Pallavolo
Saitta mette in guardia l’Italia: “La Danimarca ha il 20% di chance. Giannelli tra i 5 migliori azzurri di sempre”
La Nazionale italiana di pallavolo maschile può arrivare in fondo ai Campionati Europei e giocarsi una medaglia. Parola di Davide Saitta, veterano del volley nostrano intervenuto in occasione dell’ultima puntata di Volley Night, rubrica di approfondimento condotta da Enrico Spada e Laura Partenio, per tracciare un bilancio su quanto fatto dagli azzurri fino a questo momento nella rassegna continentale, in attesa della sfida contro la Danimarca che varrà i quarti di finale.
Il trentanovenne in prima battuta ha parlato della presenza di Alessandro Michieletto, fino a questo momento utilizzato dal CT De Giorgi con il contagocce: “Ha fatto bene a portarlo, è troppo importante, sposta gli equilibri in campo. Il gruppo è unito e la sua presenza è fondamentale. Non so adesso la sua condizione fisica, ha giocato un set contro la Slovenia, non so le dinamiche di gestione da parte dello staff. Bottolo e Lavia stanno facendo un lavoro eccezionale nella batteria di posti 4. Siamo ben coperti. Il talento di Michieletto non si discute. Sarà gestito nel migliore dei modi per la sua salute, ci può dare una mano nei momenti importanti, speriamo non ce ne sia bisogno”.
Il palleggiatore siciliano ha poi continuato: “Il volley sta cambiando, non ci sono più quelle squadre materasso, adesso devi distruggere tutti. La Danimarca ha battuto la Serbia, la Svezia ci ha messo in difficoltà nella prima partita, non è mai scontata la vittoria. Ho visto un grande gioco al centro, non avevo visto Pardo Mati con questa continuità, così come Sanguinetti, Galassi, Romanò che sta maturando. Io lo ricordo quando è arrivato: veniva da Siena e ha avuto un grande exploit, sta acquisendo adesso la consapevolezza dei suoi mezzi. Fino a che la squadra rende, sarà difficile toccarla a livello di sestetto. Non ho visto grandi punti deboli, una squadra che vince tutte le partite significa che ha fatto bene. Quando arriveranno avversari dalla caratura diversa, bisognerà alzare il livello su tutti i fondamentali”.
Argomento di discussione in questi giorni è stata la battuta, dove sono arrivati alcuni errori: “Ogni squadra deve avere equilibrio. Nel nostro sestetto sono tutti grandi battitori, ma Lavia, Giannelli e Galassi sono quelli destinati a gestire la battuta, Daniele fa spesso variazioni, così come Simone. Yuri, Pardo Mati, Bottolo hanno licenza di uccidere, devono trovare continuità. Quando incontri avversari di alto livello, se non li metti in difficoltà con la battuta si fa dura. È importante trovare ritmo in battuta con il passare dei match. Non mi preoccupo troppo dell’errore, il tifoso che non segue magari se ne lamenta. Non mi sembra un’Italia così tanto fallosa considerato quello che raccoglie”.
Tra le partite di cartellone di questi ottavi di finale spicca senza ombra di dubbio Germania-Bulgaria: “Ci sono alcuni ottavi interessanti. Vedi Germania-Bulgaria, Slovenia-Serbia, che possono nascondere delle sorprese. I tedeschi li abbiamo visti in quella gara pazza a Reggio Calabria, sono molto fisici. Nel maschile la fisicità è aumentata, quando hai gente che sta sulla palla diventa difficile. La Bulgaria ha un giocatore tra i più forti in circolazione che è Moni Nikolov, insieme al fratello; sarà una bella partita. Vedo più avanti la Bulgaria nello scontro diretto”.
Non è mancata poi una riflessione su Simone Giannelli: “Per me entra nella top 5 della storia dei giocatori più forti della pallavolo italiana. A 19 anni ha fatto le Olimpiadi a Rio, migliora anno dopo anno, fa sembrare tutto semplice, è difficile fare una classifica, ma se non è il migliore ci si avvicina. Poi nel nostro ruolo si migliora con l’età, io mi sento più forte adesso che a 20 anni. Per il palleggiatore è troppo importante l’esperienza, il rapporto con gli errori, con i limiti. In Italia anni fa non c’era la cultura di aspettare i giovani. C’era molto meno margine di errore o di attesa. Tornerei volentieri con la tecnica di ora a 20 anni. Prima c’era una cultura diversa, dovevamo essere pronti, nessuno ti insegnava più dentro. Oggi è diverso. Matteo Martino giocò a Pechino, poi non ha avuto il prosieguo che meritava. Non avevamo quel rodaggio internazionale che hanno le nuove generazioni. Non avevamo World League, avevamo solo tornei secondari. Era dura. Se tu giochi ad alto livello per tanti anni con la consapevolezza che la società ti aspetta perché investe su di te hai un redimento diverso. Ai miei tempi non era così”.
Ma dove può arrivare l’Italia in questa rassegna continentale? Secondo Saitta, ci sono le carte per giocarsela con le squadre più forti: “Affronteremo la Danimarca, poi in caso una vincente tra Grecia e Finlandia. Attenzione perché c’è sempre una possibilità che la Danimarca peschi il due dal mazzo, ma l’Italia è una coppia d’assi, è una squadra forte, i ragazzi sono sul pezzo. La percentuale è 80-20 Italia, poi se più avanti si incontrano altre squadre il livello si alza, ma siamo in piena lotta per le medaglie. Francia? Ho un debole perché ho giocato lì, molti ragazzi che ho avuto da giovanissimi li ho visti vincere le Olimpiadi. Ho un legame forte, adesso hanno cambiato molto, mancano alcuni colossi del passato, ma la squadra resta fortissima, hanno le carte in regola, sono pure un po’ pazzi, quando entrano in campo non guardano in faccia nessuno. La Polonia è imbattibile? Nessuna è imbattibile, se la Danimarca ha il 20% contro l’Italia allora chiunque ha qualche percentuale in più contro di loro. È una squadra eccezionale, molto fisica, hanno molto talento, sono cresciuti tanto nell’ultimo decennio. Sono la squadra da battere. La pallavolo è uno sport di situazione, la vinci sul momento”.