sarà determinante: se il gioco sloveno si ridurrà a una successione di palloni alti per Možič e Mujanović, il muro polacco avrà il tempo necessario per organizzarsi.
Alen Pajenk e Jan Kozamernik possono diventare i giocatori decisivi. Kozamernik ha realizzato 21 punti tra ottavi e quarti, con percentuali offensive dell’80% e del 50%, aggiungendo complessivamente dieci muri. Pajenk ha totalizzato 21 punti nelle stesse due partite, offrendo anche una presenza importante al servizio. La Slovenia dovrà sfruttare la propria velocità al centro per costringere i polacchi a rispettare il primo tempo e liberare spazio alle bande.
La ricezione rappresenta uno dei possibili punti fragili di entrambe. La Polonia ha chiuso il quarto con il 39% di positività, la Slovenia con il 47%, ma la squadra di Grbić possiede maggiore capacità di risolvere le azioni anche con palloni staccati da rete. Per questo la battuta slovena dovrà essere realmente incisiva: limitarsi a mettere il pallone in campo consentirebbe a Komenda di utilizzare una struttura offensiva quasi ingestibile.
La Slovenia dovrà inoltre evitare che la partita diventi una sfida esclusivamente fisica. La Polonia dispone di maggiore altezza, potenza e profondità, mentre gli sloveni possono compensare attraverso ordine, continuità difensiva e pazienza. Servirà prolungare gli scambi, impedire a León e Bołądź di chiudere al primo tentativo e alimentare quella componente emotiva che spesso ha permesso alla Slovenia di elevarsi nelle grandi manifestazioni.
La Polonia parte favorita, ma il confronto ha un peso particolare nella storia recente dell’Europeo. Gli sloveni hanno raggiunto la finale nel 2015, 2019 e 2021, prima del bronzo conquistato nel 2023, mentre i polacchi difendono il titolo ottenuto tre anni fa. La squadra di Grbić possiede più alternative e arriva alla semifinale con energie superiori: ha giocato appena 147 minuti tra ottavi e quarti, contro i 191 della Slovenia. La formazione di Crețu, però, conosce perfettamente questo tipo di partite e proverà a cancellare il netto ko subito nella semifinale di VNL.