Ciclismo
Ivan Quaranta: “Obiettivo qualificazione per Los Angeles 2028, poi si può sognare. Predomo non deve bruciare le tappe”
Fino a pochi anni fa la velocità azzurra su pista era un progetto da ricostruire quasi interamente. Oggi, invece, il settore guidato da Ivan Quaranta, ottimo velocista tra gli anni Novanta e Duemila, ha iniziato a raccogliere risultati che fino a poco tempo fa sembravano difficili da immaginare. Un percorso costruito con pazienza, programmazione e un lavoro quotidiano sui giovani, senza la pressione di dover raccogliere immediatamente risultati, ma con l’ambizione di riportare l’Italia a competere ai massimi livelli anche nelle discipline veloci. Il bilancio del commissario tecnico è inevitabilmente positivo, ma Quaranta non nasconde quanto ancora ci sia da fare. Perché se la crescita dei giovani ha già prodotto segnali importanti, il passaggio tra gli élite richiede un ulteriore salto di qualità, soprattutto sul fronte dei cosiddetti marginal gain: materiali, aerodinamica, galleria del vento, tecnica della partenza e dei cambi. Tutti dettagli che, ad alto livello, possono trasformarsi in decimi di secondo e decidere una medaglia. E proprio le Olimpiadi di Los Angeles 2028 rappresentano l’orizzonte verso cui guardare. L’obiettivo iniziale è ambizioso, ma concreto: qualificare entrambi i Team Sprint, maschile e femminile. Da lì, capire quanto l’Italia sarà riuscita ad avvicinarsi alle grandi potenze della velocità mondiale, Germania, Gran Bretagna e Francia su tutte. Nel frattempo, il settore continua a investire sui giovani talenti, dal promettente Mattia Predomo, ai due juniores Matteo Ghirelli e Filippo Cusumano, senza dimenticare la crescita del movimento femminile. Insieme a Quaranta abbiamo tracciato un bilancio di questo percorso e provato a capire dove può arrivare la velocità italiana nei prossimi due anni.
Che gratificazione ti dà ottenere questi risultati per un settore in cui hai dovuto ricostruire tutto da capo?
“Sto vivendo un sogno che, sinceramente, non pensavo si potesse realizzare. Quando siamo partiti eravamo praticamente a zero e, proprio per questo, nessuno si aspettava qualcosa da noi. Tutto quello che siamo riusciti a ottenere è stato quindi qualcosa in più, un risultato guadagnato sul campo. Questo ci ha permesso di lavorare con tranquillità, costruendo passo dopo passo. Credo che stiamo lavorando bene e che siamo sulla strada giusta. Vedere i ragazzi crescere e ottenere risultati importanti mi rende davvero molto orgoglioso”.
Cosa manca invece per un ulteriore salto di qualità?
“È chiaro che quando si lavora con i giovani è più semplice, perché puoi iniziare ad allenarli e a costruirli sin da subito secondo un determinato percorso. Quando, invece, si comincia a pretendere di vincere medaglie a livello élite, entrano in gioco tanti aspetti che possono fare la differenza. Penso alla cura dei materiali, all’aerodinamica, al lavoro in galleria del vento e, più in generale, a tutti quei piccoli dettagli che possono portare dei marginal gain importanti. Chiaramente dobbiamo competere con nazioni come la Germania, la Gran Bretagna e la Francia, che investono tantissimo in questo settore. Anche noi ci stiamo arrivando, ma serve il giusto tempo per costruire tutto nel modo corretto”.
Il reclutamento da altre discipline sta proseguendo?
“Sì, stiamo continuando a farlo. Non è semplice, perché chiaramente chi va forte in un’altra disciplina tende a rimanere dove si trova e non posso certo pretendere di prendere il Campione del Mondo di un’altra specialità. Però continuiamo a guardare in giro, a cercare ragazzi che possano avere caratteristiche interessanti per la pista e soprattutto per la velocità. È un lavoro che richiede tempo, perché bisogna individuare il talento e poi capire se può essere sviluppato in questa disciplina”.
Quali sono i margini di miglioramento cronometrici nella velocità a squadre? Sognare una medaglia alle Olimpiadi è possibile?
“In questi due anni abbiamo raggiunto risultati che, all’inizio, non pensavamo nemmeno di poter raggiungere. Questo ci dà fiducia, ma sappiamo anche di avere ancora tanto lavoro da fare. Dobbiamo migliorare sotto il profilo dell’aerodinamica e dei materiali delle biciclette, ma anche sulla tecnica del cambio, sulla partenza e sulla gestione di tutta la prova. Facciamo ancora parecchi errori, che magari presi singolarmente sono piccolezze, ma quando si parla di una medaglia olimpica sono errori che non possiamo più permetterci. Sono fiducioso perché abbiamo ancora due anni davanti e credo che ci siano tutti i margini per crescere. I ragazzi arriveranno a Los Angeles con l’età giusta per poter pensare di giocarsi qualcosa di importante. Io ci credo. Dobbiamo cercare di arrivare a quell’appuntamento partendo con il piede giusto, consapevoli delle nostre qualità e del lavoro che abbiamo fatto. Poi sarà la pista a dirci dove saremo rispetto agli altri”.
