Scacchi

Scacchi: Olimpiadi di Samarcanda, domani il via alla 46a edizione. Italia al via con buone speranze

Federico Rossini

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Lorenzo Lodici / FIDE / Michal Walusza

Ci siamo: da domani iniziano le Olimpiadi degli Scacchi, o Olimpiadi Scacchistiche, secondo come le si voglia chiamare per abitudine. L’edizione numero 46 è pronta a prendere il via in quel di Samarcanda, in Uzbekistan. Certo, non la Samarcanda irraggiungibile che cantava Roberto Vecchioni in uno dei suoi primi grandi successi, ma quella che si preannuncia come capace di ospitare un’edizione annunciata da record.

Sono 208 le selezioni previste al via nel torneo Open, mentre risultano essere 191 all’interno dell’omologo evento femminile. Si gareggerà sugli 11 turni da domani fino al 27 settembre, con un unico giorno di riposo previsto per il 22. Tutti i giorni si comincerà alle 15:00 locali, le 12:00 italiane, salvo che nell’ultimo turno in cui l’inizio sarà anticipato di quattro ore (11:00 uzbeke, 8:00 italiane). La cadenza di gioco è prevista in 90 minuti a giocatore per le prime 40 mosse, poi 30 minuti dalla 41a in poi, sempre con incremento di 30 secondi a mossa. Le squadre sono composte da quattro elementi più una riserva, che può essere schierata qualora si voglia far riposare uno dei titolari. Riammessa la Bielorussia, restano invece fuori la Russia e il tentativo di farla rientrare sotto bandiera FIDE nel primo di tanti capitoli roventi all’interno della FIDE (l’altro è quello delle venture ed infuocate elezioni, le prime dopo la caduta di Arkady Dvorkovich successiva alle sanzioni UE).

Per prima cosa andiamo a vedere come sono composte le due squadre dell’Italia, che ambiscono a risultati come minimo in top 20. Per quel che riguarda quella Open (il cui CT è RB Ramesh, anche se questi non fa le funzioni di capitano nella fattispecie, come vedremo), si parte dal numero 26 per ELO medio, che è 2551. Sono stati inviati a Samarcanda Lorenzo Lodici, Luca Moroni, Francesco Sonis, Sabino Brunello ed Edoardo Di Benedetto: per il quinto è un debutto olimpico. Si tratta della prima volta senza Daniele Vocaturo e anche della prima volta con Michele Godena da capitano dell’Italia, ruolo che il decano degli scacchi tricolori ha preso in virtù dell’indisponibilità per ragioni personali del direttore agonistico Pierluigi Piscopo. Per Lodici, nonostante un anno a fasi alterne (ma il 3° posto al St. Louis Masters), c’è la Top 100 nel FIDE Circuit, mentre Moroni è Campione d’Italia in carica. Sonis ha giocato da vero stakanovista 177 partite a cadenza classica dall’agosto 2025, mentre Brunello ha vissuto un ottimo anno che lo ha riportato sopra 2500 ELO. Per Di Benedetto, come detto, debutto nell’anno dell’ingresso nella top ten italiana con un rendimento particolarmente costante. In sostanza, il team che ha vinto la Mitropa Cup intende fare ancora bene.

Per quel che concerne la squadra femminile, il cui commissario tecnico è invece Mihail Marin, si parte dal numero 33 di tabellone con Marina Brunello, Olga Zimina, Tea Gueci, Kamilla Rubinshtein e Giulia Sala. L’ELO medio, in questo caso, è di 2214, il che crea una specie di paradosso. Si parla di un numero inferiore rispetto a quello del 2024, che era di 2261, ma ci sono state alcune prestazioni recenti da tenere in considerazione con particolare riferimento a Zimina (World Cup 2027 centrata via Europei). Marina Brunello ha giocato bene fino agli Europei, dove però è arrivato il classico buco nell’acqua che qui intende riscattare; Gueci ha spuntato un paio di risultati importanti a St. Louis, Rubinshtein ha avuto un anno a fasi alterne, mentre Sala sta cercando di risalire dopo un anno più negativo che positivo.

