Pallavolo
Volley femminile, Italia: la vera condizione arriva adesso? I segnali che fanno ben sperare
È cambiata soltanto la sede oppure è cambiata anche l’Italia? L’impressione lasciata dall’ottavo di finale contro la Bulgaria è che a Brno sia arrivata una Nazionale fisicamente differente rispetto a quella vista durante buona parte della prima fase a Göteborg. Più brillante negli spostamenti, più esplosiva sopra la rete, più potente al servizio e soprattutto capace di trasferire con maggiore continuità tutta la propria forza sul pallone. Un segnale interessante all’inizio della fase a eliminazione diretta e, forse, tutt’altro che casuale nella gestione complessiva dell’Europeo da parte di Julio Velasco e del suo staff.
Naturalmente, senza indicazioni provenienti dallo staff azzurro, non è possibile sapere nel dettaglio quale sia stato il programma atletico seguito durante il girone. Ma una chiave di lettura plausibile è che la prima settimana dell’Europeo sia stata utilizzata anche come una sorta di richiamo della preparazione, approfittando di un calendario che permetteva all’Italia di lavorare senza la necessità di raggiungere immediatamente il massimo della condizione. Cinque partite a Göteborg, affrontate contro avversarie alla portata delle azzurre, seguite da quattro giorni senza gare prima dell’ottavo, potevano rappresentare una finestra ideale per aumentare inizialmente i carichi e procedere successivamente a uno scarico rapido, con l’obiettivo di presentarsi nelle condizioni migliori nel momento realmente decisivo del torneo.
Questa ipotesi aiuterebbe anche a interpretare alcune sensazioni offerte dall’Italia in Svezia. La squadra aveva vinto tutte e cinque le partite, perdendo un solo set contro la Francia, ma non sempre aveva trasmesso la sensazione di possedere la consueta superiorità fisica. Paola Egonu, in particolare, era apparsa in alcuni momenti meno esplosiva del solito, con palloni che non uscivano dalla mano con la violenza abituale e attacchi sui quali le difese avversarie riuscivano ad avere possibilità che normalmente sono molto più ridotte. Non necessariamente un problema tecnico: una condizione compatibile anche con una fase nella quale le gambe non sono ancora completamente libere e il lavoro fisico deve essere assorbito.
A Brno la fotografia è stata decisamente diversa. Contro la Bulgaria Egonu ha prodotto 14 punti attaccando con il 46%, ma al di là della percentuale è stata soprattutto la qualità fisica di alcune sue soluzioni a rappresentare una discontinuità rispetto a Göteborg. La palla è tornata a viaggiare pesante, sia in diagonale sia in parallela, e soprattutto il servizio ha nuovamente assunto la dimensione di un fondamentale capace di modificare direttamente gli equilibri della partita. Ancora più impressionante Ekaterina Antropova, utilizzata stabilmente da schiacciatrice: 18 punti, 48% offensivo, due muri e soprattutto sei ace. Due giocatrici di questa cilindrata contemporaneamente in prima linea costituiscono un problema enorme per qualsiasi sistema muro-difesa, ma diventano quasi ingestibili quando riescono anche a esprimere il massimo della propria potenza.
È proprio il 13-1 negli ace uno dei dati che meglio fotografa la partita, ancora più del larghissimo punteggio dei due set conclusivi. L’Italia ha sbagliato otto battute, dunque non ha semplicemente rimesso il pallone in campo aspettando l’errore di un’avversaria inferiore: ha accettato il rischio e utilizzato il servizio come prima arma del proprio sistema difensivo. Togliere qualità alla ricezione bulgara ha significato rendere più prevedibile il gioco di Slavcheva e permettere al muro azzurro di lavorare in condizioni favorevoli. Il successivo 8-1 nei muri è anche una conseguenza di questa pressione. Servizio e muro non sono due fotografie separate: sono due momenti della stessa azione tattica.
Ed è qui che emerge un altro passo avanti rispetto ad alcuni momenti della prima fase. L’Italia non ha bisogno necessariamente di murare direttamente per dominare a muro. Velasco ha sottolineato come inizialmente la Bulgaria avesse creato qualche problema con la palla alta e come successivamente siano state corrette alcune letture. Il risultato è stato un muro capace non soltanto di realizzare punti, ma di sporcare molti attacchi e trasformarli in opportunità di contrattacco. È uno degli aspetti fondamentali per questa squadra, perché dietro ci sono Sylla e Fersino, capaci di dare continuità all’azione, mentre Orro può trasformare una difesa controllata in una nuova occasione per sfruttare un potenziale offensivo enorme.
Proprio la ricostruzione è forse il dato tecnicamente più significativo lasciato dall’ottavo. Velasco ha spiegato che lo staff sta lavorando molto sulle alzate di contrattacco anche delle giocatrici che non sono palleggiatrici. È un dettaglio tutt’altro che marginale. Una squadra con Egonu e Antropova contemporaneamente in campo deve riuscire a mantenere una qualità accettabile dell’alzata anche quando Orro effettua la prima difesa. Più palloni vengono trasformati in attacchi realmente giocabili, più diventa devastante avere a disposizione due terminali di quel livello. Il potenziale offensivo dell’Italia non dipende quindi soltanto dalla ricezione perfetta, ma dalla capacità di mantenere organizzazione anche nelle azioni sporche.
Interessante anche la gestione dell’attacco. Il 49% complessivo dell’Italia contro il 34% bulgaro racconta la differenza, ma dentro quel numero c’è qualcosa di più importante: la capacità di scegliere il colpo in funzione della situazione. È esattamente il concetto evidenziato da Velasco dopo la partita. Non attaccare sempre cercando la soluzione definitiva, ma leggere distanza della palla da rete, composizione del muro e posizione delle mani avversarie. Mani-out, pallonetto, appoggio sul muro e colpo fuori dal muro diventano strumenti altrettanto importanti della potenza. È un passaggio fondamentale soprattutto pensando alle avversarie di livello superiore, contro le quali non sarà possibile risolvere ogni situazione semplicemente saltando più in alto e colpendo più forte.
Anche la scelta di Antropova in posto 4 continua dunque ad acquistare significato. In ricezione i suoi numeri contro la Bulgaria non sono stati particolarmente brillanti, ma l’Italia può permettersi di assorbire parte di questa difficoltà grazie al lavoro di Sylla e del libero. La capitana ha ricevuto con il 53% positivo, mentre Fersino ha chiuso al 50%, e soprattutto entrambe hanno dato la sensazione di possedere quella brillantezza negli spostamenti necessaria per coprire molto campo. È il prezzo tattico da pagare per schierare contemporaneamente Antropova ed Egonu, ottenendo in cambio una quantità di centimetri, potenza e possibilità offensive difficilmente replicabile dalle altre Nazionali.
C’è infine un elemento che va oltre i numeri. A Göteborg l’Italia aveva continuato a vincere anche nelle giornate nelle quali non sembrava esprimere il massimo del proprio potenziale. A Brno, invece, si è intravista una squadra che comincia ad aggiungere alla propria superiorità tecnica anche una condizione atletica apparentemente crescente. Se davvero la gestione della prima parte dell’Europeo è stata pensata per assorbire lavoro e liberare progressivamente le gambe avvicinandosi alle partite decisive, la risposta dell’ottavo è incoraggiante.