Nuoto
Simone Cerasuolo: “Agli Europei mi sono sentito come Sinner nel 2025. Sempre più specializzazione nei 50 rana: servirà il record del mondo”
Simone Cerasuolo è sicuramente una delle punte di diamante della nazionale azzurra di nuoto. L’emiliano è stato campione del mondo nei 50 rana lo scorso anno, mentre in questo 2026 agli Europei ha dovuto lasciar spazio a Nicolò Martinenghi, dove ha comunque conquistato la medaglia d’argento, alla quale si è poi aggiunta quella di bronzo nei 100. Un percorso di crescita importante in questi anni per Cerasuolo, che si è raccontato a Swim Zone, il programma di nuoto in onda sul canale YouTube di OA Sport.
Un 2026 che non lo ha visto trionfare come nel 2025, ma quest’anno c’è stato un percorso comunque importante: “Di solito, a fine stagione, valuto sempre prima il percorso e poi il risultato, perché secondo me il percorso è più importante del risultato nel momento in cui si chiude l’anno. Nella fase della carriera in cui mi trovo, sicuramente il percorso è stato migliore quest’anno, molto migliore. Sia nei 100, ovviamente, sia nei 50: ho avuto una media molto più forte rispetto all’anno scorso e anche il picco è stato migliore. È anche vero, però, che il risultato finale è stato più basso rispetto all’anno scorso. Quindi direi 50 e 50. Quest’anno sono più contento del percorso che ho fatto, del processo di miglioramento, e un po’ meno del risultato finale. L’anno scorso, invece, ero un po’ meno soddisfatto del percorso, ma più del risultato finale. Dobbiamo cercare di metterli insieme”.
I cambiamenti in questi anni soprattutto nella gestione della gara: “Sicuramente affronto la gara in maniera diversa. Non penso più soltanto all’appuntamento come a un risultato che può determinare il mio valore, ma lo vedo come l’insieme di tutte le cose che ho fatto durante l’anno e che poi devo semplicemente mettere in pratica. Quindi vivo sicuramente la gara più serenamente, nonostante nel corso degli anni la pressione sia un po’ aumentata. Negli ultimi due o tre anni ho proprio riscoperto la bellezza del gareggiare, un piacere enorme nell’affrontare gli altri e competere con loro al massimo livello. Quando ti diverti così tanto, quasi non senti la pressione di dover per forza fare un risultato. Questo è quello che mi è piaciuto di più. Poi, sicuramente, nel corso degli anni, dal 2021 al 2024, ho subito diverse sconfitte e battute che mi hanno fatto crescere e che mi hanno permesso di affrontare meglio le competizioni importanti, senza avere sempre quel pallino in testa del ‘devo dimostrare qualcosa’ “.
L’ingresso olimpico dei 50 e quanto questo cambierà anche per gli stessi specialisti dei 50: “Secondo me, nei prossimi anni vedremo sicuramente alzarsi tantissimo il livello medio. Non so se si alzerà la punta, quindi il record del mondo, ma sicuramente il livello medio crescerà molto. Lo abbiamo già visto agli Europei, dove la gara più clamorosa, per quanto riguarda il livello medio, è stata probabilmente il 50 stile libero maschile. Anche il 50 dorso femminile ha avuto un livello veramente pauroso. Quindi, se uno vorrà ottenere dei risultati importanti nei 50, secondo me non dovrà vedere quella gara soltanto come il passaggio del 100, ma proprio come una gara importante in sé. Dovremo farci trovare pronti. Al momento non mi sento di dire di fare all-in sul 50 e mi tengo ancora due strade aperte. Poi, strada facendo, da qui a due anni, magari cambierò opinione. Secondo me, al momento, è meglio tenere due strade aperte, anche per il criterio di qualificazione che c’è nei 50, che non è proprio semplicissimo. Sicuramente, però, se si vuole fare qualcosa di importante nei 50, bisognerà abbassare i tempi, perché arriveranno tempi molto vicini al record del mondo, se non inferiori. Tutti inizieranno a specializzarsi su quella gara”.
