Los Angeles 2028

Cristiano Ficco: “Qualificazione a Los Angeles 2028 possibile, poi punto ad una medaglia”

Fabrizio Testa

Pubblicato

il

Cristiano Ficco / Federpesistica

Un aplomb ammirevole, unito a grande consapevolezza e gentile quanto potente determinazione. Fresco della medaglia conquistata in tempi recenti ai Giochi del Mediterraneo 2026 di Taranto,  il rappresentante della Nazionale Italiana di sollevamento pesi Cristiano Ficco è stato intercettato dai microfoni di Focus, trasmissione di approfondimento in onda sul canale YouTube di OA Sport a cura di Alice Liverani per parlare non solo del successo segnato in terra pugliese, ma anche in linea generale della sua carriera, costellata di ottimi risultati nonostante un infortunio molto serio patito al menisco.

Tra le caratteristiche più importanti dell’azzurro c’è, senza alcun dubbio, quella di vivere il presente senza pressioni: “I risultati ottenuti in ambito giovanile li ho gestiti serenamente, senza pormi obiettivi. Mi godevo il viaggio senza mettermi di punta, mi godevo ogni singolo istante di allenamento e di gara. Oggi sono cambiato tanto in tante cose: oggi so di avere la possibilità di poter avere un obiettivo fisso, senza limiti, ma di metterlo come paletto“. Il riferimento è alla splendida medaglia d’oro ottenuta ai Giochi Olimpici Giovanili nel 2018: “Buenos Aires mi ha condizionato? Sì, ma nel bene; mi ha fatto pensare che potevo farcela e di poter fare un passo oltre. A livello di consapevolezza mi ha fatto conoscere un ambiente nuovo. Gareggiare con altri sport mi ha fatto aprire gli occhi su varie realtà e di imparare da loro  Mi sono confrontato con un ragazzo di atletica che faceva discobolo, loro usano il sollevamento pesi come potenziamento, lui si allena ogni tanto vicino casa mia, abbiamo fatto Olimpiadi Giovanili e Giochi del Mediterraneo insieme”.

Ficco si è poi addentrato nei meandri del suo sport, svelando i suoi punti deboli ma anche quelli di forza: “Fatica nel cambiare le categorie di peso? La tecnica c’entra, perché aumentando di peso puoi perdere di mobilità e quindi di incastro di spalle. La categoria ideale mia sarebbe tra 85 e 86 kg. Mi reputo forte nella tecnica, mi sono accorto anche guardando gli altri che non sono forte a livello fisico. I ragazzi della mia categoria di squat avanti arrivano a 260 kg, io a 240 kg, ma mi reputo più forte nell’applicazione della forza. Dove posso migliorare? Nella spinta, è l’unico esercizio asimmetrico che abbiamo noi, ci deve essere uno sbilanciamento, è quella che crea un po’ più di problemi in media, anche se altri ce l’hanno di natura. Ho provato a farla frontalmente, ma non fa per me. Devi essere molto più preciso, se sbagli un millimetro nella spinta sagittale puoi recuperare, frontale no”. Non è mancato poi anche un passaggio sulla gestione della gara: Lì mentalmente si gestisce poco: quando sei in pedana non è il momento di gestire mentalmente, si blocca tutto. Io tendo a lasciare andare ogni pensiero e lascio che il corpo faccia quello che ha imparato e su cui si è lavorato. Cerco di migliorarmi sotto ogni aspetto anche a livello di testa e di meditazione. Io non ho bisogno di concentrarmi in gara, ma quando mi alleno. Poi dipende da persona e persona. Io scherzo, rido, cerco di rilassarmi e cerco che le cose vadano come devono andare. Lo applicherei a tutto nella vita. Quando cominci a pensare, e ci sono dei meccanismi che ti portano alla ruota del criceto, ti blocchi. Capita di pensare ripetutamente a qualcosa e poi di renderti conto che era molto facile. Più le cose sono semplici, più escono in modo facile e naturale”.

Ai Giochi del Mediterraneo è arrivata una medaglia di bronzo nello strappo con la misura di 155 kg, un risultato al di sotto delle aspettative per stessa ammissione del diretto interessato: “Mi aspettavo di più, non sono stato bene fino al giorno prima della gara, l’ultima settimana è stata complicata, i chili fatti nelle ultime prove erano quelli di partenza, quindi molto diverso. Ha vinto l’egiziano con 172 kg di strappo e 207 kg di slancio. 172 kg erano lontani per me, mentre lo slancio era alla mia portata. Dovessi scegliere tra strappo e slancio non saprei, va a periodi. Adesso strappo. Mi piace perché è secco, è un’alzata in cui non devi aspettare. Ma mi piacciono entrambi: li faccio entrambi, mi devono piacere entrambi”.

Successivamente, il pesista ha parlato del suo infortunio, serio, al ginocchio: “Quel periodo l’ho vissuto un po’ così, mi sono dovuto operare al menisco e ho fatto fatica a recuperare, il ginocchio faceva fatica. Ho avuto un problema con il liquido che si inietta durante l’operazione, ho fatto un mese e mezzo di stampelle. Il recupero è stato lento, poi sono riuscito a ingranare bene ed è stata quasi tutta in discesa. In questo periodo di stop non ho imparato niente di preciso. Ai Mondiali ho fatto bene? Sì e no. È successo un altro casino perché ho avuto una calcificazione e ho dovuto subire un altro intervento. Ho imparato a non sottovalutare le cose anche dopo che si sono sistemate, tipo il ginocchio”. 

Per il futuro, che sarà caratterizzato dai Mondiali in Cina, l’atleta ha le idee chiare:Misura che mi renderebbe felice nelle prossime gare? Ai Mondiali 170 kg e 210 kg e 212 kg. Al livello assoluto nessuno, appena raggiungi una misura vuoi sempre aumentare di più. I Mondiali saranno una gara di qualifica olimpica, devo essere carico. Si qualificano i primi otto o i primi dieci, devo rientrarci su cinque gare dal Mondiale alle Olimpiadi. Si può fare. Non ho mai aspettative, quando comincio a far qualcosa non so mai dove voglio arrivare, vedo quello che faccio adesso e quello che faccio domani. Mio padre programma e mi allena. Doppio rapporto? Esiste come in tutti i rapporti, semplicemente. Anche tra allenatore e atleta c’è fatica reciproca, c’è anche tra mio padre e me ma siamo una bella squadra. A casa si parla di sollevamento pesi. In Cina voglio dimostrare di avere ancora tanto da dare. Per Los Angeles non sogno misure precise, ma la medaglia, voglio arrivare e vincere”.

E sul suo modo, estremamente equilibrato, di vedere la vita, Ficco ha chiosato: “Difficile che qualcuno possa farmi perdere la pazienza. Succede poche volte, ma l’aplomb spesso destabilizza l’altra persona. Personalmente, si capisce se sono in giornata dal riscaldamento durante la gara. Se mi vedi fermo con il paraocchi significa che non è giornata, se mi vedi scherzare e camminare significa che sono carico“.

CLICCA QUI PER VEDERE LA PUNTATA COMPLETA DI FOCUS CON CRISTIANO FICCO

Exit mobile version