Tennis

Matteo Berrettini chiude la carriera Slam di Stan Wawrinka e va al secondo turno degli US Open

Federico Rossini

Pubblicato

il

Matteo Berrettini / IPA Sport

Buona la prima per Matteo Berrettini agli US Open 2026. Il capitolino pone fine alla carriera Slam di Stan Wawrinka, battendo lo svizzero per 7-6(4) 7-6(3) 6-0, anche se quest’oggi, giustamente, tutti gli onori della situazione vanno proprio a Stan the Man. Si tratta dell’ultimo passo a New York per lui, dopo che l’organizzazione aveva rischiato di tenerlo fuori con stile quantomeno discutibile: a “salvare” tutto la rinuncia di Patrick Kypson che ha liberato una wild card. Allo svizzero è stato consegnato anche un quadro con i ricordi della sua New York tennistica, compreso il trionfo del 2016. Per Berrettini ora ci sarà l’argentino Mariano Navone, l’uomo che ha chiuso subito il torneo di Novak Djokovic.

Nelle prime fasi i due tendono a non crearsi particolari problemi: all’atto pratico sono i turni di battuta a dominare senza riserve. Il primo a rischiare è Wawrinka, che viene abbandonato dalla prima nel quinto gioco e, come conseguenza, deve cedere la battuta a 30 con un rovescio che si perde fuori. Sembrerebbe una situazione abbastanza gestibile per Berrettini, che non va nemmeno così lontano dall’avere una seconda chance sul 4-2, ma, sul 5-4, Matteo combina un mezzo disastro, cede la battuta a zero e deve ricostruire tutto. Anzi, sul 5-6 deve pure annullare un set point a un Wawrinka decisamente entrato nella partita, specialmente con il dritto. Con uno schema servizio e dritto il romano si salva, poi è quello che lo trascina al tie-break. Qui tutto procede abbastanza secondo equilibrio fino al 4-4, poi Berrettini gioca il back di rovescio contro il dritto di Wawrinka, che al terzo perde la pazienza e sbaglia in lunghezza. L’italiano non si fa pregare, usa bene la prima e chiude 7-4.

Nel secondo set, sull’1-1, improvvisamente arriva qualche goccia di pioggia a fare capolino, tant’è che i giocatori devono fermarsi per un breve periodo che, contrattempo per contrattempo, s’allunga fino a diventare di 18 minuti. Il servizio di Berrettini, intanto, si raffredda, ma più ancora lo fa il dritto: arriva il break a 30 di Wawrinka, che sembra in grado di mettere adeguato fieno in cascina con varie buone prime. E, anche se due volte deve risolvere i suoi turni di battuta a 30, arriva fin sul 5-3. Berrettini, poi, deve salvarsi prima da 0-30 e poi sul 30-40, annullando tre set point di cui uno con un ace e due con prime vincenti. Lo svizzero, svanita la sua chance, viene costretto da Matteo a sbagliare parecchio sul 5-4 in proprio favore: arriva il break dell’italiano, che poi trova il modo di risalire da 15-40 nonostante il doppio fallo che lo causa. Nel tie-break il capitolino se ne va immediatamente sul 5-0, poi qualche brivido lo corre fino al 5-3, prima di chiudere con un bel dritto dal centro, quindi vede il rovescio di Wawrinka volare via per il 7-3.

In un certo senso, però, a decidere la contesa è un durissimo primo game del terzo set, nel quale succede un po’ di tutto, compreso un video review chiesto da Berrettini per presunto doppio tocco di Wawrinka. Il video non gli offre ragione, Matteo protesta con la giudice di sedia Mariana Veljovic, anche se con lo svizzero sorride tranquillamente in un abbraccio, segno del rispetto esistente tra i due. Alla fine il romano il break lo ottiene lo stesso, con un doppio fallo dello svizzero, e poi risale da 0-40 con uno schema servizio-dritto, uno smash e un ace. Rapidamente il servizio di Wawrinka inizia a perdere quota, assieme al resto dei colpi, il che rende davvero tutto più facile per Matteo. All’azzurro non resta che mandare in porto il suo match, prima di lasciare che sia l’avversario a prendersi la meritata standing ovation del Grandstand per una carriera che lo ha portato a vincere anche a Flushing Meadows, proprio 10 anni fa.

Oggi si potrebbe parlare tranquillamente delle due ore e 54 minuti di Matteo, in cui arriva un rapporto vincenti-gratuiti di 44-31 contro 31-36 di Wawrinka, in cui ci sono 13 ace da parte del romano, in cui la quota di punti vinti con la prima è dell’80%. Ma c’è un ma importante: una volta tanto, questa è la giusta sera di un tributo all’elvetico. Un giocatore che è riuscito a uscire dall’ombra di Roger Federer, fino ad assumere una propria autonomia distinta. E l’ha fatto molto bene: con tre Slam e numerosi trionfi di spicco, si è quasi posto come anello di congiunzione ideale tra i Big Four e il resto del circuito finché il fisico glielo ha consentito.

Exit mobile version