GP Austria

MotoGP, Jorge Martin vero… “Martinator”! Come l’androide del film è implacabile e non molla mai

Francesco Paone Casati

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Jorge Martin / Valerio Origo

In Austria, Jorge Martin ha conquistato 32 punti su 37 disponibili. A conti fatti è stato uno dei migliori fine settimana del 2026. Al di là dell’aspetto aritmetico, conta soprattutto il segnale lanciato a tutti gli avversari nella rincorsa al titolo. “Martinator nunca muere”, ossia “Martinator non muore mai”. Sta tenendo fede al suo nomignolo, poiché il Terminator originale era esattamente come lui.

L’androide cibernetico interpretato da Arnold Schwarzenegger (non a caso, austriaco) nel famoso film del 1984 diretto da James Cameron era implacabile e perseguiva il suo obiettivo con una ferrea pervicacia. Inoltre, ogni qualvolta sembrava finalmente distrutto, eccolo riemergere da una situazione apparentemente letale. Magari con qualche graffio, ma ancora determinato a raggiungere il suo scopo, a dispetto di fiamme e proiettili.

Esattamente come Jorge Martin in questo 2026, il Terminator non si fermava di fronte a niente e a nessuno. Peraltro, anche il T-750 era da solo e si trovava in un ambiente a lui alieno (il mondo del “passato”, visto che arrivava dal futuro). Proprio come il ventottenne madrileno, che vive in un team dal quale uscirà a fine anno, per trasferirsi alla Yamaha. Certo, quel cyborg era progettato per disimpegnarsi in quella situazione. Un po’ come lo spagnolo, che ha già vissuto l’esperienza di vincere un Mondiale con le valigie in mano.

In realtà, l’iberico il Mondiale 2026 non l’ha ancora vinto. Però tra sabato e domenica ha certamente vinto una battaglia contro Marc Marquez, il quale riparte dall’Austria leccandosi le ferite (come tutto il branco Ducati), ma la guerra è ancora lunga. Mancano sette weekend al termine della stagione e tutto può ancora accadere. Di certo, quanto accaduto a Spielberg (non a caso, località omonima di un cineasta) rende molto meno scontata la contesa per l’iride.

Aprilia c’è, non solo con Martin, bensì anche con Marco Bezzecchi. Il riminese ora insegue a -42 dal compagno di box a -30 da Marc Marquez, ma con 259 punti ancora sul piatto (o 222 se il Qatar dovesse nebulizzato dai venti di guerra senza essere recuperato), è ancora parte attiva della lotta per il #1 sul cupolino. In Austria è stato solido ed era ciò che gli si chiedeva dopo il capitombolo di Misano. Non è il Bez di inizio anno, ma resta al gancio e un eventuale cambio di passo lo rilancerebbe a sua volta.

Infine, bisogna porsi una domanda. Abbiamo forse derubricato troppo frettolosamente Pedro Acosta dalla lotta per il Mondiale? Il distacco da Martin è di 72 punti e quello da Marquez di 60. Nel mezzo c’è anche Bezzecchi. Non sono pochi e una rondine non fa primavera. Però, ora lo Squalo si è tolto una scimmia dalle spalle. Anzi, uno scimmione obeso. Quello della prima vittoria in MotoGP.

Non ha niente da perdere, può correre sereno, nessuno si aspetta possa contendere il titolo ai Cavalieri Neri Aprilia e al Tuono di Cervera. Consideriamolo un estremo outsider, non si sa mai, in questa strana (ma avvincente) stagione 2026, nella speranza che – come un film thrilling – possa avere un finale degno del suo genere.

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