Formula 1
Piola: “Ferrari non ancora all’altezza di Mercedes e McLaren. Antonelli ha fatto una cosa mai vista in 56 anni”
Kimi Antonelli si conferma ancora una volta il più forte e porta la sua Mercedes al trionfo nel GP di Spagna. L’italiano precede Max Verstappen su Red Bull e Lando Norris su McLaren, mentre Charles Leclerc si ferma ai piedi del podio in quarta posizione. Giorgio Piola commenta l’esito della gara spagnola nell’ultima puntata di Motor News, rubrica in onda sul canale YouTube di OA Sport, soffermandosi sui principali temi che la corsa ha evidenziato.
L’analisi della gara e le parole di Antonelli al termine della corsa: “Sì un trenino, come vedevamo tantissimi anni fa a Budapest. Però bisogna dare atto che hanno fatto un miracolo organizzativo. L’abbiamo pagato un po’ tutti, perché ogni giorno alla fine della giornata si facevano chilometri e chilometri, perché ogni cosa era distante, non razionale, perché per poter andare in pit-lane bisognava veramente camminare come dei pazzi. La stessa sistemazione dei box delle vetture non era logica, c’era spazio, tre macchine, tre squadre vicino. Poi tanto spazio per altre. Bisogna dire che hanno fatto veramente un gran lavoro e hanno cercato di essere i più cooperativi possibile. Io solitamente riesco a non essere tifoso e il mio motto è: son contento che vinca il migliore. Siamo tutti contenti che vinca Antonelli e mi fa piacere che lui stesso lo abbia sottolineato in gara, non è stata sicuramente una vittoria più bella delle sue e, se non avesse avuto due intoppi pesanti, Norris avrebbe confermato che il risultato delle qualifiche di sabato non era un exploit, ma qui la sua McLaren andava veramente fortissimo. C’è stata di mezzo la virtual Safety Car con Norris che era già passato. E quindi si è dovuto fermare, perdendo tempo rispetto agli avversari in questa pit-lane lunghissima, la più penalizzante di tutta la stagione. E poi c’è stato anche, purtroppo, un problema grave perché la ruota anteriore destra non veniva via e il suo cambio gomme è durato 7 secondi, quindi almeno cinque secondi in più degli avversari. Però di nuovo chapeau a Kimi Antonelli, perché quando gli hanno detto come giudica questa vittoria, sinceramente ha detto sì, è sempre bello vincere, però insomma ha fatto capire che avrebbe preferito vincere come ha fatto tutte le altre gare, soprattutto dopo una Monza in cui lui è stato veramente magico e aveva meritato, strameritato dieci volte la vittoria. Qui se l’è trovata un po’ regalata. È bello far vedere che questo non lo ha reso così euforico, così spensierato come in tutte le altre occasioni. Un altro aspetto di questo giovanissimo ragazzo veramente interessante. Però, ripeto, non è stata la gara più bella della stagione”.
Sulla tranquillità di Verstappen nella situazione di Antonelli: “Lui si fida tantissimo di quello che gli dicono ai box, e in questo è un po’ avvantaggiato di avere la fortuna di un ottimo ingegnere di pista, che è Bono. Kimi si fida ciecamente e ha violentato la sua voglia di andare a minacciare Leclerc, di passarlo, cosa che avrebbe potuto fare. Una gara che, lui ha ribadito alla fine, non gli ha dato certo la soddisfazione di tutte le altre vittorie che ha ottenuto sinora”.
Sulla possibilità di Hamilton di stare nei primi tre senza problema tecnico: “Io purtroppo sono molto black and white. La Ferrari non è ancora all’altezza di Mercedes e di McLaren. E quando Verstappen ha una macchina anche soltanto leggermente inferiore, lui riesce a fare la differenza. Hamilton ha avuto un problema ai freni, pesante. Purtroppo non sono riuscito ancora a sapere esattamente qual è stato il suo problema, però si è ritrovato costretto al ritiro e tutto quello che poteva di buono fare molto probabilmente non lo potremo mai verificare. Quindi è da archiviare ancora una volta una gara con un risultato pesantemente negativo per la Ferrari”.
