Tennis
Matteo Arnaldi: “Il piede non migliora quando mi fermo. Devo gestire tutto, è stancante mentalmente”
Ancora niente da fare per Matteo Arnaldi, sconfitto dopo una dura lotta contro l’australiano James Duckworth al primo turno degli US Open. Il giocatore sanremese esce subito da New York e lo fa anche con un po’ di amarezza, legata anche alle sue condizioni fisiche.
Dal primo set alla sconfitta: “Partita difficile, sicuramente. Lui ha giocato molto bene, è stato abbastanza solido per tutta la partita. Io sicuramente potevo far meglio, però se penso a tutti i problemi che ho avuto ultimamente, credo di poterla considerare comunque una buona partita. Sicuramente è arrivata la vittoria, però sono stato competitivo per un’ora e mezza circa, quindi posso prendere cose positive in mezzo a quelle negative”.
Se esistono rimpianti per le occasioni mancate nel quarto set: “No, non credo che potessi fare qualcosa di diverso. Lui ha giocato molto bene, devo riconoscerlo. Sono contento di essermi creato le opportunità, perché lui stava giocando meglio, ero un pochettino sotto di livello, non ero così brillante come all’inizio. Quindi sono contento di essermi creato le chance, poi lui ha giocato bene il tie-break, siamo andati in lotta, ha servito meglio di me ed è riuscito a portare a casa la vittoria”.
Resta positivo il bilancio della stagione a livello Slam (con il picco della semifinale, mai però giocata, al Roland Garros): “Sì, è positivo. Sicuramente, per tutti i problemi che ho avuto negli ultimi due anni, è una stagione super positiva. In un mese sono riuscito a fare quello che tanta gente non riesce a fare in tutto l’anno, quindi ci sono tante cose positive da quel mese. Però non è facile: c’è un dispendio mentale, energetico e di tante altre cose, avere questi infortuni che mi sto portando dietro da tanto tempo e per cui non riesco a essere concentrato solo su quello che voglio fare quando gioco. Sicuramente questa cosa non mi sta aiutando. C’è stata una parte positiva della stagione, adesso devo riuscire a risolvere tutti gli altri problemi per poi tornare a giocare come vorrei, libero, come mi manca.”
Il problema resta quello dei piedi: “I problemi li sapete già: c’è il destro e poi il sinistro. Questi due problemi mi limitano tanto e credo di aver speso tante energie per cercare di superare questi problemi quest’anno e già dall’anno scorso. Come ho detto, sono contento, ma allo stesso tempo anche stupito di dove sono in questo momento, per quanto mi sto allenando e per quanta riabilitazione sto facendo, cercando di giocare lo stesso. Sto facendo sempre buone partite, sicuramente non perfette, e questo si vede negli ultimi tornei e in tutto l’anno. Però c’è stato quel mese super positivo che mi ha dato tanta fiducia, perché sono riuscito comunque a fare un risultato del genere essendo infortunato. È brutto dirlo, ma alla fine non ero al 100% e continuo a non esserlo. Inizierò, secondo me, a giocare meglio e a stare più tranquillo in campo una volta che tutti questi problemi passeranno”.
Ed arriva anche il perché non si ferma: “Quello che abbiamo visto è che quando mi fermo il piede non migliora. Con tutti gli esperti con cui abbiamo parlato, è un problema per cui, anche se ti fermi sei mesi, puoi tornare ad avere lo stesso problema. Quindi non posso fermarmi, però allo stesso tempo devo gestire tutti i miei allenamenti, tutta la mia stagione, tutti i tornei che faccio. È stancante mentalmente. Se penso a due anni fa, quando ero qua, venivo, giocavo la partita, finiva la partita e pensavo a quella dopo. Adesso purtroppo devo pensare a tante altre cose oltre alla partita, che sicuramente non mi stanno permettendo di essere sereno quando sono in campo, di esprimermi e di giocare come vorrei. Sicuramente mi manca quello e spero di ritrovarlo presto”.
C’è però anche la possibilità di avere spazio per qualcosa di più importante del solo tennis: “Non lo so ancora, sinceramente. Sono iscritto ai primi tornei in Cina, però prima ho il matrimonio e tutto il resto, e vediamo un po’ come starò fisicamente. Vediamo domani: oggi non stavo malissimo, ma non stavo neanche bene. È difficile pianificare da qua a un mese. Sto vivendo abbastanza giorno per giorno da un anno e mezzo, quindi in base a come mi sento riusciamo ad allenarci di più e andare ai tornei, oppure a rallentare un pochettino, magari saltarne uno. Sicuramente, quando mi libererò da questi problemi, sarò un’altra persona”.
E sempre sul matrimonio: “Non sono stato il ruolo principale di tutta la pianificazione, però sono contento che, in un anno difficile ma allo stesso tempo buono, sarà qualcosa che aggiungo e che mi piacerà sicuramente”.
Dichiarazioni da Vanni Gibertini