Capitolo squadre di primo piano: si comincia dal territorio dell’Open. La squadra numero 1 è quella degli USA, che parte con un ELO medio di 2753. Il capitano John Donaldson ha a disposizione un team di superstar: Fabiano Caruana, Wesley So, Levon Aronian (alla terza Olimpiade con gli USA dopo i dissidi con la sua Armenia), Hans Niemann e Awonder Liang. Il tutto contando anche l’assenza di Hikaru Nakamura, che non gioca la rassegnna dal 2018 e continua a citare il problema, a suo dire, delle condizioni economiche (segnatamente i compensi identici a 10 anni fa).

Subito dietro c’è l’India, che schiera Arjun Erigaisi, Praggnanandhaa, Nihal Sarin, Gukesh e Vidit Gujrathi agli ordini del capitano Srinath Narayanan. Occhi chiaramente puntati su Gukesh perché fino ad ora il Campione del Mondo in carica, prossimo a difendere il suo scettro a Ginevra dal 24 novembre, non è esattamente nel suo miglior momento di forma, anzi (è uscito dalla top 20). E la terza squadra più forte è quella dell’Uzbekistan, con Javokhir Sindarov, Nodirbek Abdusattorov, Nodirbek Yakubboev, Shamsiddin Vokhidov e Mukhiddin Madaminov che hanno come capitano Rustam Kasimdzhanov, il primo Campione del Mondo FIDE uzbeko quando il titolo mondiale era ancora de facto diviso in due. Ovviamente qui riflettori puntati su Sindarov, che di Gukesh sarà sfidante in terra svizzera, e su Abdusattorov, che in quasi qualsiasi contesto non USA sarebbe prima scacchiera. Alle loro spalle la Cina che ha Wei Yi, un Ding Liren tornato piuttosto competitivo dopo la quasi “sparizione” del 2025, Yu Yangyi, il nuovo campione cinese assoluto Xu Xiangyu e Kong Xiangrui capitanati da Wen Yang.

Altre squadre che possono dare parecchio fastidio ce ne sono: la Germania, guidata da Vincent Keymer e con Matthias Bluebaum che ha disputato i Candidati, i Paesi Bassi, che oltre ad avere Anish Giri in prima scacchiera segnano il ritorno di Loek van Wely dopo il suo periodo da capitano dell’Italia. E poi la seconda volta dell’Azerbaigian con Teimour Radjabov da capitano, con la stessa squadra dell’argento europeo 2025 e Shakhriyar Mamedyarov prima scacchiera; con l’Ungheria si forma il duo di così forti e così diversi composto da Richard Rapport e Peter Leko. Da non dimenticare la Francia, che continua a non avere Alireza Firouzja, ormai ai ferri corti con la federazione (volano accuse circa il trattamento riservato alla squadra nazionale in confronto agli eventi di vario genere cui lui partecipa). E poi l’Armenia, il cui numero uno è Haik Martirosyan, ma che da tempo sa fare tanto gioco di pura squadra, ed è così che è arrivata seconda nel 2022. Ma potremmo andare avanti quasi all’infinito: Inghilterra, Ucraina con il mai domo genio di Vasyl Ivanchuk, Spagna, Turchia con l’astro nascente Yagiz Kaan Erdogmus, e potremmo andare tanto avanti.

Dove non si può andare avanti, però, iniziano le assenze. Detto di Nakamura e Firouzja, alla Norvegia manca praticamente mezza squadra: Magnus Carlsen sta (giustamente) vivendo la nascita del primo figlio, Aryan Tari e Jon Ludvig Hammer non ci saranno e così la squadra è numero 21 del seeding. Ma di questioni ce ne sono tante. Quella che fa più scalpore è senz’altro quella di Le Quang Liem, che non giocherà con il Vietnam perché non potrà esserci la squadra più forte possibile, cioè quella con Nguyen Ngoc Truong Son, che si è sfilato dalla selezione nazionale vita natural durante (almeno per quello che ha dichiarato). Meno chiara l’assenza di Parham Maghsoodloo per l’Iran, che di fatto sarà retto da Amin Tabatabaei.

