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Italia-Turchia, un anno dopo è ancora Velasco contro Santarelli: a Istanbul ci si gioca l’Europeo che vale Los Angeles 2028

Enrico Spada

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Italia Volley / Cev

Erano le due squadre più attese e non hanno mancato l’appuntamento. Italia e Turchia si ritrovano oggi alle 18.00 alla Sinan Erdem Sports Hall di Istanbul per giocarsi il titolo degli Europei 2026 e di conseguenza anche il pass diretto per i Giochi Olimpici di Los Angeles, al termine di un percorso che ha confermato la forza delle due grandi favorite. Da una parte le campionesse olimpiche e mondiali di Julio Velasco, ancora imbattute nel torneo, dall’altra le padrone di casa guidate da Daniele Santarelli, sostenute da un palazzetto che si annuncia infuocato. È anche la riedizione della finale degli ultimi Mondiali, vinta dall’Italia, e offre dunque al tecnico di Conegliano e alla sua Turchia la possibilità della rivincita.

Velasco contro Santarelli, Egonu e Antropova contro Vargas, Danesi e Fahr contro Eda Erdem e Zehra Güneş: la finale mette di fronte due squadre costruite per arrivare fino in fondo, ma con caratteristiche differenti. L’Italia ha nella quantità delle soluzioni offensive uno dei propri grandi vantaggi. Il modulo con Antropova schierata in posto 4 insieme a Sylla ed Egonu opposto consente ad Alessia Orro di disporre contemporaneamente di un potenziale d’attacco difficilmente eguagliabile, al quale si aggiunge la capacità delle centrali di incidere sia in primo tempo sia a muro. La Turchia possiede invece in Melissa Vargas un terminale al quale può affidare un volume enorme di palloni senza perdere pericolosità, soprattutto nelle situazioni di palla alta.

La prima grande battaglia sarà inevitabilmente servizio-ricezione. Santarelli può provare a mettere sotto pressione soprattutto la zona occupata da Antropova, costringendola a sostenere un carico importante in seconda linea prima di attaccare. È uno degli equilibri più delicati del sistema scelto da Velasco: la presenza contemporanea di Egonu e Antropova aumenta enormemente il peso offensivo dell’Italia, ma richiede un lavoro supplementare a Sylla e Fersino nella gestione della ricezione e delle coperture. La semifinale con la Polonia ha mostrato come, quando la ricezione si allontana dalla rete, l’Italia debba essere particolarmente lucida nella gestione della palla alta. Lo stesso Velasco ha indicato questo aspetto come uno dei punti da migliorare in vista della finale.

Dall’altra parte, l’Italia dovrà cercare di togliere qualità alla ricezione turca per limitare il gioco al centro. Quando Elif Şahin può giocare con la palla in testa, Eda Erdem e Zehra Güneş rappresentano due minacce che obbligano il muro azzurro a rispettare il primo tempo e possono creare spazi enormi per Vargas. La semifinale contro la Serbia ha confermato l’efficacia delle centrali turche: Erdem ha chiuso con 12 punti e il 56% in attacco, Güneş con 11 e il 58%, mentre Vargas ha aggiunto 18 punti. Portare la Turchia lontano dalla rete significherebbe rendere più leggibile la distribuzione e consentire al sistema muro-difesa italiano di concentrarsi maggiormente sull’opposto.

Ed è proprio la correlazione muro-difesa una delle possibili chiavi della finale. Contro la Polonia l’Italia ha costruito una superiorità impressionante in questo fondamentale, chiudendo con 18 muri contro i quattro delle avversarie. Danesi ne ha messi a segno quattro, Fahr quattro, Egonu tre e Sylla tre. Contro Vargas, però, non basterà cercare il punto diretto: sarà fondamentale sporcare il maggior numero possibile di palloni, orientare i colpi e permettere alla difesa di trasformare la potenza turca in occasioni di contrattacco. La stessa strategia dovrà essere utilizzata contro le attaccanti di posto 4, dove Santarelli dispone di diverse alternative e può modificare gli equilibri durante la partita.

L’Italia può rispondere con una distribuzione offensiva potenzialmente più varia. Egonu resta il riferimento principale, reduce dai 20 punti contro la Polonia e dai 27 messi a segno contro la Svezia, ma il valore aggiunto della squadra di Velasco sta proprio nella possibilità di non dipendere esclusivamente dal proprio opposto. Antropova può attaccare da posto 4 e dalla seconda linea, Sylla garantisce equilibrio e capacità di risolvere palloni complicati, mentre Danesi e Fahr obbligano il muro avversario a non abbandonare mai il centro della rete. Per Orro la sfida sarà riuscire a mantenere questa varietà anche quando la ricezione non sarà perfetta.

Sul piano individuale, naturalmente, Egonu-Vargas è il confronto destinato ad attirare maggiormente l’attenzione, ma ridurre la finale a un duello tra opposti sarebbe limitante. La Turchia ha dimostrato di poter affiancare alla propria fuoriclasse una presenza importante delle centrali, mentre l’Italia ha portato fino a Istanbul una struttura nella quale Egonu e Antropova possono dividere il peso dell’attacco. Sarà importante anche capire quale delle due squadre riuscirà a proteggere meglio il proprio terminale principale nei momenti di ricezione negativa, quando aumenterà inevitabilmente il numero delle palle alte e il muro avversario potrà organizzarsi.

C’è poi una partita che non sarà misurabile dalle statistiche. La Sinan Erdem Sports Hall sarà il territorio della Turchia, con una pressione ambientale completamente diversa rispetto a quella affrontata dall’Italia nelle precedenti partite. Velasco ha già trasformato questo scenario in una sfida psicologica, parlando di un’Italia chiamata a giocare “contro tutti”. Per la Turchia il sostegno del pubblico rappresenterà una spinta enorme, ma porta con sé anche il peso di una finale europea disputata in casa. L’Italia arriva invece all’appuntamento con la consapevolezza di una squadra abituata a giocare e vincere partite di questo livello e con una serie di 39 successi consecutivi contro Nazionali europee.

Anche la finale mondiale dello scorso anno resta inevitabilmente sullo sfondo. Per Santarelli rappresenta l’occasione di prendersi la rivincita contro Velasco, mentre per l’Italia la sfida consiste nel dimostrare ancora una volta di saper gestire la pressione quando la posta in palio diventa massima. Non sarà però la ripetizione di quella partita: dodici mesi di lavoro, nuovi equilibri e soprattutto la soluzione Antropova in banda hanno modificato il volto tattico delle azzurre. L’Italia cerca il quarto titolo europeo della propria storia dopo quelli del 2007, 2009 e 2021 e può completare una combinazione straordinaria, aggiungendo l’Europeo ai titoli olimpico e mondiale che già detiene. La Turchia vuole invece sfruttare il fattore Istanbul e rovesciare il verdetto della finale iridata. Due squadre attese fin dall’inizio davanti a tutte le altre sono arrivate esattamente dove ci si aspettava.

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