Pallavolo

Cozzi: “Michieletto sarà sempre più impiegato, può giocare anche 5 set. Mati una sintesi tra due generazioni”

Andrea Ziglio

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Alessandro Michieletto / Valerio Origo

L’Italia ha raggiunto i quarti di finale agli Europei di pallavolo e mercoledì affronterà la Finlandia per giocarsi un posto in semifinale. Per seguire tutto il cammino degli azzurri in questa rassegna iridata c’è Volley Night, il programma che va in onda sul canale YouTube di OA Sport, che vede sempre la presenza fissa di Paolo Cozzi. 

In avvio di puntata Cozzi ha parlato proprio dell’evoluzione del ruolo del centrale, finendo poi con Pardo Mati, grande protagonista in questo Europeo: “C’è stata un’evoluzione nel ruolo del centrale. Una generazione come quella dei Gardini che è stata la prima fisica, ma con il braccio veloce, l’incarnazione del centrale che per anni è stato proposto a noi. Poi c’è stato un aumento della fisicità, con i vari Fei e Mastrangelo, con un braccio comunque ancora veloce. Oggi ci sono tanti centrali, come quello della nazionale americana, che prendono la palla altissima, ma non posso chiamare quell’azione un primo tempo. La palla ha una tensione diversa, esce molto più lenta. Poi ora arriva Pardo Mati, che sembra essere la somma della generazione dei Gardini e della mia. Tanta fisicità, un anticipo degno dell’essere chiamato anticipo e soprattutto un braccio veloce, che era la cosa che mi mancava di vedere nel mio ruolo. Lui riesce proprio a girare bene la palla, ha la mano”. 

Sui centrali azzurri, soprattutto a muro: “Mati in questo momento è quello che ha più talento e capacità di lettura. Sanguinetti, pensando anche a come gioca Modena, arriva bene quando c’è palla alta, visto che salta tanto, mentre su lettura normale fa più fatica. Mati è un po’ più completo”. 

Sui cali di tensione a volte della squadra azzurra: “Nella pallavolo moderna basta distrarti tre secondi che gli avversari imbroccano tre battute, come ha fatto la Danimarca contro di noi o come ha fatto la Repubblica Ceca, e perdi un set. È quello che oggi è cambiato tanto, secondo me. Noi abbiamo chiuso quattro partite con Giannelli che ha fatto girare l’attacco tra il 67 e il 71% di squadra, che è una cosa mostruosa. Eppure abbiamo perso un set nel girone con la Slovacchia, stavamo quasi per farli entrare nella pallavolo di oggi. Purtroppo davvero trenta secondi di distrazione e l’avversario che becca il filotto giusto possono essere letali”.

Su Michieletto e sulle possibilità di vederlo in campo di più nelle prossime sfide: “La cosa più bella è stato vederlo andare a prendere quella palla fuori controllo quando poi è andato a schiantarsi sui cartelloni, perché significa che sta bene, che non ha pensato all’infortunio. Questo è il messaggio più bello che ha dato. Qualche giorno fa lui aveva detto “Ho trenta, trentacinque salti nelle gambe”. Ieri ha giocato un set e mezzo, sta bene. Quindi, alla fine, sta bene, ha dimostrato di stare bene. E più si va avanti, più, se ci sarà bisogno di Micheletto, verrà messo in campo. Se dai l’ok per andare in panchina, stai già dicendo che sei pronto a giocare. Se no, non ci vai. Bene che sia stato gestito, ma se fai un set e mezzo ne puoi fare tre. Se ne fai tre ne puoi fare quattro. Se ne fai quattro, già che ci sei, fai anche cinque”. 

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