Atletica

Perché Gianmarco Tamberi sta insistendo con gli assalti a 2.35? In ballo uno status di prestigio, con due precedenti

Stefano Villa

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Gianmarco Tamberi / Lapresse

Gianmarco Tamberi si è tolto grandissime soddisfazioni nell’ultimo mese, dopo aver superato diverse criticità nel precedente anno e mezzo. Il fuoriclasse marchigiano si è laureato Campione d’Europa per la quarta volta in carriera, ha vinto la tappa di Diamond League andata in scena a Chorzow e ha poi conquistato la medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo, l’unico tassello che mancava al suo glorioso palmares. Il Campione Olimpico di Tokyo 2020 non vuole limitare a imporsi, ma punta sempre a dare anche uno spessore tecnico alle gare a cui partecipa ed è il motivo per cui nelle ultime due apparizioni non si è accontentato del successo.

Sia in Silesia che a Taranto, infatti, a risultato acquisito, ha fatto alzare l’asticella a 2.35 metri: non è una quota casuale, ma è un centimetro superiore alla miglior prestazione mondiale stagionale, detenuta dallo statunitense JuVaughn Harrison (2.34 a Monaco, alla vigilia della rassegna continentale). I sei tentativi provati in Polonia e nella località pugliese non hanno purtroppo dato soddisfazione a Gianmarco Tamberi, che resta così fermo allo stagionale di 2.32, la misura valse il titolo in quel di Birmingham.

Non si tratta di un obiettivo banale: chiudere l’annata agonistica con la world lead conferisce un certo status di prestigio e avvalora la bontà tecnica di una stagione per un atleta. Il ribattezzato Gimbo ci riuscì nel 2024, quando saltò 2.37 metri in occasione del trionfo agli Europei di Roma (esplodendo poi in una gioia sfrenata, tra l’altro davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella). Poche settimane dopo, però, dovette fare i conti con dei calcoli renali, che gli impedirono di essere competitivo alle Olimpiadi di Parigi.

Primato mondiale stagionale anche nel 2021, con il 2.37 valso l’apoteosi ai Giochi di Tokyo, anche se fu una world lead condivisa con altri tre atleti: il qatarino Mutaz Essa Barshim (sul gradino più alto del podio a cinque cerchi proprio insieme all’azzurro), il russo Ilya Ivanyuk e il bielorusso Maksim Nedasekau.

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