Atletica
Francesco Crotti: “Ruberei un aspetto ad Andy Diaz. Se miglioro la velocità di ingresso, potrò fare grandi salti”
Determinazione e voglia di imparare. Si è da poco conclusa la stagione di un giovane di grande prospetto: stiamo parlando di Francesco Crotti, specialista del salto triplo reduce dalla quarta posizione raccolta in occasione dei Campionati Mondiali U20, andati in scena in quel di Eugene. L’azzurro si è raccontato ai microfoni di Talent Zone, rubrica di approfondimento in onda sul canale YouTube di OA Sport condotta da Sofia Altavilla, per svelarci le sue sensazioni al termine dell’annata sportiva appena passata agli archivi.
Non a caso, l’atleta ha parlato proprio della prova disputata degli Stati Uniti, affrontata con alcuni problemi fisici: “Sono arrivato ad Eugene con qualche acciacco, una cosa normale nella mia specialità. Bisogna saperli gestire. Sono arrivato convinto delle mie capacità, ma con qualche dubbio. Nelle qualificazioni infatti sono andato a ricercare le sensazioni degli Italiani, dove sono stato bene. Tolto il primo salto che mi ha messo in sicurezza ho realizzato la ma migliore misura fino a quel momento. Si preannunciava una bella finale che ho chiuso al quarto posto, per dodici centimetri non sono salito sul podio. Si gioisce per pochi centimetri, e si perde per altrettanti centrimetri. Ho fatto 16 e 24 staccando abbastanza indietro, potevo fare di più. Ma va benissimo anche così.
Un evento che è stato tra i più importanti del 2026: “La gran parte del lavoro lo fa il team, capitanato dal mio allenatore Paolo Brambilla, che è nel settore da anni anche con atleti di un certo livello. Fondamentale anche la squadra della fisioterapia e della prevenzione infortuni. Mi hanno preparato. a puntino e si è visto, il merito è per gran parte loro. Ho imparato che non bisogna mai sottovalutare nessuno. Io sono il primo ad essere arrivato come un underdog negli Europei precedenti, non sono mai stato tra i favoriti“.
Un amore, quello per l’atletica, nato dopo aver passato degli anni in piscina: “A otto o sei anni ho iniziato a fare alletica, ma prima ero in una squadra di nuoto. Ho cominciato con il mezzofondo, poi mi sono concentrato sul giavellotto perché ho un problema sulla crescita di anche e ginocchio. Dopo un test il mio allenatore ha capito che era meglio che iniziassi a saltare. In acqua facevo i 50 stile e i delfino. Sono appassionato, quando ci sono le gare inernazionali le seguo con molto piacere. Non tutto, ma gran parte. Il giavellotto mi piace, lo copro volentieri quando si deve, mi piace da vedere a livello artistico. Una specialità dove non sono portato sono gli ostacoli, provati da piccolino: non riuscivo. Mi piacerebbe esplorare il disco, sono appassionato dei lanci”.
Nella vita di qualsiasi sportivo, prima o poi, si devono fare i conti anche con gli infortuni che, spesso, portano a cambiare anche il gesto tecnico, proprio come successo a Francesco: “Ho rotto il menisco mentre facevo arrampicata a scuola, mi sono operato tre anni fa, hanno tolto la parte posteriore. Poi ho avuto qualche acciacco vario. Differenze? E’ cambiato molto l’approccio all’allenamento e dal punto di vista della palestra dove sto attento alla prevenzione perché mi sono fatto male al bicipite femorale in indoor. A parte una tendinopatia risolta, a livello tecnico è cambiato il balzo perché sono passato ale braccia sincrone. Per adesso mi trovo meglio ma devo consolidare bene il movimento, appena riuscirò a farlo andrà sempre meglio. Realizzare salti più lunghi in allenamento? Capita tante volte, il clima che c’è in gara non si può ricreare, sono condizioni differenti, a volte manco li guardo. E’ importante ricreare le sensazioni durante il balzo. Mi visualizzo tanto prima di saltare, ripasso ogni movimento. La mia routine pre gara è particolare: quando sono in Italia cerco di mangiare sempre la pasta con il tonno prima della gara. Quando non riesco sento musica, rap italiano e rap americano”.
L’atleta ha poi proseguito: “Il rapporto con il mio coach durante gli anni è cambiato, abbiamo passato tanto insieme. Non ero sotto la sua ala all’inizio, poi sono migliorato. Con me è molto puntiglioso, a me serve questo. Anche in modo critico deve dirmi cosa devo andare a sviluppare in allenamento e poi in gara. L’Italia sta crescendo in modo esponenziale. Diaz, Della Valle e Biasutti li vedo solo con occhi di ammirazione, da come si allenano a come si atteggiano in pedana. A Diaz ruberei l’ultimo balzo, a Della Valle la velocità di ingresso“.
Francesco fa parte di quella folta schiera di atleti etichettata come i “Figli di Tokyo 202o: “Quel giorno ero a casa, quando c’è stato il doppio oro di Gimbo e Jacobs siamo impazziti, l’ho vista con i miei e qualche amico. Si dice che siamo figli della generazione di Tokyo, ma già gareggiavamo . Diciamo che Tokyo ha aperto gli occhi al mondo dell’atletica che ora ha sempre più importanza e ci si è accorti che non c’è soltanto il calcio. Vedere questo squilibrio non è stato bello. In America hanno infrastrutture pazzesche per l’atletica, ho quindi pensato che nel futuro non ci può essere solo calcio. Futuro in America? Da piccolo la NCAA l’ho pensata, ma ho paura per gli allenatori che puoi trovare, so che nel mondo universitario si cambiano facilmente. Qui mi trovo bene con il mio coach, quindi non saprei”.
E per il futuro, inutile dirlo, il piano è solo uno: migliorare e crescere: “Ho fatto la maturità in Amministrazione, Finanza e Marketing, adesso affronterò la triennale: Banca e Finanza, a Brescia, poi si vedrà se fare la Magistrale. Nel futuro sportivo voglio superare 16 e 50, poi ci sono le Olimpiadi e bisogna entrare in un’altra ottica. Mi manca la velocità d’ingresso, durante i test non sono malissimo, ma devo trasformarmi in pedana. L’anno prossimo ci saranno gli Italiani Indoor ed Outdoor, oltre che gli Europei u23 a luglio, servirà arrivare preparati”.
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