Tennis

Emma Navarro chiude il suo 2026. Sui social lo sfogo dopo quasi tre anni difficilissimi

Federico Rossini

Pubblicato

il

Emma Navarro / LaPresse

Lunghissimo, quasi drammatico messaggio di Emma Navarro su Instagram, dopo il quale c’è però il lieto fine. La tennista americana, già top ten e semifinalista agli US Open, ha raccontato su tale social la sua lunga battaglia per riprendersi non solo la propria personalità, ma anche la propria vita. Vita, tennistica e umana, che stava diventando un inferno prima di scoprire una doppia condizione: RED-S e ipotiroidismo di Hashimoto.

Così la giocatrice texana nel lunghissimo messaggio, qui integralmente tradotto: “Come tutti sapete, ultimamente ho avuto dei problemi di salute. Quello che forse non sapete è che questi problemi sono iniziati quasi tre anni fa e sono stati molto influenzati dalle scelte che ho fatto nella parte iniziale della mia carriera professionistica circa allenamento, alimentazione, competizione e recupero. Sono stata in genere molto riservata su questo tema mentre ho cercato di risolvere tutti i problemi, ma penso che adesso sia un buon momento per condividere un po’ di quel che ho passato e dei miei piani per il resto dell’anno.

Nell’autunno del 2025, dopo aver faticato per anni per capire la natura di una serie di sintomi disorientante, mi hanno detto che ho una condizione nota come RED-S (Relative Energy Deficiency in Sport, traduzione letterale: carenza energetica relativa nello sport), in cui il corpo non riceve abbastanza energia da supportare gli sforzi richiesti dall’attività fisica e dalla vita di tutti i giorni. Questo è stato ulteriormente complicato da una diagnosi di ipotiroidismo di Hashimoto, che ha portato con sé un complesso puzzle di apporto e dispendio energetico e di medicine da risolvere. Sentivo di dover condividere la mia storia sia per rispetto verso chi mi segue continuamente ed è rimasto con me lungo tutti i miei alti e bassi dello scorso anno che nella speranza che questo risuonerà almeno con le persone che hanno simili problemi.

Per spiegare ciò che ha portato alla diagnosi, devo tornare indietro al 2023, il mio primo anno pieno sul tour. Ho giocato 88 partite, più di chiunque altra nel tennis professionistico. Mi dividevo tra circuito ITF e WTA Tour, giocando quasi ogni settimana e allenandomi più duramente possibile nelle settimane fuori. Essendo nuova nel professionismo, facevo quel che il mio team riteneva fosse meglio, e spingermi al limite era sempre la mentalità che avevo. Ha funzionato: sono salita dal numero 150 fin quasi al numero 30, ho vinto 4 titoli ITF e sono andata sempre più lontana sul WTA Tour. Ho continuato a spingere nell’off season e avuto successo nel gennaio 2024. Ho raggiunto le semifinali ad Auckland, vinto Hobart e, stupendo me stessa e il team, raggiunto il terzo turno agli Australian Open, al tempo il mio miglior risultato. Da fuori sembrava tutto bello: continuavo a raggiungere obiettivi ben oltre le mie aspettative, la classifica saliva, il livello continuava a migliorare, diventavo più veloce e atletica in campo, ed ero più forte, in forma che mai. Ma qualcosa non andava. O era perlomeno differente.

Differente non è per forza cattivo, ho pensato. Forse le cose devono essere diverse. Penso che questo sia essere professionisti.

Ma essere diversa non era una spiegazione sufficiente di quel che sentivo. Non stavo bene. Sentivo emozioni mai provate prima, o almeno non a questo livello. Irritabilità, frustrazione, perfezionismo, paura e, stranamente per me, rabbia. L’unica volta che mi sono arrabbiata è stata quando perdevo da mio fratello a ping pong a 11 anni. Ma ricordo che mi sentivo furiosa nel profondo in campo a Hobart, come volessi rompere tutte le racchette nella borsa (cosa che non ho mai fatto o voluto fare). Tutto ha iniziato a disturbarmi. Il team, gli altri, tutto quello che non andava d’accordo con le mie preferenze o routine, ogni imperfezione in campo, ogni errore, ogni punto perso. Ma ho fatto del mio meglio per non far vedere alla gente come stavo. Ho cercato di tenerlo per me.

In più, avevo sempre fare, a ogni ora. Avevo perso quasi 10 chili nel 2023, e pensavo fosse quello che gli atleti fanno. Perdere peso per massimizzare le prestazioni. Anche il mio sistema immunitario stava indebolendosi. Stavo ammalandomi più che mai, ma nonostante questo giocavo. Sono andata a Lleida per un WTA 125 dopo aver perso presto a Madrid, ho preso del cibo avariato al mio arrivo e sono stata 48 ore ammalata nella mia stanza d’albergo prima di lottare per due match e poi dare forfait. Ho avuto un brutto raffreddore al 125 di Parigi che mi ha lasciato con mal di testa, mente annebbiata e quasi senza energie, ma ho preso un po’ di Tylenol e una pastiglia e sono arrivata in finale. Nella stagione su erba ho avuto continui mal di testa e sensazioni di nausea.

Non potevo pensare tranquilla per molto tempo, e facevo fatica a ricordare cose e articolare pensieri. Il mio cervello era lento e addormentato, come il mio corpo. Dovevo stare attenta a ogni energia, non potevo perderne nessuna Ho avuto notti continue di sonno senza riposo, svegliandomi stanca come prima. La mia pelle mostrava segni di debolezza e aveva eruzioni sul collo e dintorni. Ma mentre questo accadeva, continuavo a vincere ai piani alti. Sono andata avanti un turno in più in ogni Slam nel 2024, alle Olimpiadi sono arrivata al terzo turno e agli US Open sono arrivata in semifinale e all’8° posto mondiale.

