Pallanuoto
Francesco Di Fulvio: “Credo che andare in Spagna possa farmi bene. Nuove regole? Alla pallanuoto serve altro”
Francesco di Fulvio ha lasciato la Pro Recco, con la quale giocava dal 2014, per accasarsi in Spagna, al Barceloneta: il centrovasca del Settebello, classe 1993, sceglie di cambiare aria a 33 anni e di cercare nuovi stimoli in terra iberica. L’azzurro ad OA Sport, ripercorrendo la propria carriera, parlando anche dell’oro iridato vinto con l’Italia nel 2019, rivela i motivi di questa scelta.
Dopo 12 anni è terminata la tua esperienza con la Pro Recco: quanto tempo hai impiegato per effettuare questa scelta? Tieni la porta aperta per un ritorno a fine carriera?
“Non è stata una scelta facile, anzi è stata molto ponderata. Ci ho pensato e ripensato per diversi mesi, poi ho deciso che dopo 12 stagioni era il momento di andare via e provare una nuova esperienza, perché credo possa farmi bene. Nuovo campionato, nuova squadra, fuori dall’Italia: sono tutti piccoli stimoli che possono aiutare la mia crescita, perché nonostante i miei 33 anni sento ancora di poter migliorare e cambiare qualcosa. Per quanto riguarda un eventuale ritorno a fine carriera, non chiudo mai le porte a nessuno. Tornare a Recco a fine carriera sarebbe sicuramente qualcosa di bello e romantico, ma in questo momento preferisco non pensarci. Voglio godermi e concentrarmi su questi due anni a Barcellona; il futuro, poi, è bello anche perché incerto: nessuno sa cosa può succedere e io preferisco viverlo così“.
La nuova avventura al Barceloneta: che livello ti aspetti di trovare? Quali ambizioni hai?
“Da quest’avventura al Barceloneta mi aspetto un livello sicuramente alto. L’anno scorso hanno vinto tutto quello che si poteva vincere, sia in Spagna che in Europa, e dominano il campionato spagnolo ormai da vent’anni. Si nota chiaramente la voglia di vincere che c’è ogni anno ed il professionismo che permea la squadra ed il club. C’è un organico molto forte, con tanti giovani giocatori spagnoli in crescita che l’anno scorso si sono resi protagonisti nonostante la giovane età, e il club è uno dei migliori in assoluto. L’allenatore, i preparatori e lo staff tecnico sono estremamente preparati, così come la squadra, e la società fa di tutto per mettere i giocatori nelle condizioni migliori per rendere al massimo. Sono davvero contento“.
Per quale motivo l’ultima vittoria veramente di peso del Settebello, nonostante abbia beneficiato di grandi giocatori e dell’innesto di giovani talentuosi, risale al Mondiale di 7 anni fa? Cosa è mancato?
“È vero, l’ultima grande vittoria risale a sette anni fa, al Mondiale, nel frattempo però sono comunque arrivate tantissime medaglie, il che dimostra che l’Italia resta tra le prime Nazionali al mondo. C’è stata quindi una buona continuità, il Settebello è sempre rimasto nelle posizioni di vertice. Non si può sempre vincere, perché il livello tra le squadre si è molto assottigliato: Nazionali che prima erano considerate meno competitive, come Australia e Stati Uniti, sono cresciute moltissimo. Oggi, sia a livello europeo che mondiale, ci sono quattro o cinque squadre che possono ambire al primo posto e alla zona medaglie, quindi non è affatto scontato vincere. Ci sono altre Nazionali che si allenano duramente, si impegnano e hanno ottimi giocatori. Il Settebello ultimamente ha cambiato molti elementi, con l’ingresso di diversi giovani, e secondo me nello sport i cicli sono inevitabili. Ci possono essere periodi di cinque o dieci anni senza vittorie, prima di entrare in un nuovo ciclo vincente“.
Le nuove regole hanno cambiato la pallanuoto in meglio o in peggio?
“A me, da giocatore, piace giocare con queste regole; da spettatore, invece, quando guardo le partite non mi convincono molto. Lo so, è un po’ un controsenso. Secondo me, per migliorare la pallanuoto, la sua visibilità e la sua crescita, serve altro. Non c’è bisogno di cambiare il regolamento tecnico ogni due o tre anni“.
La pallanuoto è ancora uno sport appetibile per un ragazzino o molti tendono a scartarlo perché troppo faticoso?
“Secondo me resta appetibile per un ragazzino, a prescindere dalla fatica degli allenamenti e delle partite, perché è comunque un ambiente ed uno sport sano. Ed è vero, è anche molto faticoso, ma è proprio per questo che mi piace. La fatica e l’impegno che richiede mi danno un grande senso di soddisfazione quando esco dall’acqua, anche se sono stanco morto“.
La vittoria della tua carriera che ricordi con maggiore affetto.
“Sicuramente il Mondiale 2019, perché è stata una vittoria tanto bella quanto inaspettata. Non perché ci sentissimo inferiori, ma perché il percorso è stato tortuoso, segnato da diversi infortuni che ci avevano costretto ad iniziare la preparazione con una formazione molto corta. Forse proprio per queste difficoltà abbiamo stretto un gruppo molto forte, eravamo molto uniti, e questo ha reso il percorso verso la vittoria ancora più bello“.
Quale partita, se potessi tornare indietro nel tempo, ti piacerebbe rigiocare?
“Nessuna, perché non voglio cambiare il mio passato. Sono fiero e orgoglioso di quello che è stato, comprese le sconfitte, perché mi hanno insegnato tanto. Non tornerei indietro per rigiocare una partita e cambiarne il risultato, ma ci sono state ci sono state partite bellissime, anche perse, che rigiocherei, solo per l’atmosfera e per la bellezza in sé. Ho giocato in piscine storiche per la pallanuoto: in Ungheria a Budapest, davanti a 10000 persone, ed è stato straordinario, oppure a Spalato davanti a 12000 croati. Al di là del risultato, sono partite che rigiocherei per l’ambiente, la bellezza e le emozioni vissute“.
Hai un ultimo sogno da realizzare nella parte conclusiva della tua carriera?
“Sì e no. Credo che ognuno di noi abbia dentro di sé un sogno, piccolo o grande, a livello sportivo, lavorativo o personale. In questo momento, però, non voglio pensarci, né avere l’ossessione di allenarmi e giocare solo per raggiungere quell’obiettivo. Voglio godermi ogni singolo allenamento, ogni singola partita, ogni episodio ed ogni sentimento: rabbia, delusione, vittoria e gioia, senza condizionamenti. Pensare troppo a quel sogno non mi farebbe godere il presente. Quello che la vita mi regalerà lo scoprirò a fine carriera. Per ora è bello vivere il presente“.