Sulla possibilità di aspettare Leclerc nel finale: “Credo che questo circuito, purtroppo per la sua conformazione, per la larghezza della pista, non possa garantire grande spettacolo. All’inizio abbiamo visto un po’ di foga, un po’ di Antonelli, di Verstappen, Hamilton. C’è stata un po’ di bagarre. Per fortuna con le chicane basta saltare dritti dalla chicane e al limite poi si deve dare la posizione, quindi si viene penalizzati e non si rischia niente. Negli altri punti del circuito è veramente tanto duro fare un sorpasso se non a grandissimo rischio di incidente. Ho trovato un’altra cosa che purtroppo ha penalizzato un po’ Verstappen, il dover ridare la posizione con Hamilton che nel frattempo aveva fatto un lungo. Lo ha costretto a fermarsi e anche lì forse ha sbagliato la squadra che non gli ha imposto di dare la posizione subito, quando in definitiva Verstappen aveva subito dietro di lui Antonelli e Leclerc, quindi avrebbe perso meno tempo a farli passare tutti e due. Però è andata così e lui è arrivato secondo sul podio, dichiarandosi contentissimo. Perché anche lui ha dichiarato la vittoria sarebbe dovuta andare a Norris, quindi un secondo posto a lui va più che bene, quindi è felice e non un po’ deluso, come in definitiva la cosa buffa che Antonelli sembrava quasi deluso di aver vinto e invece Verstappen contento di essere arrivato secondo. Perché? In questo momento la sua RB 22 non è sicuramente in grado di lottare né con McLaren né con Mercedes”.
Sulla valutazione della prova della Red Bull: “È una Red Bull che, se vogliamo, è più facile e quindi nell’ergonomia della squadra, anche di un campionato, di una classifica costruttori, permette di racimolare più punti perché fino a questa RB 22 tutti i punti se li doveva beccare e guadagnare Verstappen e il secondo pilota praticamente non arrivava quasi mai, perché le macchine erano molto performanti, in alcuni casi anche pazzescamente performanti. Quando Verstappen ha vinto i suoi Mondiali, però la macchina era quasi impossibile da guidare per il compagno di squadra. Qui sia la Red Bull che la Racing Bull si dimostrano vetture competitive, forse non al livello delle magiche RBI dei tempi delle ground effect, però più gestibili da entrambi i piloti e quindi in ottica di classifica costruttori più solide”.
Sul percorso di crescita della Alpine e sulle novità: “C’è da dire che Flavio Briatore, che non è una delle persone che io amo più di tutto in Formula Uno, è stato bravissimo nell’imporsi di abbandonare il motore Renault. Questo è stato un grande merito da parte sua, perché con quel motore lì anche la macchina aveva già fatto vedere qualcosa di buono nelle passate stagioni, magari sporadicamente, anche con soluzioni a volte interessanti, però era fortemente penalizzata dal motore. Adesso anche lei col motore Mercedes riesce in alcune occasioni ad andare molto bene, perché in definitiva la macchina, anche se non è granché come finitura, è una macchina che ogni tanto si mette in luce e quindi a questo punto chapeau alla sua decisione, se vogliamo spregiudicata, perché penso che in Alpine non abbiano gradito e facilitato il fatto di mettere da parte il motore nazionale per prendere il Mercedes, però è stata la manovra giustissima e azzeccata da parte di Flavio quando lo ha deciso”.
Sulla possibilità che un italiano torni a vincere il Mondiale: “Io penso che, se dovessimo poi catalogare questo Mondiale e farne una cover, io personalmente farei il podio e l’entusiasmo di Monza. Antonelli è riuscito a fare quello che io non ho mai visto negli altri cinquantasei anni di Monza. Non ho mai visto un pubblico gioire in maniera così completa, tutti quanti per un pilota come Kimi Antonelli”.
Sull’unicità di Antonelli: “Ogni volta ci sorprende, perché anche quella di oggi (ieri, ndr) è un ulteriore tassello di sorpresa, questa sua mancanza di gioire proprio al 110% come ha fatto a Monza, proprio perché sentiva che era una vittoria che non era così meritata. Un altro piccolo tassello per fare una personalità del tutto inedita. Il confronto con Verstappen è del tutto diverso. Verstappen fuori dalla macchina rimane lo stesso un pilota professionista serio. Qui, fuori dalla macchina, abbiamo un bambino che esulta, semplice, ingenuo, che fa delle cose anche buffe, perché anche oggi (ieri, ndr) è arrivato col car e la trombetta che suonava in mezzo al paddock, seminando quasi un po’ di panico, perché è arrivato veloce come una bomba. E anche lì proprio questa sua voglia di giocare, di essere meno professionista rispetto a tutti gli altri che si danno un aplomb oppure hanno un carattere molto diverso”.