Il campo femminile, invece, vede un quadro spostato per larghissima misura a Est del mondo. La favorita numero uno è l’India, e non potrebbe essere altrimenti per due motivi. Il primo è che la squadra parla quasi da sola: Humpy Koneru, Divya Deshmukh, Vaishali (la sorella di Praggnanandhaa: sono entrambi Rameshbabu), Agrawal Vantika e Shri Savitha. In pratica, una specie di All Star con cui Mishra Swayams per parecchi turni potrà fare un po’ ciò che vuole, anche senza Harika Dronavalli che dopo le ultime Olimpiadi ha messo in pausa, chissà se definitivamente, il discorso a squadre anche in ragione della gioia del 2024. Il secondo è che la Cina, che pure potrebbe schierare un autentico squadrone, non lo fa. Ma non è di fatto più una notizia: a parte Hou Yifan la cui attività è ormai ridottissima, Ju Wejun, Tan Zhongyi e Lei Tingjie da queste parti non si vedono e ormai non ci si sorprende più. Rimane comunque una selezione d’alto profilo con Zhu Jiner a guidarla.

I pericoli per l’India arrivano in particolare da due fronti. Uno è quello della Georgia, con Nana Dzagnidze, Nino Batsiashvili e Bella Khotenashvili a rappresentare il trio delle meraviglie in virtù di una ragionata esperienza, con il solo passaggio dalla scacchiera al capitanato di Salome Melia. L’altro è quello del Kazakistan, dove basta quasi da solo il nome di Bibisara Assaubayeva, attorno alla quale però si è costruita una forza non indifferente per cercare il podio, con Alua Nurman e Meruert Kamalidenova a fare funzioni di validissimo supporto.

E poi le outsider che tanto outsider non sono. Gli USA, che non avranno i favori del pronostico, ma con la linea che vede insieme da una parte Carissa Yip ed Alice Lee e dall’altra Irina Krush e Rose Atwell ce n’è abbastanza per tenere le antenne dritte. L’Ucraina, con la maestosa ascesa di Anastasiia Hnatyshyn, 16 anni, vittoria all’Europeo femminile e diventata la migliore Under 20 al mondo; accanto a lei Anna Ushenina e Nataliya Buksa in un team nel quale, per dissidi con la federazione, continuano a mancare le due Muzychuk. E poi c’è l’Azerbaigian (con Nijat Abasov capitano e Ulviyya Fataliyeva prima scacchiera) che può contare su un team solidissimo, così come la Francia, la Polonia e la Germania. La Bulgaria può essere trascinata da Nurgyul Salimova, i Paesi Bassi da Eline Roebers, mentre resta da vedere quanto l’Uzbekistan guadagnerà dall’essere in casa e quanto la Svizzera si appoggerà ad Alexandra Kosteniuk.

La classifica viene determinata in base ai punti ottenuti da ciascuna squadra nel seguente modo: 2 punti a vittoria, 1 punto a pareggio, nessun punto a sconfitta. In caso di parità di punti, ci si affida all’appendice 2 del regolamento FIDE per le Olimpiadi. Questa si può spiegare con un esempio pratico. Immaginiamo che due squadre finiscano a 18 punti (o match point, usando la definizione inglese). Il primo criterio di spareggio, allora, è questo:

Punti scacchiera ottenuti contro l’avversaria x Punti finali (match point) dell’avversaria. Il procedimento si ripete per 10 avversarie e i 10 risultati si sommano. 10, e non 11, perché l’undicesimo valore, quello con il minor numero di punti fatti nel torneo, viene scartato (e così viene fatto anche in caso di bye).

Il secondo criterio di spareggio è la semplice somma dei punti ottenuti sulle singole scacchiere nell’arco di tutti gli incontri disputati dalla squadra. Il terzo è la somma dei punti finali (match point) delle 10 avversarie già considerate, eliminando l’11a in quanto peggio classificata. Se tutto questo è sempre pari, si rimane in parità.

Esiste anche un trofeo combinato Open + femminile, con il quale si sommano le posizioni dei due tornei e da quello si comprende chi ha vinto, anche qui con una serie di quattro criteri di spareggio. Invece, per le medaglie individuali di scacchiera, ci si basa sul TPR, cioè il performance rating del torneo. In caso di parità, vince chi ha giocato più partite, e se questo numero è lo stesso si va, banalmente, al sorteggio (se poi debba essere effettuato con una moneta o altro questo non è affare dell’appendice 2).

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