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Sport Invernali, quali sono i pro e i contro di disputare i Mondiali di sci ogni anno? È già battaglia politica
Giovedì 1 settembre, il Consiglio della FIS (Federazione Internazionale dello Sci e dello Snowboard) ha annunciato la volontà di riformare il calendario, disputando i Mondiali in ogni inverno non olimpico. Dunque, se oggi le manifestazioni iridate di sci alpino, sci nordico e snowboard/freestyle hanno cadenza biennale e si tengono negli anni dispari, dal prossimo decennio avranno luogo tutti gli anni.
Difatti la prima stagione a essere concretamente interessata dalla novità dovrebbe essere il 2031-32, nonostante in FIS abbiano già fatto capire di voler anticipare i tempi al 2027-28. Attenzione, però. Al momento si tratta ancora di una proposta. Non c’è alcuna decisione ufficiale in merito al cambiamento di registro.
Questa “mozione” dovrà essere confermata o rigettata nelle prossime settimane. La FIS resta un’istituzione che segue una struttura analoga a quella degli Stati. Esiste, dunque, una divisione di poteri, competenze e organi. Qualsiasi decisione di portata epocale deve seguire un iter preciso, al momento solo all’inizio.
Non a caso, quanto annunciato ha scatenato un vespaio, spaccando in due l’auditorio. C’è chi è estremamente favorevole alla novità e chi, viceversa, è fermamente contrario. Al riguardo, tanti attori protagonisti hanno subito scosso la testa, esprimendo parere negativo.
La federazione austriaca di sci è stata durissima. La federazione tedesca non è stata da meno. Fra gli atleti, un’icona quale Johannes Høsflot Klæbo non ha certo fatto i salti di gioia. Anzi, ha storto il naso. Insomma, la battaglia dialettica e politica è solo all’inizio. Proprio per questo, cerchiamo di analizzare l’accaduto in maniera pragmatica, senza preconcetti.
PRO
Un vantaggio dell’avere i Mondiali in ogni anno non olimpico è rappresentato dal fatto di non avere inverni “buchi”. Oramai “il grande evento” viene considerato parte integrante di qualsiasi disciplina. Se manca, c’è la sensazione di avere di fronte a sé una stagione monca. Parlare di “svalutazione della Coppa del Mondo” rappresenta un luogo comune facilmente smontabile.
La Coppa del Mondo ha sempre lo stesso valore, altissimo, indipendentemente dalla presenza o meno degli eventi con medaglie in palio. Anzi, per paradosso, “sospenderla” per fare spazio a questi appuntamenti la valorizza ulteriormente, perché avere un numero infinito di gare del massimo circuito, senza variazioni e senza pause, alla lunga non fa che banalizzarle e svalutarle. Viceversa, se a marzo “torna” dopo oltre un mese, riceve più visibilità mediatica.
Già, visibilità mediatica, l’ossigeno di qualsiasi evento sportivo del XXI secolo. Senza di essa non si vive, nel senso più letterale del termine. I Mondiali ogni anno sono un pro perché ogni quadriennio consentirebbero di aumentare gli introiti legati a diritti TV e sponsorizzazioni. Un “grande evento” in più non guasta, soprattutto se non va a discapito degli altri.
Il terzo “pro” è rappresentato da una questione di coerenza. La FIS è rimasta l’unica federazione internazionale degli sport invernali ad avere Mondiali con cadenza biennale. Tutte le altre (IBU, ISU, FIL, IBSF, WCF, IIHF) li organizzano ogni anno. Pertanto, si tratterebbe di adeguarsi ai ritmi di tutte le altre sorelle della famiglia olimpica.
Non solo, si tratta di coerenza anche in favore degli atleti. Chi disputa la proverbiale “stagione della vita” in un inverno monco, oggi resta fregato. Pensiamo, per esempio, alla Denise Karbon del 2007-08, sostanzialmente ingiocabile in slalom gigante, ma impossibilitata a lottare per un oro iridato per il quale sarebbe partita come grandissima favorita semplicemente perché, quell’anno, non c’erano Mondiali!
CONTRO
Il valore delle medaglie cambierebbe, se rapportato a quelle del passato. È chiaro che se un atleta ha 3 opportunità di vincere un oro iridato nell’arco di un quadriennio, mentre prima ne aveva solo 2, significa abbattere il peso specifico sul piano storico delle performance. È esattamente come in Formula 1. Se le stagioni attuali comprendono 24 Gran Premi, mentre in passato se ne disputavano 16, è evidente come 3 vittorie nella F1 odierna valgano quanto 2 in quella dei nostri padri (e 1 in quella dei nostri nonni, quando di GP ce n’erano meno di dieci all’anno). Signori, è il concetto stesso di inflazione.
Un’altra problematica riguarda la possibilità di trovare le località pronte a lanciare le proprie candidature; ed è qui il vero punto critico. Magari non sarà così per lo sci alpino, dove avere un Mondiale in più ogni quadriennio sarebbe un’opportunità per svariate location. Però sci nordico (sci di fondo, salto con gli sci e combinata nordica), piuttosto di snowboard e freestyle non vivono la stessa situazione.
I Mondiali di sci nordico di Trondheim 2025 sono stati un bagno di sangue dal punto di vista finanziario; e parliamo di una manifestazione svoltasi in Norvegia! Il disastro è stato generato da una cattiva organizzazione e da condizioni meteo nemiche. Però quanto accaduto è stato emblematico. Se i norvegesi rischiano il collasso finanziario sullo sci nordico, lo rischiano tutti in qualsiasi ambito.
Peraltro, restando nel contesto delle discipline nordiche, oramai il giro delle nazioni interessate a organizzare l’evento è sempre più ridotto. Non esistono più edizioni “esotiche”. Verrebbe da dire “per fortuna”, perché Sapporo 2007 e Liberec 2009 furono due catastrofi, seppur per ragioni differenti e in maniera totalmente diversa. Da lì, però, non si è più usciti dal novero dei Paesi tradizionali. Anzi, non si è proprio più usciti neppure dall’Europa.
Figuriamoci poi cosa accade con i Mondiali di snowboard e freestyle, per i quali più di una volta la FIS è stata costretta a riaprire la procedura di assegnazione semplicemente perché nessuno si presentava! Poi, in qualche modo un organizzatore si è sempre trovato, ma tale situazione è emblematica delle difficoltà che possono sorgere nel moltiplicare le edizioni dei Mondiali da mettere in piedi.
CONCLUSIONI
Ognuno tragga quelle del caso. Sul piatto della bilancia ci sono quattro pro e due contro, ma soprattutto uno di questi ultimi due ha un peso specifico enorme. La verità è che si può essere favorevoli o contrari, ma questo è uno dei rari casi in cui non esiste un’opinione giusta e una sbagliata. Esistono posizioni e punti di vista figli di differenti scuole di pensiero. Ora non resta da capire quale vincerà una battaglia appena iniziata.