Il rapporto con Cesare Casella: “Menzionare Cesare nelle interviste mi viene abbastanza naturale, perché credo sia un atto di riconoscenza dovuto. Mi sento di dargli dei meriti, non perché lui ne voglia, anzi, forse meno lo menzioni e meglio è per lui, perché è più uno che sta dietro le quinte. Abbiamo un rapporto bellissimo ormai dal 2016, quando mi allena. Ho sempre avuto lui come allenatore fin da ragazzino, quindi è un rapporto quasi da papà a figlio. È bellissimo e ci capiamo subito. Anche dopo una gara ci basta uno sguardo per capire più o meno se siamo contenti o scontenti. Soprattutto, mi ritrovo molto con lui perché subito dopo una gara, magari anche non perfettissima, entrambi abbiamo la visione di cosa dobbiamo migliorare e molte volte il mio pensiero coincide con il suo. Questa è una cosa veramente rara. Io sono un atleta che ascolta l’allenatore e lo vede proprio come una guida. Lui, però, è anche uno che mi fa parlare. È un rapporto molto di collaborazione. Mi chiede cosa secondo me potrei migliorare, su cosa voglio lavorare. Il nostro trucchetto è che ci parliamo e ci confrontiamo spesso, in modo tale da poter crescere insieme. Crescerò più io di lui, perché lui ovviamente ha già tantissime esperienze, però sicuramente questo rapporto è bellissimo, mi dà tranquillità ogni volta che affrontiamo un percorso, perché ho estrema fiducia in lui”.
Un’eventuale esperienza all’estero: “Sinceramente, non sono uno che ama spostarsi dalla propria città. Se mi dici: ‘Proveresti mai qualcosa all’estero?’, ti dico che per me, per provare qualcosa all’estero, è importante che quello che vivo fuori dall’acqua non condizioni quello che faccio in acqua. Io sono uno che in piscina, nello sport in generale, ama andare fuori dalla comfort zone. Ma appena esco dall’acqua mi piace avere la mia comfort zone. Non voglio avere troppi cambiamenti. Sono uno che segue sempre gli stessi schemi, preferisce stare a casa, nella mia città, Imola, dove sto benissimo. Non mi interessa provare altre cose perché so che magari fuori dall’acqua la vivrei male: non starei bene, non sarei a mio agio. E sono sicuro che poi quello che faccio in acqua non mi darebbe così tanto aiuto. Se alla fine sto male fuori dall’acqua, in acqua non potrò mai stare bene. Quindi preferisco stare qui, dove so di poter dare per bene tutto me stesso in acqua. È un’esperienza che al momento non farei, ma assolutamente non giudico chi la fa. Anzi, capisco”.
Sui prossimi obiettivi: “Da settembre a dicembre è molto semplice, è una stagione normale, con la vasca corta. Poi, da gennaio ad aprile, faremo un ciclo normale, come abbiamo sempre fatto. Dopo gli Assoluti ci metteremo a tavolino io e Cesare per vedere se mi sono qualificato per il Mondiale. Se mi qualifico, faremo un po’ di ragionamenti su come impostare la programmazione tra Mondiale e Coppa del Mondo. Perché, al momento, è più importante la Coppa del Mondo del Mondiale in ottica Olimpiadi”.
Il percorso di qualificazione olimpica: “World Aquatics ha stabilito che nelle tre tappe di Coppa del Mondo ogni tappa avrà un 50 diverso. Nella prima tappa ci saranno tutte le altre gare e il 50 delfino, nella seconda il 50 dorso e nella terza il 50 rana. Saranno qualificati alle Olimpiadi i primi sei che arriveranno in quella tappa nel proprio 50. In più, la Federazione non si è ancora espressa sul fatto che i primi sei siano “qualificabili” o direttamente “qualificati”, perché nel caso mio, di Nicolò e Ludovico c’è il discorso del posto nazione o del posto individuale. Questo è un altro fattore che, se i primi sei fossero soltanto qualificabili, potrebbe penalizzare chi è più specialista dei 50, come me e Ludovico, perché dovremmo giocare due appuntamenti invece di uno. La Federazione dovrà ancora dircelo. Spero che ce lo dica prima della Coppa del Mondo, per capire come programmare. In poche parole, devi arrivare tra i primi sei nella tappa di Coppa del Mondo, che sarà praticamente un Mondiale. Se non riesci ad arrivare tra i primi sei, devi fare il tempo limite nei 100, quindi devi fare il 100 alle Olimpiadi più il 50. Anche per questo mi tengo ancora due strade aperte, visto che non si sa mai, magari va male una e posso puntare sull’altra”.
