Tennis
Fognini concorda con Alcaraz e Sinner: “Si gioca troppo, bisogna gestire la programmazione”
Fabio Fognini entra nel dibattito sulla programmazione del tennis e lo fa partendo da una considerazione precisa: per competere ai massimi livelli non sempre giocare di più significa fare meglio. Il calendario fitto del circuito impone infatti agli atleti una gestione sempre più attenta delle energie, soprattutto quando l’obiettivo è arrivare agli appuntamenti più importanti della stagione nelle migliori condizioni possibili.
Intervistato da Sky Sport Insider, l’ex numero 9 del mondo ha commentato anche la scelta di Carlos Alcaraz di concedersi in futuro pause più lunghe tra un torneo e l’altro. Una decisione maturata dopo una stagione particolarmente impegnativa e che, secondo Fognini, rappresenta un approccio intelligente alla gestione della carriera. Un modo di vedere le cose che va in scia a quanto fatto anche da Jannik Sinner.
“Si dice che nel tennis si giochi troppo? È un tema delicato e da sviscerare molto bene“, ha spiegato Fognini. L’italiano ha quindi sottolineato l’importanza delle parole pronunciate da Alcaraz: “Ha detto una cosa molto intelligente: prenderà più pause del dovuto perché ha capito che non può tirare troppo la corda“.
Per Fognini, dunque, la gestione della programmazione può diventare determinante soprattutto per i giocatori chiamati a competere con continuità nei grandi appuntamenti. “Quello che dice Carlos è apprezzabile: se vuoi fare bene, forse devi fare un po’ meno“, ha aggiunto.
Il tema riguarda in particolare i protagonisti del vertice del circuito, chiamati a sostenere un calendario nel quale ogni torneo può richiedere un dispendio considerevole di energie fisiche e mentali. “Nel tennis è sempre stato così: i più forti giocano di più e devono gestire la programmazione“, ha osservato l’ex tennista ligure.
A rendere ancora più evidente il peso degli Slam è la durata complessiva dell’impegno che circonda i quattro principali tornei della stagione. “Pensiamo solo agli Slam: tra le due settimane dei tornei, più quella preparatoria prima e quella di scarico dopo, di fatto se ne vanno 15 o 16 ad alta intensità“, ha concluso l’ex tennista azzurro.