Formula 1
F1, omaggio a Michael Schumacher a Monza: la Ferrari F2002 torna a ruggire in pista
Ci sono storie che appartengono al passato, ma che a Monza sembrano non essere mai davvero finite. Basta il rumore di un motore, il rosso di una Ferrari in pista, e la memoria torna a un tempo in cui Michael Schumacher e il Cavallino Rampante avevano imparato a vincere insieme. È a quella stagione irripetibile che Ferrari ha deciso di dedicare il proprio omaggio in occasione del Gran Premio d’Italia.
Il punto di partenza è il 1996, l’anno in cui Schumacher arrivò a Maranello portando con sé la fama di campione già affermato e, soprattutto, la promessa di un futuro ancora tutto da costruire. Sarebbe stato l’inizio di un lungo viaggio destinato a cambiare il volto della Ferrari e della F1. Nei dieci anni trascorsi in rosso, il tedesco avrebbe conquistato cinque titoli mondiali Piloti e contribuito a sei successi iridati tra i Costruttori, diventando molto più di un campione: una parte della storia stessa della Ferrari.
Per ricordare quella straordinaria epopea, a Monza prenderà forma una celebrazione che non si affiderà soltanto alle immagini e ai ricordi. La Rossa ha preparato infatti una livrea speciale e riportato idealmente il pubblico dentro quegli anni attraverso alcune delle monoposto che hanno accompagnato la parabola di Schumacher a Maranello.
Tra queste ci sarà la F2002, una delle Ferrari più celebri e dominanti di sempre. Il suo V10 tornerà a farsi sentire sul circuito brianzolo, restituendo agli appassionati un suono che per molti rappresenta ancora oggi una delle espressioni più pure della Formula 1 di quell’epoca.
Sabato pomeriggio sarà Rubens Barrichello a riportare la vettura in pista. Il brasiliano guiderà proprio la F2002 con cui vinse il Gran Premio d’Italia del 2002, regalando a Monza uno di quei piccoli cortocircuiti della memoria capaci di rendere il presente improvvisamente simile al passato.
Domenica, poco prima della partenza del Gran Premio, sarà invece Sebastian Vettel a salire nell’abitacolo. Anche per lui Schumacher ha rappresentato un riferimento profondo, quasi inevitabile per un’intera generazione di piloti tedeschi cresciuti osservando le imprese del campione della Ferrari. Vederlo al volante della F2002 aggiungerà così un altro significato al tributo: il passato che incontra il presente attraverso due generazioni unite dallo stesso mito.
E la storia sarà raccontata anche attraverso due vetture che ne delimitano idealmente i confini. La F310 del 1996 rappresenterà l’inizio, la prima Ferrari di Schumacher, quella con cui cominciò un’avventura che allora nessuno avrebbe potuto immaginare così lunga e vincente. La 248 F1 del 2006 ne rappresenterà invece l’epilogo, l’ultima monoposto guidata dal tedesco nella sua prima esperienza in rosso.
Fra quelle due automobili c’è un decennio che ha cambiato la Ferrari e lasciato un segno indelebile nella memoria dei suoi tifosi. A Monza, dunque, non torneranno soltanto alcune vecchie monoposto. Tornerà, almeno per qualche istante, l’atmosfera di un’epoca in cui il rosso sembrava avere il destino dalla propria parte e Schumacher sembrava quasi appartenere naturalmente a quel mondo.