Atletica
Gianmarco Tamberi e la gloria del mondiale stagionale: la world lead e il n. 1 per la terza volta. Perché il 2.37 ha un peso
Gianmarco Tamberi ha firmato la miglior prestazione mondiale stagionale nel salto in alto proprio in chiusura di questa annata agonistica, sciorinando tutta la sua classe in occasione degli Ultimate Championship. Il fuoriclasse marchigiano aveva già tentato un doppio assalto a 2.35 metri tra la tappa di Diamond League in Silesia e i Giochi del Mediterraneo, ma tra la Polonia e Taranto non era riuscito a ritoccare il 2.34 che lo statunitense JaVaughn Harrison aveva firmato a inizio agosto in quel di Monaco.
La magia gli è riuscita ieri sera a Budapest, valicando 2.35 al primo tentativo, proprio in faccia al grande rivale americano, con cui stava duellando per la vittoria nella capitale ungherese, proprio come successe ai trionfali Mondiali 2023 disputata nella località magiara. Il Campione Olimpico di Tokyo 2020 non si è accontentato e ha poi stampato un superlativo 2.37 al secondo affondo, rafforzando ulteriormente il suo status di numero 1 del mondo in un 2026 che gli ha portato in dote anche il trionfo agli Europei.
Il definitivo campione di tutto (sempre che non aggiungano nuove competizioni…) ha eguagliato la misura con cui trionfò ai Giochi cinque anni fa e nella rassegna continentale casalinga nel 2024, portandosi a due centimetri dal suo record italiano ormai vecchio di dieci stagioni (sono stati vani i tentativi alla vertiginosa quota di 2.41).
Non si tratta di un obiettivo banale: chiudere l’annata agonistica con la world lead conferisce un certo status di prestigio e avvalora la bontà tecnica di una stagione per un atleta. Il ribattezzato Gimbo ci riuscì nel 2024, quando saltò 2.37 metri in occasione del trionfo agli Europei di Roma (esplodendo poi in una gioia sfrenata, tra l’altro davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella). Era il grandissimo favorito alle Olimpiadi di Parigi, ma poi dovette fare i conti con dei calcoli renali.
Primato mondiale stagionale anche nel 2021, con il 2.37 valso l’apoteosi ai Giochi di Tokyo, anche se fu una world lead condivisa con altri tre atleti: il qatarino Mutaz Essa Barshim (sul gradino più alto del podio a cinque cerchi proprio insieme all’azzurro), il russo Ilya Ivanyuk e il bielorusso Maksim Nedasekau. Ora la terza perla su questo fronte, a ulteriore riprova che la caratura del 34enne non si misura soltanto in medaglie e allori, ma anche con prestazioni tecniche impattanti.