Cosa manca invece a Mattia Predomo per diventare un big della velocità individuale? Per lui forse Los Angeles 2028 arriva troppo presto?
“Per Predomo Los Angeles può essere un traguardo ambizioso e l’obiettivo deve essere quello di arrivare a disputare un’Olimpiade da protagonista. Però due anni sono tanti e bisognerà vedere se tutto andrà per il verso giusto, come chiaramente ci auguriamo. Mattia è ancora giovane, ha soltanto 22 anni, quindi dobbiamo seguire la sua crescita in maniera fisiologica e naturale, senza bruciare le tappe. Per arrivare a determinati livelli bisogna affrontare carichi di lavoro importanti e serve il giusto tempo per poterli fare e assimilare. Non possiamo pensare di accelerare troppo il processo. Mattia ha qualità e margini di crescita, ma dobbiamo accompagnarlo nel percorso giusto. Se tutto andrà bene, Los Angeles può diventare sicuramente un obiettivo molto interessante per lui”.
Cosa ti aspetti da Matteo Ghirelli e Filippo Cusumano?
“Ghirelli e Cusumano sono due degli juniores più forti al mondo e per entrambi proveremo a costruire un percorso che permetta loro di inserirsi gradualmente con i più grandi, facendo le esperienze necessarie. Cusumano ha già fatto registrare tempi da élite, quindi lo considero già competitivo e credo possa fare bene anche nel passaggio di categoria. Ghirelli sta girando su tempi molto interessanti e anche con lui proveremo a fare un ulteriore passo in avanti. Per noi è molto importante avere una squadra con un numero importante di corridori competitivi. Più la rosa è ampia e più abbiamo possibilità di scelta, perché nell’arco di una stagione può succedere di tutto e l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. Avere una squadra ben assortita, con più ragazzi in grado di competere ad alto livello, può fare la differenza soprattutto pensando a un appuntamento come Los Angeles”.
Maya Ferrante potrebbe dare un nuovo impulso alla velocità femminile?
“Maya per il momento la sto lasciando un po’ tranquilla, perché voglio che faccia il suo percorso senza metterle addosso troppe pressioni. Da gennaio, però, la inseriremo con le più grandi e vedremo come reagirà a questo nuovo livello. Sarà un passaggio importante per capire quali possono essere i suoi margini e come potrà inserirsi nel gruppo”.
Nella velocità individuale e a squadre femminile si sono visti dei miglioramenti, ma non ancora a livello degli uomini: cosa ti aspetti nel medio e lungo periodo?
“Mi aspetto grandi miglioramenti. Abbiamo ragazze che hanno qualità e che possono ancora crescere molto. Miriam Vece è una delle migliori velociste che abbiamo e credo che possa disputare un buon Mondiale a metà ottobre. Ha esperienza e qualità e può essere competitiva. Matilde Cenci, invece, ha sentito un po’ il passaggio di categoria, che non è indifferente. Stiamo parlando di una ragazza che da juniores ha vinto tre Mondiali, quindi sappiamo bene quali sono le sue qualità. Il passaggio tra le categorie richiede però tempo e non sempre la crescita è immediata. Prima o poi arriverà anche lei, bisogna semplicemente darle il tempo necessario per adattarsi e continuare a lavorare”.
Miriam Vece può essere una carta da medaglia stabile tra Mondiali e Olimpiadi nel keirin?
“Miriam arriverà alle Olimpiadi con la giusta maturità, sia dal punto di vista fisico sia da quello psicologico. Per lei sarà sicuramente un grande obiettivo. Il keirin è la disciplina nella quale riesce a esprimersi meglio e credo che possa essere competitiva ai massimi livelli. Non va male nemmeno nei 200 metri lanciati, anche se in quella specialità è un po’ leggera rispetto ad alcune delle sue avversarie. Sarà quindi tutto da vedere, ma sicuramente credo che possa arrivare a un Mondiale da protagonista e, guardando più avanti, avere l’opportunità di giocarsi le proprie carte anche a livello olimpico”.
In generale, qual è il tuo obiettivo per Los Angeles 2028?
“Il primo grande obiettivo è riuscire a partecipare con entrambi i Team Sprint, quello maschile e quello femminile. Sarebbe già un traguardo molto importante per tutto il movimento. Partendo da questo, una volta raggiunta la qualificazione, strada facendo inizieremo a capire dove saremo rispetto alle altre nazioni e quanto saremo riusciti ad avvicinarci alle grandi potenze della velocità. Poi, naturalmente, se ci sarà la possibilità di puntare a qualcosa di più, proveremo a farlo. Sarebbe un ulteriore sogno, ancora più bello da realizzare. Ma dobbiamo procedere un passo alla volta, continuando a lavorare come abbiamo fatto in questi anni. Un grande ringraziamento va fatto sicuramente alla FCI e ai Corpi di Stato che seguono e supportano costantemente i nostri ragazzi”.