Tennis
Lorenzo Musetti, affossato da un problema fisico, cede a Sweeny in quattro set agli US Open
Lorenzo Musetti saluta lo US Open al secondo turno e lo fa nel modo più amaro possibile, al termine di una partita che per almeno un set e mezzo sembrava avere preso la direzione attesa e che invece si è trasformata nell’ennesimo capitolo di una stagione tormentata. Dane Sweeny rimonta e si impone 3-6 6-1 6-2 6-2 in 2 ore e 36 minuti di gioco, conquistando per la prima volta in carriera il terzo turno di uno Slam, ma il punteggio racconta soltanto in parte ciò che è accaduto sullo Stadium 17.
Perché, a un certo punto, Musetti smette semplicemente di essere Musetti. Il problema fisico, comparso nel corso del secondo parziale e diventato via via più evidente, finisce per condizionare pesantemente la partita. L’azzurro chiede anche l’intervento del fisioterapista sul 3-0 del terzo set: non c’è ancora una diagnosi ufficiale e non è quindi possibile affermare con certezza che si tratti del ginocchio sinistro, ma è proprio in quella zona che sembrano concentrarsi i problemi che ne limitano gli spostamenti.
Eppure l’inizio prometteva altro. Lorenzo parte con la sicurezza del numero 14 del mondo, testa di serie numero 13 a New York, contro un avversario che occupa la posizione numero 123 del ranking ATP e che, prima di questo torneo, non aveva mai superato il primo turno di un Major.
L’azzurro interpreta il primo set con la maturità che gli si chiedeva. Non ha bisogno di strafare, costruisce il punto con pazienza, varia profondità e rotazioni e soprattutto riesce a tenere Sweeny lontano dalla zona di campo nella quale l’australiano può prendere velocità con il dritto. Il 6-3 iniziale sembra il preludio a una serata relativamente tranquilla. Il toscano, del resto, arrivava da una prima uscita convincente contro Arthur Fery, battuto 6-3 6-3 7-5 in due ore e dieci minuti.
Poi arriva la svolta. Nel secondo set Sweeny cambia passo, mentre Musetti comincia a perdere progressivamente quella brillantezza negli appoggi che gli permette di giocare il suo tennis fatto di variazioni, cambi di ritmo e improvvise accelerazioni. Il parziale scivola via velocemente, 6-1 per l’australiano. Non è soltanto una questione di punteggio: la sensazione dalla panchina e dagli spalti è che qualcosa non funzioni più nella macchina atletica dell’azzurro.
Nel terzo set il campanello d’allarme diventa impossibile da ignorare. Sweeny vola sul 3-0 e Musetti richiede il medical time-out. Il fisioterapista interviene fuori dal campo, mentre la partita entra inevitabilmente in una dimensione diversa. La localizzazione esatta del dolore non è stata ufficializzata e sarebbe dunque scorretto trasformare le immagini della partita in una diagnosi: il riferimento al ginocchio sinistro resta un’ipotesi. Quel che è certo è che Musetti appare limitato nei movimenti e nella capacità di spingere sulle gambe.
È qui che la partita prende una piega quasi crudele. L’aussie non ha bisogno di inventarsi nulla di straordinario: continua a mettere pressione, tiene la palla profonda e aspetta che sia il corpo di Musetti a presentargli il conto. L’italiano prova a restare aggrappato alla partita, recupera uno dei break e accorcia sul 2-4, ma subito dopo arriva un altro passaggio a vuoto. Sweeny chiude il terzo 6-2 e si porta a un solo set dal colpo più importante della sua giovane carriera.
Nel quarto parziale il copione è ormai segnato. Musetti prova a rimanere in campo, ma il suo tennis perde progressivamente profondità e soprattutto mobilità. Sweeny ne approfitta, strappa il servizio e si porta rapidamente avanti. L’italiano riesce ancora a reagire e a recuperare un break, ma è una fiammata destinata a spegnersi presto. L’australiano torna avanti, consolida il vantaggio e chiude 6-2, senza lasciarsi travolgere dall’importanza del momento. Per lui è il primo terzo turno in un torneo dello Slam; per Musetti è invece un’altra occasione mancata, ma soprattutto un’altra domanda sul suo stato fisico.