24 Ore di Le Mans
Ferrari, batosta a Monza in F1 e trionfo nel WEC a Austin. Dove il Cavallino Rampante è ancora un’eccellenza
Chissà, forse quanto accaduto domenica 6 settembre nell’arco di poche ore tra la Lombardia e il Texas rappresenta un messaggio da parte delle Divinità del motorsport, che hanno voluto ricordare a tutti come, nell’ambito delle corse automobilistiche, nulla venga improvvisato. Soprattutto chi merita vince e chi demerita patisce. In questo caso, si parla di Ferrari.
La Scuderia di Maranello è arrivata al Gran Premio d’Italia di F1 con il petto gonfio, la cresta alta e il mento all’insù. Riparte verso Madrid con le ossa rotte, la testa bassa e la coda fra le gambe. Monza ha rappresentato un’autentica batosta per il Cavallino Rampante, che sperava di riaprire il Mondiale e lanciarsi verso un’ipotetica rimonta fino a un improbabile trionfo iridato.
L’unica rimonta l’ha realizzata Kimi Antonelli, mentre la Ferrari è colata a picco. Ha perso 35 punti dalla Mercedes nel Mondiale costruttori, Lewis Hamilton ne ha ceduti 17 a chi lo ha sostituito alle Frecce d’Argento e, contestualmente, ne ha lasciati sul piatto 10 anche al suo ex compagno di squadra George Russell. Soprattutto, Charles Leclerc si è reso protagonista di una delle singole performance peggiori nella storia del Cavallino Rampante.
Perché spingere nella ghiaia il compagno di squadra, compromettendone la gara, per poi “perdere” la propria monoposto pochi istanti dopo, tramutandola in un ammasso di rottami, rappresenta una autentica catastrofe agonistica. Almeno, quando Nigel Mansell danneggiò Alain Prost in Portogallo nel 1990 (lui giurò involontariamente), quella gara la vinse! Quando Jean Alesi si rifiutò di lasciare strada a Gerhard Berger, sempre in Portogallo nel 1995, e poi mandò pubblicamente al diavolo Jean Todt, ci si stava giocando al massimo un estemporaneo terzo posto. Insomma, Monza è stata una vera e propria Caporetto.
Invece, al Circuit of the Americas, un’altra Ferrari ha vinto. Si parla di World Endurance Championship. La vettura numero 50 guidata da Antonio Fuoco, Nicklas Nielsen e Miguel Molina si è imposta nella Lone Star Le Mans, l’evento corso in Texas nella nottata europea. Un successo di rilievo, poiché la Scuderia di Maranello non aveva ancora primeggiato durante la stagione corrente.
Dunque il Cavallino Rampante ha spezzato il dualismo Toyota-Bmw che, sinora, aveva caratterizzato il 2026. Un’affermazione conquistata con merito, grazie alla quale si certifica viepiù come l’ambito Endurance lavori bene. Bisogna ricordare come il settore WEC non abbia nulla a che vedere con quello della F1 e, sostenere che sia più facile vincere da quelle parti, significa non avere cognizione di causa. Le Hypercar sono ben più sofisticate delle attuali monoposto.
Troppo facile e soprattutto populista sparare a zero sulla Ferrari, che a meno di eventi clamorosi, “anche quest’anno vincerà il prossimo”. In Formula 1 sì, ma il motorsport non è solo F1. Nel WEC, la Scuderia di Maranello è arrivata e ha saputo dettare legge, vincendo tre 24 ore di Le Mans consecutive con tre equipaggi diversi fra il 2023 e il 2025, più un titolo mondiale, sempre nel 2025. Sinora, nel 2026, non aveva festeggiato. Astinenza spezzata.
Insomma, il Cavallino Rampante non è necessariamente zimbello del gruppo. Lo è diventata se si guarda alla categoria più seguita mediaticamente, ma non vale per altri settori. Quello commerciale, per esempio, va a gonfie vele e l’impegno nell’Endurance regala soddisfazioni. Purtroppo, la punta dell’Iceberg, il team di F1, è diventato quel che è diventato. La Ferrari nel suo complesso, però, è ancora quello che è sempre stata. Un’eccellenza.