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Noah avverte la Francia: “Fatto passare Fils per campione prima del tempo a New York. Disastro in Davis? Nessuna catastrofe”

Giandomenico Tiseo

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Yannick Noah / IPA Sport

Il tennis francese cerca risposte dopo una stagione complicata e Yannick Noah prova a spostare il focus dalle aspettative ai tempi necessari per costruire un campione. L’ex vincitore del Roland Garros e storico capitano della Francia in Coppa Davis ha analizzato il momento del movimento transalpino, soffermandosi in particolare sulla parabola di Arthur Fils, passato in pochi giorni dall’exploit di Cincinnati all’uscita immediata dallo US Open.

Proprio il caso Fils rappresenta, secondo Noah, un esempio dei rischi legati a una narrazione troppo rapida. Il successo nel Masters 1000 americano aveva infatti alimentato aspettative enormi intorno al giovane francese. “La settimana prima di US Open si parlava di Arthur, accendo la radio e sento: ‘Yannick Noah verrà cancellato da Arthur Fils?’. Perché aveva appena vinto Cincinnati. Ci stavamo lasciando prendere dall’entusiasmo. Non aveva ancora giocato il primo turno che era già diventato campione Slam“.

Una pressione che Noah invita a ridimensionare senza mettere in discussione le qualità del giocatore. Al contrario, l’ex campione francese considera il rendimento di Fils particolarmente significativo alla luce dei problemi fisici che ne hanno condizionato la stagione. “Arthur è stato infortunato, ha giocato poco e la stagione che ha disputato è semplicemente incredibile: essere arrivato in top-10, giocando così poco è qualcosa di notevole“.

Nel suo intervento a Retour gagnant su Eurosport, Noah ha affrontato anche il momento della Francia in Coppa Davis, partendo dalla sconfitta contro il Canada. Il suo giudizio riguarda innanzitutto il valore che la manifestazione aveva in passato: “Per me questa non è la vera Coppa Davis“.

Il francese ha poi ricordato il diverso significato attribuito allora alla competizione: “Ai miei tempi, e fino a quel cambiamento, eravamo disposti a tutto pur di essere convocati, perché era una competizione che aveva un significato, che faceva parte della storia. Non avrei mai vinto tre Coppe Davis da capitano se non avessi avuto i migliori giocatori“.

Anche la sconfitta di Arthur Rinderknech contro il canadese Liam Draxl viene letta da Noah senza toni allarmistici. “Arthur ha perso contro un giocatore che aveva una classifica inferiore. Oggi un giocatore numero 200 del ranking ATP gioca comunque molto bene a tennis. Se arrivi con un po’ di pressione, non necessariamente al 100%, non è facile e può arrivare una sconfitta che non rappresenta una sorpresa così grande“. A sostegno della sua analisi, Noah richiama quanto accaduto nel match successivo: “La prova è che il giorno dopo Rinderknech è andato vicino a battere il numero 5 del mondo, Félix Auger-Aliassime. Non vedo nessuna catastrofe“.

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