Starò facendo bene le cose, ho pensato, altrimenti non sarei qui. Chiaro, ero stanca. Ogni atleta lotta con queste cose. Non posso cambiare quel che faccio ora.

Così ho preso le valigie e sono andata in Asia. Mi sono ammalata il giorno dopo l’arrivo, un altro raffreddore. Ero l’ombra di me stessa, debole, stanca. Ero stesa su una sedia della lounge addormentata dieci minuti prima del mio primo allenamento, troppo stanca per riscaldarmi. Dopo una settimana ho cercato di giocare il mio primo match, ma non vedevo la palla, non potevo muovermi, men che meno giocare o “sentire”. E così per tutte le altre tre settimane in Cina. Mi sono ammalata di nuovo a Wuhan e ho capito che dovevo tornare a casa.

Ho perso altri 5 chili nel 2024. Dentro di me, sapevo che non stavo bene, ma avevo avuto l’anno della mia vita. Ho chiuso l’esperienza in Asia pensando fossi troppo stanca dopo una lunga stagione. Due settimane fuori, e sono tornata al lavoro. Mi sono allenata più che mai in quella preseason, spingendo in palestra e in campo. Dopo tre settimane, il quadricipite sinistro mi ha lasciata lì. Avevo crampi e tensione e debolezza, non ci potevo caricare sopra. Poco dopo ho sentito gli stessi sintomi dell’Asia. Non potevo muovermi, vedere, completare esercizi che mesi prima facevo. Ma ho ignorato i sintomi e sono andata in Australia per la stagione 2025. Non ero mai stata così male. Mal di testa, nausea, annebbiamenti, fatica, ansia, sbalzi d’umore, ero come fuori controllo e non sentivo me o il mio corpo. Piangevo dopo l’allenamento in palestra a Melbourne, così confusa su perché non potevo giocare. Con sforzo e volontà sono arrivata ai quarti. Quella era l’ultima parte di me che avevo.

Ho fatto fatica per tutto il 2025, non più in grado di esserci durante la giornata e poi fare lo switch per il match. Ho perso e perso e mi sono sentita peggio e ancora peggio. Mi hanno criticata per la mia discesa, per non essere quella di prima, perché stavo soffrendo la sindrome della riconferma. Ma sapevo che non era vero. Ho tentato ancora di riparare tutto in modo ossessivo con le imperfezioni nel mio gioco. Ovviamente senza esito.

Ho pianto in campo durante la Billie Jean King Cup 2025, a settembre, devastata nel rappresentare il mio Paese in questo stato: esausta, affamata, confusa, e incapace di onorare per bene la nostra bandiera. Ho provato a giocare in Cina, ma è stata la stessa storia dell’anno prima. Sempre affamata, nauseata, debole se non mangiavo, incapace di dormire la notte senza che il mio corpo mi svegliasse per mangiare. Me ne sono andata a casa con la missione di essere sincera al 100% sui miei sintomi e di riparare quel che non andava. A novembre, dopo aver consultato dottori e nutrizionisti e specialisti vari, abbiamo scoperto che ero a corto di energia da quasi tre anni. Il mio corpo lottava in tutti i modi che conosceva, mi urlava, e non lo ascoltavo. Dopo aver accettato la mia posizione, mi sono concentrata sul recupero. Conoscevo la strada da fare, non era facile, ma volevo fare di tutto pur di tornare me stessa di nuovo.

Nell’anno scorso ho fatto all in. Ho cambiato la mia dieta, aumentato l’apporto di energia, prelievi di sangue, prescrizioni di medicine, consultato diversi specialisti, monitorato lo zucchero nel corpo, registrato i sintomi, cercato pattern e via dicendo. Abbiamo lavorato su questa condizione di ipotiroidismo che è peggiorata nel tempo. Anche se ci è voluto un po’ per sentirmi meglio, ho iniziato a fare progressi, a mangiare quello che il mio corpo necessitava per recuperare dal deficit che avevo. Pochi mesi dopo, ho ricominciato a dormire la notte molto meglio. La nausea se n’è andata. I mal di testa si sono diradati. Solo due mesi fa sono tornata a star meglio in palestra, potendo sentire meglio il mio corpo e i miei muscoli. La mia mente si è calmata, le mie emozioni anche, la mia banda mentale si è espansa, le mie funzioni cognitive sono migliorate. Nelle ultime settimane sono riuscita a giocare a tennis di nuovo, vedere la palla muoversi, muovermi io stessa senza pensare, competere senza che questo mi succhiasse la vita.

Ho preso peso quest’anno, ok, ma ho ripreso anche la mia vita. Ho energia abbastanza per godermi ogni giorno, allenarmi, competere più forte che voglio e avere una vita fuori dal tennis. Ridere, essere curiosa, essere spontanea con le persone vicine, sentire gioia, speranza, positività, apprezzare il dono della vita. E ho imparato che non c’è nulla di più importante in te che la tua salute.

Tutto ciò detto, mi fermo per il resto dell’anno per tenere d’occhio le mie medicine e i miei protocolli di energia, così potrò, spero, tornare al 100%. Non andrò in Asia quest’anno, ma spero di ritornare in Australia nel 2027“.

Exit mobile version