Sul suo 100 rana: “Secondo me, a livello di consistenza e velocità, il 100 che ho fatto quest’anno è abbastanza vicino a quello che posso fare. Si può migliorare soprattutto dal punto di vista della gestione del secondo 50. Dopo la subacquea del secondo 50 spingo ancora tanto, quando magari dovrei farlo un po’ più in progressione. Sto pian piano imparando a farlo sempre meglio, quindi ci vuole anche un altro po’ di tempo. Secondo me, dal punto di vista dei tempi, si può migliorare con la gestione tecnica e del gesto tecnico, non tanto dal punto di vista dell’essere più allenato o più resistente. Quelle sono già a un punto molto elevato. Quest’anno ho fatto un passo avanti nel 100, ma non ho niente in più rispetto a due o tre anni fa dal punto di vista della preparazione. Sono sempre stato abbastanza pronto. Solo che tecnicamente non ero ancora perfettamente in linea per fare un 100 di alto livello. Quest’anno tecnicamente ho fatto veramente un passo avanti, soprattutto nella gestione tecnica. Se faccio un altro passo in avanti, riesco ad arrivare a un 100 veramente competitivo a livello mondiale”.
Come dice Ceccon, il 100 è una gara da velocisti ora: “Quando facevo il 100 nel 2021 e nel 2022 passavo abbastanza forte e poi morivo. Tutti mi dicevano che dovevo comunque essere bravo nel ritorno, perché il ritorno è importante, io invece dicevo che secondo me il passaggio del 100 è quasi determinante per la gara. È ovvio che non devi partire a bomba e poi morire, devi comunque affrontare la gara molto in velocità e nuotando bene. Il primo 50 fa da frutto a quello che poi puoi fare nel secondo 50. Se vai sotto ritmo o passi, diciamo, mezzo secondo o otto decimi dietro agli altri, come fai a recuperare? È quasi impossibile. Ormai tutti passano forte. L’esempio lampante è stato il 100 stile libero agli Europei. Popovici passava sempre a 22″7-22″8 e faceva 46″5. Quest’anno, con Kornev vicino, se fosse passato a 22″7-22″8 non avrebbe vinto. Ha dovuto passare a 22″3, che per lui è quasi snaturato come passaggio, per stare lì vicino. Ormai tutte le gare devi per forza passarle forte. O sei talmente forte nel 50 che hai un margine e puoi passare un secondo sopra il tuo cinquanta, rimanendo comunque lì con gli altri, e allora te la giochi di più al ritorno. Ma, se no, tutti ormai passano forte. Il 100 viene affrontato veramente come una gara di velocità. Non dico a tutta, però prima del 50 devi subito passare ed essere velocissimo. Poi ovviamente ci sono atleti che fanno più il 200, come Corbeau, e allora ci sta che sfruttino di più il ritorno, perché è nelle loro caratteristiche. Però il 100, secondo me, va affrontato come una gara di velocità. Non è che per forza vince chi è più performante negli ultimi dieci metri. Vince chi arriva prima, non chi soffre meno la gara”.
Il ritorno dei russi: “Parlo dal punto di vista dei ranisti. Già l’anno scorso a Singapore c’erano Prigoda e Kozhakin. Con Prigoda ci ho anche parlato. Lui ormai è quasi alla fine della carriera, però mi raccontava come non fosse stato semplice tornare dopo tre o quattro anni senza avere quella pressione di giocarsi il titolo mondiale o europeo. Però comunque l’anno scorso lui, e quest’anno un po’ meno lui e più Kozhakin, hanno performato abbastanza bene. Kozhakin ha fatto 58”6 nei 100, quindi è molto forte. Poi i russi, in generale, magari nel dorso hanno fatto un po’ più fatica, tipo Kolesnikov. Ovviamente la star russa del momento è Kornev. È un talento assoluto, incredibile. È bellissimo vederlo nuotare, veramente fantastico. Ha una partenza e una potenza veramente allucinanti. E poi, dal momento che ha rifiutato anche l’America e la proposta di Bowman, mi sta ancora più simpatico. Lo ammiro”.
Un paragone speciale per riscattare la delusione per la sconfitta europea nei 50 rana: “Dopo la finale dei 50 agli Europei mi sono sentito, ovviamente facendo un paragone azzardatissimo e senza volerlo fare davvero, nello stesso tipo di emozione che provava Sinner dopo Roland Garros 2025, che aveva fatto una partita clamorosa. Io nell’anno ho fatto comunque un percorso molto buono, però non abbiamo raccolto magari ciò che volevamo. Non mi azzardo a dire ciò che meritavamo, perché non sono così presuntuoso, però non abbiamo raccolto ciò che volevamo, almeno. E quindi è quel rimorso, quella cosa dentro che c’è e che ti mangia viva. Sinner dopo quella sconfitta ha vinto Wimbledon. Speriamo che sia anche il Wimbledon per me”.