Formula 1
“La Ferrari poteva prendere Antonelli”: la rivelazione di Montezemolo. E svela il nome del “colpevole”…
Kimi Antonelli svetta in testa al Mondiale F1 con 292 punti e può fare affidamento su un vantaggio di ben 81 lunghezze nei confronti del compagno di squadra, 101 su Lewis Hamilton e 106 su Lando Norris. La stagione dell’alfiere della Mercedes si sta rivelando superlativa, con ben otto Gran Premi vinti sui quattordici disputati e la roboante rimonta di Monza (dal diciannovesimo posto sulla griglia di partenza al successo) a fare la voce grossa nel bottino del giovane pilota bolognese.
L’italiano era nell’orbita della Mercedes fin dalla tenera età e il rapporto con la scuderia anglo-tedesca sembra poter durare ancora molto a lungo, considerando gli eccellenti risultati e la possibilità di riportare il titolo piloti alle Frecce d’Argento, ma in passato Kimi Antonelli sarebbe stato molto vicino alla Ferrari. A svelarlo è stato Luca Cordero di Montezemolo in un’intervista concessa ad AS, apprezzato quotidiano sportivo spagnolo, alla vigilia del GP di Azerbaijan.
L’ex presidente della Scuderia di Maranello si è soffermato su un retroscena: “È un ragazzo straordinario: umile, con i piedi per terra e mentalmente forte. Ciò che mi dispiace è che la Ferrari abbia avuto l’opportunità di ingaggiarlo e non l’abbia fatta sua. Quando misi Massimo Rivola a capo del ‘team giovani’, lui aveva già individuato Antonelli per la Ferrari, ma Maurizio Arrivabene disse di no. Il motivo? Troppo giovane“.
Montezemolo ha poi proseguito: “È sfumata una grande opportunità, ma forse per Antonelli è stato quasi meglio così: un italiano così giovane alla guida della Ferrari avrebbe dovuto affrontare una pressione tremenda. In Mercedes, invece, ha debuttato lo scorso anno senza troppe responsabilità, avendo la possibilità di crescere, migliorare e correggere i propri errori. Quest’anno, con una vettura più competitiva, sta dimostrando tutto il suo valore“.
Non poteva mancare una critica alla Ferrari: “Non solo non vince, ma non è nemmeno competitiva. È dura accettarlo. In Formula 1 servono un’organizzazione impeccabile e una leadership forte. Oggi, guardando la situazione dall’esterno, è evidente che manchi una vera guida“.