Focus
Giuseppe Bramante: “Pattinaggio a rotelle e medico: ho trovato l’equilibrio. Al ghiaccio avevo pensato…”
Giuseppe Bramante è stato l’ospite dell’ultima puntata di OA Focus, in onda sul canale Youtube di OA Sport. Il pattinatore siracusano ha scritto pagine di storia di questo sport conquistando titoli a ripetizione, italiani e non. Non solo, il classe 1997 sta vivendo di pari passo anche la carriera del medico, per una carriera davvero doppia.
La conferma arriva direttamente dalla sue parole: “Sono conosciuto come il medico che fa l’atleta – sorride – Una doppia vita. Diversi pazienti mi hanno riconosciuto, soprattutto dopo i Giochi del Mediterraneo appena conclusi. Una bellissima esperienza, era la prima volta che il pattinaggio era in calendario. Vivere Casa Italia è stato bellissimo in ogni aspetto. Quante emozioni. Avevo già partecipato a due edizioni dei World Games, ma questa volta è stato diverso”.
La specialità si chiama pattinaggio corsa su rotelle: “Facciamo gare di gruppo, tranne quelle di velocità come i 200 metri. Ci sono contatti, cadute e può succedere di tutto. Assomiglia da vicino alla mass start nel pattinaggio su ghiaccio. Quando mi sono innamorato di questo sport? Era di famiglia. Mio padre e mio zio erano pattinatori. Ho iniziato per gioco fino a 13-14 anni. Ci tenevo ma non ottenevo risultati. Dopo i 15-16 anni ho ottenuto le prime vittorie e convocazioni in Nazionale. Ho iniziato a pensare di potercela fare”.
Nella sua carriera ha conquistato 39 titoli. Dopo tanti successi si festeggia ancora ogni vittoria o ci si abitua? “No, ogni gara ha la sua storia e ogni vittoria rispecchia qual è il periodo pre-gara. Cosa ha fatto la differenza per me? Perseveranza e costanza. Non saltare gli allenamenti, rimanere rigorosi anche nella dieta, sono fondamentali. Sacrifici che poi vengono ripagati. Queste sono le caratteristiche fondamentali in questo sport. Se dovessi dare un consiglio ai giovani non direi nient’altro che quello”.
Riuscire a vivere carriera sportiva e medica è stata una sfida ulteriore? “Ci sono state volte nelle quali volevo mollare. Tra studio, trasferimento qui in Veneto 3 anni fa, un clima diverso, cambiare squadra. Una serie di cose che mi avevano fatto chiedere chi me lo facesse fare. Ora invece ho trovato la mia stabilità e sono felice”.
Una gara da consigliare a chi non conosce bene questo sport? “Sicuramente la 1000 metri sprint. Una gara dove corriamo in 8 su una pista di 200 metri per cui sono 5 giri e può accadere di tutto. Una prova davvero spettacolare. Anche la staffetta che forse è ancor più emozionante. Siamo in uno sport individuale, ma è un po’ come il ciclismo. Nel Mondiale corriamo in 2, nell’Europeo in 3. Ovviamente dobbiamo ascoltare le direttive del CT e agire di conseguenza. La gara a squadre è importante”.
Non è facile, però, fare questo sport in Italia: “Purtroppo piste ce ne sono poche, anche nelle grandi città. Un vero peccato. A Rovigo, invece, c’è un impianto che sfruttiamo e si è costruito un bel movimento”.
A questo punto quali saranno i prossimi obiettivi? “Partiremo il primo ottobre in direzione del Paraguay per i Mondiali e ci saranno tutte le discipline in un grande evento. Mi sto allenando e preparando al massimo conciliando anche lo studio”.
Un pensiero per il passaggio al ghiaccio? “Pensato sì, dopo le ultime Olimpiadi. Alcuni hanno già fatto il passaggio e sono ai massimi livelli. Loro correvano con me . Io vivo una situazione un po’ diversa perché non è facile fare quella vita e, di pari passo, fare il medico. Ci proverò senza impegno, per dire che almeno una volta nella vita l’ho fatto, in maniera tranquilla”.
CLICCA QUI PER VEDERE LA PUNTATA COMPLETA DI OA FOCUS