Atletica
Filippo Dezza: “Voglio avvicinare i 20″ netti nei 200. Nessuno mi fa paura, imparo da chi è più forte”
Soltanto due anni fa era sul campo rettangolare verde, a giocare calcio. Adesso, nel lasso di pochissimo tempo, si è attestato ai vertici d’Europa. E’ sicuramente particolare la storia di Filippo Dezza, specialista dei 200 metri intervenuto in occasione dell’ultima puntata di Focus, trasmissione di approfondimento a cura di Alice Liverani in onda sul canale YouTube di OA Sport.
Un’avventura, quella in pista, nata per puro caso, a causa di un incidente che sa tanto di sliding doors: “Partivo da una buona base, ma in questi due anni mi sono allenato veramente tanto. Abbiamo lavorato tanto con il mio allenatore e grazie al supporto dei miei genitori. Quando giocavo a calcio non capivo la forza della mia velocità, non ho mai pensato all’atletica. Non avevo interesse, ero lì con la mia squadra, con i miei amici, non ci ho mai pensato. Il pensiero è arrivato quando, appena iniziato, dopo il mio primo anno, sono riuscito a fare il primo sub 21. Prima ho fatto 21 e 30, ho poi tirato giù mezzo secondo di botto, da lì mi sono detto: ‘Fermo un attimo. Vediamo come va’. Tutto è nato da un incidente in moto. Nel 2023 stavo andando all’Università, il giorno prima aveva piovuto, quasi arrivato al parcheggio una macchina non ha frenato allo stop, la moto è caduta, ho fatto dei metri strisciando. Non mi sono fatto niente di male, il giorno dopo già ero in facoltà. Da lì non mi è stato rinnovato il contratto con il club in cui giocavo, ho cominciato a lavorare in un Old Wild West per mettere qualche soldo da parte. Dopo poco tempo ho capito che mi stava portando via troppo tempo, ho quindi scelto una valvola di sfogo. Il calcio non volevo più farlo, ed è arrivata l’atletica perché tanti mi dicevano di provare visto i miei piedi quadrati. Ho cominciato con l’Università di Bergamo, poi sono passato con Alberto Barbera e da allora mi alleno con lui”.
L’atleta ha quindi continuato: “Per sfortuna ho fatto l’incidente, ma ha dato il via a tutto questo. Come gestire una crescita del genere? La voglia di dare qualcosa in più c’è. A me non è mai venuta fuori una grande ambizione, mi sarebbe piaciuto chiudere la stagione con la migliore prestazione italiana U23, ma non è andata, il mio allenatore mi ha detto che è meglio così, per avere più voglia l’anno prossimo”. In occasione delle semifinali dei Campionati Europei di Birmingham, è arrivato il tempo di 20″35: “Quando l’ho fatto, ho pensato solo a non aver fatto la migliore prestazione italiana U23. Lì per lì non penso al tempo, ma sicuramente poco dopo realizzo e concretizzo di aver fatto bene. Ho capito dunque di aver fatto un bel tempo più a posteriori. Arrivare a medaglia sarebbe stato quasi troppo, perché gli altri non sono gente a caso, sono finalisti europei. La favola sarebbe stata bella, ma la vita è un’altra cosa. Io non mi aspettavo di arrivare in finale, in batteria sognavo la semifinale. Ero convinto che potevo andare bene, di arrivare in semifinale anche se non era data per scontata. La semifinale l’ho vissuta senza stress. Sentivo più pressione in batteria: ho capito che più me la vivo con pressione più la gara va male. A Molfetta ad esempio l’ho vissuta male, sentivo le aspettative. Infatti sono arrivato secondo. A Firenze me la sono vissuta tranquilla, così come a Birmingham: lì mentre sistemavo i blocchi vedevo lo stadio pieno, fa un certo effetto. Essere in quello stadio da calciatore? Non è mai stato un grande desiderio fare carriera nel calcio, ci giocavo e basta. Non ero portato, non ho mai avuto grandi sogni”.
Nel futuro l’obiettivo sarà soltanto quello di abbassare il tempo: “Quest’anno sono cambiate un po’ di cose, devo allenarmi per abbassare ancora il tempo, sembra strano ma il mio obiettivo è questo. Negli ultimi tempi ho fatto tutto quello che facevo solo per la qualifica, non ho fatto vacanze, ho sgarrato meno possibile. Ricordi del primo allenamento? Sono stato con Giambattista Pessina, il mio primo allenatore. Credo di aver fatto qualche andatura e qualche aerobico. Con il mio attuale allenatore la prima volta ho fatto un aerobico che mi ha traumatizzato, ho sentito molto la differenza. Al tempo non dissi niente, ma era chiaramente visibile dalla mia espressione facciale la fatica. Con il primo facevo tre allenamenti a settimana, adesso sei. Ultimamente ho lavorato molto sulla resistenza, ho notato che il primo 100 rispetto agli altri lo faccio più lento, mentre nell’ultimo 100 anche in finale agli Europei sono stato il secondo più forte. Sono contento di questo, ma adesso devo allenare tanto la prima parte, se riesco ad arrivare con una velocità maggiore e se riesco a tenere quella della seconda riuscirò a fare tempi davvero belli. Dalla prossima stagione lavorerò sui 100 per migliorare il più possibile questa cosa”.
Il nome di Filippo è rimbalzato nei social media dopo il tradizionale rituale della matricola, dove il capitano Gianmarco Tamberi gli ha tagliato i capelli (in modo bizzarro) immortalato dagli smartphone dei compagni: “Il rapporto con Gimbo è tranquillissimo, non siamo amici, ma siamo in ottimi rapporti. Per il taglio mi sono detto: i capelli ricrescono, non mi interessa. Ho detto a Gimbo di fare quello che voleva. Volevo godermela il più possibile, ma dall’altra parte volevo anche un riscontro mediatico che ho avuto. In un altro spezzone ci siamo beccati la mattina della finale in ascensore, abbiamo parlato dei commenti della gente, si è scusato per i tanti che hanno scritto brutti commenti, io ho detto di non preoccuparsi minimamente. La gente che commentava non è nel mondo dell’atletica e non sa di questo rito. Marcell Jacobs poi mi ha fatto la ‘boccia’ insieme a Roberto Rigali: entrambi mi hanno rapato a zero”.
In ultimo l’azzurro ha parlato anche di Los Angeles 2028: “Nel breve periodo voglio fare un tempo decente nei 60, perché io ho 6″66, che non è buon tempo. Per la prossima stagione voglio la miglior prestazione italiana U23 e arrivare il più possibile al 20 netto. Alle Olimpiadi ci ho pensato, le vedo come un obiettivo. Non penso che sia un sogno, io voglio arrivarci, ci voglio provare. Se ci riesco sono contento, altrimenti niente. Quando penso a Los Angeles dico: perché no? Non ho nulla da perdere. In Italia non mi fa paura nessuno, ma posso solo guadagnare e imparare da chi parte più forte di me. Corsia preferita? Interna più veloce”.