Ciclismo
Il gregario di Pogacar che succede a Lance Armstrong: la storia di Brandon McNulty, il nuovo campione
La vittoria di Brandon McNulty era oggettivamente imprevedibile e impronosticabile alla vigilia dei Mondiali: il successo dello statunitense nella prova in linea era quotato addirittura a 48 dagli allibratori, che ritenevano fosse quasi impossibile assistere all’affermazione dell’americano sul circuito di Montreal. Scommettere sul 28enne nativo di Phoenix era a tutti gli effetti un atto di fede sportiva, in cui soltanto qualche fervente appassionato avrebbe creduto.
In assenza dello sloveno Tadej Pogacar, incapace di andare a caccia del terzo titolo iridato consecutivo a causa della caduta rimediata alla Vuelta di Spagna, i grandi favoriti per la medaglia d’oro erano il belga Remco Evenepoel e il francese Paul Seixas, con il messicano Isaac Del Toro, l’altro belga Wout van Aert e l’olandese Mathieu van der Poel in seconda battuta. La rassegna iridata è stata invece stravolta da una cosiddetta fagianata, una sortita in sordina che ha colto tutti di sorpresa a 35 km dal traguardo e ha messo i big nel sacco.
Una sorpresa di questo livello non la si vedeva dal 2014 (il polacco Michal Kwiatkowski) o dal 2019 (il danese Mads Pedersen davanti al nostro Matteo Trentin) nella manifestazione che si disputa con i colori delle Nazionali, l’unica insieme alle Olimpiadi e agli eventi continentali. L’uomo dell’Arizona ha fatto saltare il banco e porta in dote un diktat già chiaro: nei prossimi dodici mesi l’iconica maglia arcobaleno, la più amata in seno al gruppo, sarà sulle spalle di un gregario.
Brandon McNulty è un onorevolissimo, abilissimo, eccellentissimo uomo di supporto: il suo ruolo nel ciclismo contemporaneo è ben delineato, è uno dei corridori che fungono da spalla al dominatore del panorama internazionale, è uno dei fidi assistenti di Tadej Pogacar, a cui tra l’altro succede nell’albo d’oro dei Mondiali. Nel 2020 entrò nel Word Tour con i colori della UAE Emirates e ha un contratto con il club emiratino fino al 2030, ha affiancato lo sloveno nell’ultimo trionfale Tour de France e al vittorioso Giro d’Italia 2025.
Il suo rapporto con il cinque volte vincitore della Grand Boucle è molto intenso ed è inevitabile ricordare quanto successe il 14 settembre 2025, proprio a Montreal: la coppia della UAE Emirates fece il vuoto e, giunti nei pressi del traguardo, Pogacar omaggiò il proprio gregario, concedendogli la vittoria nella località in cui un anno dopo avrebbe conquistato il risultato più bello della carriera. Brandon McNulty è stato investito da un’automobile pochi istanti prima della cronometro di Evian all’ultimo Tour de France, fortunatamente senza conseguenze.
Si tratta di un gregario di lusso, con all’attivo 23 successi da professionista: i primi al Giro di Sicilia nel 2019 (seconda tappa e classifica generale), spiccano il sigillo nella quindicesima tappa del Giro d’Italia 2023 (la movimentata Seregno-Bergamo) e la stoccata nella cronometro individuale che aprì la Vuelta di Spagna 2024, quando indossò anche la maglia rossa. L’americano non alzava le braccia al cielo dal 5 ottobre 2025, quando si impose nella generale della CRO Race: era passato praticamente un anno…
Brandon McNulty è diventato il terzo statunitense a laurearsi Campione del Mondo dopo le gesta di Greg LeMond ad Altenrhein nel 1983 (davanti ad Adrie van der Poel, il papà di Mathieu) e di Lance Armstrong. Sì, proprio lui, uno degli uomini più contestati della storia del ciclismo: nel 1993, quando aveva appena 22 anni, dettò legge a Oslo con un attacco inatteso e rifilò 19 secondi di distacco a Miguel Indurain. In seguito si dovette fermare a causa di un tumore ai testicoli, tornò in gara e conquistò sette Tour de France consecutivi dal 1999 al 2005, salvo poi confessare di avere utilizzato sostante dopanti e vedersi privato di tutti i risultati conseguiti dal 1° agosto 1998, dunque conservando l’oro iridato. Gli USA sono tornati a festeggiare dopo 33 anni di digiuno.