Tennis
Patrick Mouratoglou: “Non credo che Alcaraz sia felice per la sua sconfitta contro Shelton”
La recente sconfitta subita da Carlos Alcaraz nei quarti di finale degli US Open, al termine della maratona con Ben Shelton, continua a far discutere. Patrick Mouratoglou, una delle voci più autorevoli del grande tennis internazionale, ha commentato in un post sui propri canali social l’affermazione dello spagnolo che si diceva felice nonostante la sconfitta subita il torneo che segnava il suo rientro dopo la lunga assenza.
Sulla reazione di Alcaraz alla sconfitta: “Carlos Alcaraz è rimasto in campo per quattro ore e mezza, ha perso 10-7 al tie-break del quinto set contro Ben Shelton e se n’è andato dicendo di essere felice. Io non ci credo. C’è una nuova tendenza nel circuito ATP e WTA: essere sportivi nella sconfitta. E Carlos a New York era tutt’altro che l’unico. Anche Pegula, Swiatek ed Eala hanno detto più o meno la stessa cosa dopo le loro sconfitte: “Sono contenta della partita. Cerco di vedere gli aspetti positivi. Il livello è stato davvero alto”.
Sulla naturale avversione dei campioni per la sconfitta: “Lasciatemi spiegare il mio punto di vista, perché su questa questione sono sinceramente combattuto. La prima parte è semplice. I campioni odiano perdere. Ed è esattamente per questo che sono campioni. Lottano con tutte le loro forze per evitare la cosa peggiore al mondo, ovvero perdere. Ho lavorato con Serena Williams per dieci anni. Posso dirvi quanto odiasse perdere. Pete Sampras non riusciva nemmeno ad alzarsi dal letto per due settimane dopo una sconfitta. E penso che i giocatori che fingono di non preoccuparsi stiano mentendo. Non si può costruire una cultura della vittoria ed essere allo stesso tempo sereni quando si perde”.
Sulla sportività necessaria a accettare la sconfitta: “Poi c’è la questione della sportività. In passato perdevi, stringevi la mano all’avversario e finiva lì. Oggi è diventata una tendenza. Novak è sempre incredibilmente sportivo quando perde. Anche Carlos. Sabalenka è una delle grandi eccezioni”.
Sull’importanza del percorso virtuoso rispetto al risultato a breve termine: “Ecco perché sono combattuto. Nel lungo periodo, il percorso conta più del risultato a breve termine. Quando vincere diventa più importante di qualsiasi altra cosa, si prendono decisioni sbagliate durante la partita, ancora e ancora. Per raggiungere il proprio massimo potenziale bisogna giocare nel modo in cui si dovrebbe giocare, sempre, e avere fiducia nel fatto che, dopo due o tre anni, questo percorso ti porterà dove vuoi arrivare. Voler vincere troppo può diventare un ostacolo alla crescita”.
Sul poco tempo avuto da Alcaraz per preparare gli US Open: “Carlos non ha bisogno di crescere. È già arrivato. Quindi, se quello che ha detto era davvero ciò che pensava, significa che è arrivato a questi US Open senza credere di poterli vincere. Non aveva avuto abbastanza tempo per prepararsi. Non era fisicamente pronto, e questo lo credo, perché contro Ben Shelton ha perso nove game consecutivi e si poteva vedere dalla sua espressione quanto stesse facendo fatica. Forse questo torneo è semplicemente andato oltre le sue stesse aspettative. Ma un campione di quel livello, anche quando non è al 100% fisicamente, dovrebbe comunque pensare: «Lo vincerò lo stesso»”.