Ciclismo
Garzelli: “Ciccone outsider in un Mondiale aperto. Con Finn ci vuole pazienza: non credo sarà con i migliori a Montreal”
A conclusione della cronometro iridata, che ha visto Remco Evenepoel conquistare per la quarta volta consecutiva il titolo mondiale nella prova contro il tempo, abbiamo raggiunto Stefano Garzelli, appena rientrato dal Giro della Campania. Con l’ex corridore e vincitore del Giro d’Italia 2000 abbiamo analizzato la prova di Evenepoel e Filippo Ganna, ma anche le prospettive in vista della prova in linea. Un Mondiale che, senza Tadej Pogacar, si presenta particolarmente aperto e nel quale l’Italia può contare su una squadra competitiva e ricca di alternative. Tra i nomi indicati da Garzelli c’è anche Giulio Ciccone, mentre particolare attenzione viene riservata ai giovani Giulio Pellizzari, Davide Piganzoli e Lorenzo Finn, al suo primo Mondiale tra i professionisti.
Evenepoel ha riscritto la storia del ciclismo conquistando il suo quarto titolo mondiale consecutivo nella cronometro, davanti a Ganna e Seixas. Ti aspettavi quest’ordine di arrivo?
“Sì, per quanto riguarda il confronto tra Evenepoel e Ganna, il belga ha dimostrato in questi anni di essere più forte di Filippo nelle cronometro, oltre ad arrivare a questo appuntamento con una condizione davvero importante. Per quanto riguarda Seixas, invece, non mi aspettavo di trovarlo sul podio. Sapevo che poteva essere vicino ai migliori, ma il terzo posto è sicuramente un risultato sorprendente. Sta bruciando le tappe in maniera incredibile”.
Preso atto che Evenepoel è superiore su queste distanze, Ganna farebbe meglio a concentrarsi sulla pista in vista delle Olimpiadi?
“Non esiste solo la vittoria: ci sono anche i secondi e i terzi posti, che restano risultati importanti. Ganna potrà continuare a concentrarsi anche sulle Classiche e poi, nell’anno olimpico, deciderà su cosa sarà meglio puntare. Filippo ha ancora davanti a sé corse su strada come la Milano-Sanremo e la Parigi-Roubaix, che sono gare alle quali tiene molto e nelle quali secondo me farebbe bene a riprovarci. Ha le caratteristiche per poter essere protagonista anche lì”.
Senza Pogacar, ci apprestiamo a vivere un Mondiale incerto come non accadeva da anni. Evenepoel, Seixas e Del Toro sono i tre nomi da cui uscirà la maglia arcobaleno? E tra questi chi vedi meglio?
“Non vedo un nome su tutti. Evenepoel, Seixas e Del Toro sono sicuramente grandi favoriti, ma ci sono anche Van der Poel e Van Aert, che possono essere corridori da tenere d’occhio. Sarà sicuramente una bella corsa, senza ombra di dubbio. Mi aspetto una gara molto tattica, con tanto controllo, e credo che possa rimanere aperta fino all’ultimo”.
Come pensi correrà il Belgio con in squadra Evenepoel e Van Aert?
“Credo che inizialmente correranno con due punte. Non penso però che un Van Aert, dopo aver disputato una Vuelta molto forte, possa andare a Montreal con l’idea di lavorare esclusivamente per Evenepoel. Se poi la corsa e la strada diranno che Remco sarà più forte, sicuramente Wout si metterà a disposizione della squadra. Il percorso forse è un po’ duro per le caratteristiche di Van Aert, ma credo che proverà comunque a giocarsi le sue possibilità fino in fondo”.
Se dovessi fare un nome da outsider?
“Giulio Ciccone. È un corridore che può fare bene e che negli appuntamenti importanti spesso riesce a esaltarsi. Ha la distanza nelle gambe e credo che sia arrivato a uno degli ultimi anni in cui può provare a ottenere un grande risultato a un Mondiale. Sono convinto che possa fare una bella corsa”.
L’Italia, dopo diversi anni, si presenta con una squadra competitiva. Come pensi che dovranno muoversi i nostri azzurri?
“Non c’è Pogacar, ma ci sono comunque quattro o cinque corridori che sono dei fenomeni. Bisogna quindi capire come provare a mettere in difficoltà questi grandi campioni. Io rischierei Ciccone fino alla fine, cercando di tenerlo nella miglior posizione possibile, per poi provare a giocare le carte di corridori esperti come Bettiol o Trentin. Ci sono anche Pellizzari e Piganzoli, che sono in ottima condizione, mentre Cattaneo sarà un po’ il regista della squadra in corsa. Poi c’è Finn: per Lorenzo sarà soprattutto un’esperienza importante e bisognerà capire come riuscirà a stare a quel livello. Deve fare esperienza e capire dove può arrivare. Personalmente avrei fatto disputare a Finn ancora un Mondiale Under23. Non credo, anche se spero di essere smentito, che possa essere tra i migliori in una corsa così lunga, con i ritmi violentissimi che caratterizzano il ciclismo di oggi e con tutti questi grandi campioni al via”.
Sempre restando a Finn, secondo te sarebbe opportuno disputare una corsa a tappe di tre settimane già nel 2027?
“Sì, potrebbe essere un’esperienza importante. È anche vero, però, che se dovesse disputare un Grande Giro e dovesse avere una giornata negativa o andare in difficoltà, ci sarebbe una grande pressione mediatica intorno a lui. Bisogna quindi avere calma e non bruciare le tappe. Seixas è stato impressionante e credo abbia sorpreso tutti per il modo in cui è riuscito a essere competitivo così presto. Con Finn, invece, ci vuole pazienza. Vedremo il prossimo anno cosa farà insieme alla squadra: la Red Bull Bora-hansgrohe sceglierà il calendario migliore, soprattutto per permettergli di fare ancora esperienza e crescere gradualmente”.