Pallavolo

Grbić contro Giani, potenza contro velocità: le chiavi della finale Polonia-Francia

Enrico Spada

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Kamil Semeniuk / Fivb

Diciassette anni dopo Smirne, Polonia e Francia tornano a contendersi il titolo europeo, senza dimenticare che due anni fa furono le protagoniste della finale olimpica che premiò i padroni di casa a Parigi. Alle 21.00 l’Unipol Forum di Assago ospita una finale che mette di fronte i campioni in carica e la Nazionale vincitrice delle ultime due Olimpiadi. Per i polacchi è la settima finale continentale, con la possibilità di conquistare il terzo oro; per i francesi è la sesta, alla ricerca del secondo successo. Nel 2009 vinse la Polonia guidata dal compianto Daniel Castellani contro la Francia di Philippe Blain. Stavolta saranno Nikola Grbić e Andrea Giani a cercare la soluzione a una sfida che promette di decidersi soprattutto nei primi due tocchi.

I percorsi verso Assago spiegano perché sia difficile assegnare un vantaggio netto. Entrambe hanno vinto sette partite su otto: la Polonia ha conquistato 23 set e ne ha ceduti tre, la Francia presenta un bilancio di 23-5. La sconfitta francese nel girone con la Romania arrivò quando il primo posto era già assicurato e Giani aveva dato spazio a numerose seconde linee. Nella fase a eliminazione diretta, i polacchi non hanno perso un parziale; i francesi ne hanno lasciato soltanto uno. La differenza di energie accumulate negli ultimi incontri è minima e difficilmente potrà diventare, da sola, una chiave della finale.

La prima battaglia sarà al servizio. La Francia ha un bersaglio possibile in Wilfredo León: lo schiacciatore polacco resta un attaccante capace di risolvere anche palloni difficili, ma la sua ricezione è stata messa sotto pressione nelle ultime uscite. Cercarlo con continuità potrebbe rallentare il gioco di Marcin Komenda, ridurre la disponibilità dei centrali e costringere León ad attaccare subito dopo avere ricevuto. È una scelta che richiede precisione: regalare battute facili consentirebbe alla Polonia di uscire rapidamente dalla rotazione e di utilizzare tutte le sue opzioni.

Dall’altra parte, la Polonia proverà a togliere ritmo ad Antoine Brizard. Quando la ricezione francese gli permette di giocare vicino a rete, il palleggiatore può alternare la potenza di Théo Faure, la velocità sulle bande e il primo tempo dei centrali senza dare al muro avversario un riferimento stabile. La semifinale ha confermato quanto possa incidere Mathis Henno: sta offrendo punti in attacco senza sottrarsi al lavoro in ricezione. La battuta polacca dovrà metterlo alla prova e, soprattutto, impedire che Brizard possa servirlo in condizioni ideali. La Polonia possiede però una qualità decisiva nelle finali: sa fare punto anche quando l’azione nasce male. León, Bartłomiej Bołądź e Tomasz Fornal offrono a Komenda tre soluzioni differenti sui palloni alti. La forza di León può superare un muro ben composto; Bołądź garantisce volume in posto due; Fornal aggiunge lettura, difesa e capacità di gestire gli scambi lunghi. Contro la Slovenia, la ricezione polacca non è stata sempre pulita, ma la squadra ha continuato a trovare punti nei momenti che contavano. La Francia dovrà quindi trasformare le ricezioni difficili degli avversari in occasioni per difendere e contrattaccare: il solo servizio aggressivo potrebbe non bastare.

Per i francesi sarà altrettanto importante evitare che il proprio gioco si riduca a Faure e Henno. Trévor Clévenot può incidere anche quando non è il principale realizzatore, stabilizzando la ricezione e scegliendo con intelligenza i colpi nei palloni meno comodi. François Huetz e Simon Magnin dovranno continuare a impegnare il muro polacco al centro. Se Brizard riuscirà a coinvolgerli, si apriranno spazi per gli attaccanti di banda; se la ricezione lo porterà ripetutamente lontano da rete, la superiorità fisica polacca nel muro-difesa diventerà più difficile da aggirare.

Anche la Polonia ha bisogno dei suoi centrali per non dipendere dalla forza delle bande. Bartłomiej Lemański ha mostrato un’ottima efficacia offensiva nelle ultime uscite, mentre Szymon Jakubiszak può dare velocità al cambio palla. Il loro coinvolgimento sarà un indicatore della pressione esercitata dalla battuta francese: più Komenda potrà cercarli, meno Giani riuscirà a predisporre il muro sulle traiettorie di León e Bołądź. È qui che la sfida tra i due palleggiatori può assumere un peso superiore a quello dei singoli duelli tra attaccanti.

La gestione delle seconde opportunità potrebbe spostare l’equilibrio. Le due finaliste dispongono di terminali capaci di chiudere al primo colpo, ma in una partita così equilibrata conterà soprattutto la qualità del tocco a muro e della ricostruzione successiva. La Francia tende a esprimersi al meglio quando può difendere e ripartire rapidamente; la Polonia ha struttura e pazienza per allungare lo scambio senza perdere efficacia. Impedire all’avversaria di chiudere un pallone apparentemente favorevole può valere quanto un ace. C’è infine la pressione del risultato. La Polonia difende il titolo del 2023 e arriva alla finale dopo avere vinto anche la VNL 2026: la continuità dei grandi appuntamenti la rende la favorita di misura. La Francia ha dalla sua l’abitudine a giocare le partite che assegnano un trofeo e un sistema offensivo capace di cambiare ritmo senza affidarsi sempre allo stesso uomo. Entrambe conoscono il peso di una finale; conterà chi saprà restare fedele al proprio gioco quando il servizio avversario toglierà le prime certezze.

Il precedente del 2009 dà alla serata una cornice, ma il titolo di Assago passerà da domande molto attuali: la Francia riuscirà ad allontanare Komenda da rete senza concedere troppo a León? La Polonia saprà limitare le combinazioni di Brizard e contenere Henno e Faure nello stesso momento? La squadra che imporrà più spesso queste condizioni avrà in mano il terzo oro polacco o il secondo francese.

Grbić dovrebbe confermare il sestetto utilizzato nelle ultime due partite: Komenda in regia con Bołądź opposto, León e Fornal schiacciatori, Lemański e Jakubiszak centrali, Popiwczak libero. È una formazione che offre molta potenza sui palloni alti, ma la scelta di partire con León pone subito una questione in ricezione: se la Francia lo cercherà con insistenza, Fornal e il libero dovranno aiutarlo a mantenere stabile il primo tocco. Semeniuk è l’alternativa più importante dalla panchina: il suo eventuale ingresso potrebbe dare maggiore equilibrio alla seconda linea e cambiare le opzioni di Grbić senza stravolgere il gioco.

Anche Giani sembra orientato a partire con il sestetto consolidato nella fase a eliminazione diretta: Brizard-Faure in diagonale, Henno e Clévenot in banda, Huetz e Magnin al centro, Diez libero. Henno è diventato un riferimento offensivo senza rinunciare ai compiti in ricezione; Clévenot offre esperienza e stabilità accanto a lui. La scelta iniziale dei francesi sarà quindi meno legata ai nomi che alla loro tenuta contro la battuta polacca. Se Brizard riceverà palloni giocabili vicino a rete, potrà coinvolgere subito i centrali; se la Polonia lo costringerà a distribuire da lontano, crescerà il carico su Faure e sui due schiacciatori.

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