Nuoto
Nozzolillo: “Benedetta Pilato ha dei margini incredibili. Serve fare uno step per arrivare a vincere”
“Ricominciare“. È questa la parola chiave del percorso intrapreso da Benedetta Pilato e Mirko Nozzolillo. Un anno fa il tecnico ha raccolto una sfida delicata: ricostruire, prima ancora che affinare, una nuotatrice giovanissima, ma già con una lunga esperienza internazionale alle spalle.
Gli Europei di Parigi, con le medaglie conquistate nei 50 (argento) e nei 100 rana (bronzo), hanno segnato un nuovo passaggio del percorso. Ora l’obiettivo è guardare avanti, verso un progetto che ha come orizzonte le Olimpiadi di Los Angeles 2028.
Nozzolillo, lei da dove è iniziato il suo lavoro di rilancio di Pilato?
“L’anno scorso, che era il primo anno insieme, io l’ho dovuta un pochino azzerare, perché veniva da un anno comunque molto difficile. Non era stata benissimo fisicamente e soprattutto nella seconda parte della stagione, da aprile in poi, non aveva più nuotato il 100“.
E quindi?
“Era proprio mia intenzione ricominciare gradualmente, cercare di capire anche come indirizzarla. L’anno scorso abbiamo fatto un anno che io chiamo di rigenerazione: abbiamo ricominciato a fare certe cose, rimesso a posto alcuni aspetti anche fisici e sistemato alcune cose che lei probabilmente aveva perso“.
Anche mentalmente era necessario ripartire?
“Io volevo rimettere comunque le cose in un certo modo, rifarla anche appassionare a quella che era l’attività che fa, perché avevo la sensazione che fosse un po’ spenta da questo punto di vista. Si doveva rinnamorare un po’ di quello che faceva, perché Benedetta è un’atleta fortissima e quindi deve trovare lo stimolo per poter competere ad altissimo livello“.
Il bilancio della stagione?
“Sono molto soddisfatto. Non ha fatto tantissimi chilometri, ma è stato un costante continuo miglioramento di tanti aspetti, a partire dalla sua abitudine alla quotidianità natatoria. È stato un anno che poteva finire meglio, ma dal mio punto di vista per il momento va benissimo così“.
Il progetto guarda a Los Angeles 2028. Il programma resta 50 e 100 rana?
“Sicuramente sì. Lei porterà avanti queste due gare che sono le sue. È stata una piccola parentesi il fatto di non aver nuotato il 100 per qualche mese. Adesso si portano avanti entrambe con lo stesso entusiasmo, con la stessa preparazione. Non c’è nessun tipo di distinzione o di preferenza“.
Il 50 resta però la sua distanza preferita?
“Il 50 è un po’ un cruccio, perché Benedetta viene conosciuta dal mondo con tanta rana. Cerchiamo di farlo tornare di grandissimo livello e proviamo a migliorarlo, anche perché sarà una bella battaglia da qui a due anni“.
Cosa deve cambiare per competere ancora più stabilmente ai vertici?
“L’importante è che lei si concentri sul proprio percorso. Se dobbiamo alzare il livello, questo mi sembra chiaro: se noi alziamo l’asticella allora possiamo competere in un contesto mondiale come si deve. Ma per vincere ha bisogno di uno step che dobbiamo fare per forza“.
E nel rendimento dei 100 rana?
“La stagione è cominciata a gennaio. A gennaio-febbraio nel 100 nuotava 1’07”, poi dagli Assoluti ha cominciato a nuotare tra 1’06” basso. Verso giugno, fino agli Europei, ha dato 1’05″8. È partita da 1’07” e mezzo fino a 1’05″8: è una progressione che in sei mesi ci sta“.
È mancato soltanto il salto finale?
“È mancato un po’ quel salto di qualità, ma è stata anche, secondo me, una questione di situazione. Quando l’ha nuotato in staffetta l’ultimo giorno, l’ha nuotato molto meglio, proprio come distribuzione. Alla fine si tratta di mettere insieme il lavoro, però c’è tanto da lavorare. Secondo me ha dei margini incredibili“.
Oggi il 100 rana è sempre più una gara di velocità?
“Negli ultimi anni sono cambiate molto le metodiche d’allenamento. Secondo me c’è stata una linea guida nell’allenamento che è cambiata: la velocità e alcuni aspetti che prima erano curati meno, adesso sono molto curati in tutto il mondo”.
Quanto ha inciso l’evoluzione dei grandi velocisti?
“La rana ha cominciato con Van den Burg, poi Peaty. C’è stato un momento di grande esplosione di questo tipo di nuotatore. Sono tutti atleti che un 200 non l’hanno mai visto, se non per fare un allenamento“.
E oggi?
“Quando vedi che Peaty ha portato l’asticella a 56″8 è stato quasi un salto generazionale, forse di due generazioni, tanto che ancora adesso fa fatica ad avvicinarlo quel tempo“.
E il 100?
“È sempre il 100. È chiaro che è una gara di resistenza alla velocità, perché ormai si toccano dei picchi di velocità che sono folli“.
Passiamo ai giovani italiani. Chi la sta impressionando?
“Io ho sempre paura di bruciarli. In questo momento l’atleta che secondo me quest’estate ha gettato su di sé grande curiosità è Cristian Tassan Caser, classe 2008, quel ragazzino ha fatto 21″9 nei 50 sl e 48″3 nei 100 sl in vasca lunga“.
Cosa l’ha colpita?
“Ha caratteristiche fisiche eccezionali perché è alto, è dotato per nuotare, sta benissimo in acqua. Quest’anno, per la prima volta, mi ha impressionato. Gli auguro di proseguire il percorso in questo modo“.
In vista di Los Angeles, però, meglio non avere fretta?
“L’Olimpiade è una fotografia, è un attimo. È una gara a sé. Tante cose devono incastrarsi. Non è che i Giochi aspettanno di capire qual è il tuo percorso: può vincere il trentacinquenne come il sedicenne“.
Nel cammino olimpico l’Italia, a differenza che nella rana, sta facendo più fatica a produrre grandi mezzofondisti. Perché?
“Questo non lo so. Non so se possano avergli tarpato le ali o comunque aver scoraggiato i giovani. Secondo me è un discorso un pochino più complesso“.
La presenza di campioni come Paltrinieri e Quadarella può aver tarpato le ali e scoraggiato?
“Secondo me è anche un po’ la genetica. Quando ti capita quel tipo di campione… Pensiamo ai 200 stile libero donne: noi abbiamo avuto Federica Pellegrini che l’ha dominato per anni ed è una gara dove siamo in difficoltà“.
Quindi non è soltanto una questione di specializzazione?
“Dire che non si va più forte in quella gara perché abbiamo scelto altre gare mi sembra troppo semplice. Se domani butti in piscina uno con le caratteristiche di Gregorio, piuttosto che di Gabriele Detti, poi segui quelle caratteristiche lì“.
E allora?
“Non credo sia legato troppo alla nostra scuola. Anche perché l’altro rovescio della medaglia è che nel nuoto di fondo siamo diventati fortissimi. Che ci sia questo buco tra distanze brevi e ultra-distanze mi sembra un po’ particolare. Secondo me queste cose sono più casuali che altro“.
Non pensa quindi a una rivoluzione del sistema?
“Non credo che sia cambiata molto la metodica d’allenamento in Italia o che ci sia un rifiuto da parte dei ragazzi di intraprendere quel tipo di distanza. Credo sia più casuale questa. La vedo così“.