Pallavolo
Cozzi avverte: “Non mi piace che l’Italia si rifugi troppo nel servizio, è da squadra di seconda fascia”
Nuova puntata di Volley Night con gli Europei in pieno svolgimento. Sul Canale YouTube di OA Sport, al fianco di Enrico Spada e di Luciano De Gregorio, c’è il volto ben riconoscibile, unito a una voce ancor più conosciuta, di Paolo Cozzi, che ha analizzato diverse questioni legate alla rassegna continentale in corso e, alla fine, si è sbilanciato soprattutto su qualche tema a lui evidentemente caro.
Sul discorso legato a Polonia-Bulgaria: “Hanno giocato troppo bene con l’Ucraina, conoscendo Grbic se ne sarà fregato un po’ della partita in sé per fare un lavoro diverso, anche perché l’obiettivo della Polonia è di arrivare in fondo. Quando si gioca senza freno a mano, in libertà, ci sono le partite migliori. I bulgari volevano comunque far vedere di esserci. Ci ha guadagnato lo spettacolo. La Polonia resta una corazzata, la Bulgaria in giornata può battere chiunque, e naturalmente può anche perdere con chiunque“.
Aneddoto legato al 2003: “Ricordo l’Europeo 2003 in Germania, avevamo la Francia nel girone e l’abbiamo incontrata di nuovo in finale. Si sta portando la pallavolo in tanti palazzetti e c’è tanto entusiasmo, ma rifare Polonia-Bulgaria ai quarti sarebbe un peccato. Piuttosto un viaggio in più, ma è un limite di questa formula“.
Un’analisi di Italia-Cechia: “Ieri abbiamo attaccato in quattro set con quasi il 70%, una percentuale folle che fa capire com’è cambiata la pallavolo. Un tempo se si attaccava col 70% era un 3-0 molto veloce, stavolta è stato un 3-1 e abbiamo sudato un set. La battuta, quando entra, fa tanta differenza. Ieri Romanò in gran forma, Bottolo che era osservato speciale ha dato segnali di crescita, Lavia con la sua tecnica sopraffina ha regalato grandissimi colpi. Il problema è che non si può più sbagliare: basta un nonnulla e i cechi hanno vinto il primo set. Il loro opposto ha chiuso con percentuali altissime. Questa è una pallavolo giocata dove a fare la differenza sono 1-2 azioni soprattutto con battuta e ricezione“.
Seconda breve analisi, questa volta turca: “I giocatori sono arrivati, la Turchia paga l’assenza del suo top player. Manca un palleggiatore di livello, allora può fare il salto di qualità. Temo che nel mondo del volley, se si voglia crescere, si debba avere l’allenatore italiano: basta vedere i numerosissimi esempi. C’è una cultura pallavolistica che all’estero non è così vasta, che si porta dietro una struttura del lavoro che è importante per fare il salto di qualità“.
Passaggio sulla Slovenia: “La Slovenia è molto esperta, gioca insieme da tanto, si conosce bene. Nella gara secca può battere chiunque. Però per arrivare in fondo prima o poi ci deve giocare contro le big. Sono tutti ragazzi che sono passati da noi e conosciamo bene. Abbiamo una squadra che chiude due partite col 70% in attacco, non può preoccuparsi degli altri, perché se riesce a mantenere quel livello ce n’è poco per molte“.
Discorso ampio in tema azzurro: “Che l’Italia si rifugi troppo nel servizio non mi piace. Siamo l’Italia, abbiamo una cultura del lavoro a muro fortissima, abbiamo giocatori importanti. Certo, battuta forte, ma anche fiducia nel proprio muro. Puntare tanto sulla battuta è da squadra di seconda fascia. Ieri abbiamo fatto 25 errori, un pochino troppi. […] Anche le caratteristiche del nostro muro ci fanno faticare tanto. Spero sempre che la battuta sia il piano B. Il giorno che non entra cosa si fa? Alcuni giocatori tipo Galassi sbagliano l’inverosimile, ed è un peccato perché si penalizzano battitori come Romanò e Bottolo. Giannelli fa tante variazioni, è un ottimo modo di battere tatticamente“.
Un piccolo passaggio su Balaso: “Le percentuali in sé non sono male, al fianco comunque aveva Lavia e Bottolo che male non è. Penso però che i due set persi siano arrivati da difficoltà in ricezione, lì possiamo crescere così come con i muri in posto 2. Ci sono dei margini, la strada è ancora lunga, in due settimane possono cambiare tante cose. Qualche cosina in più la nostra seconda linea può offrire“.
Poi si apre anche un capitolo su Giannelli: “In questo momento il valore aggiunto è Giannelli nel giocare i primi tempi. Ho sempre criticato la sua palla al centro perché gli esce meno fluida, ma in questo momento sta chiamando tanto i centrali e questo permette di giocare la pipe praticamente senza muro, facendola diventare uno strumento importantissimo. E Giacomo ha praticamente sempre muro a uno. Nell’ultimo anno nella gestione dei centrali Simone è migliorato tantissimo, e avere il centrale avversario bloccato al centro della rete. Anche perché, se non saltano, Pardo la palla la schiaccia. E se non sei preparato vieni “risucchiato”. Credo davvero che Simone sia stato la nostra arma d’attacco in più. Questa pipe sta arrivando a percentuali brasiliane“.
E sul discorso centrali: “Cerco le mani educate al centro. Guarda Mati, Sanguinetti. Vanno ad anticipare di caviglie e portano via la palla. Il centrale deve saper tirare indistintamente in posto 5, 6 e 1. Il centrale vero prende la palla mentre sale e decide cosa fare. Le caviglie. L’ABC di un atleta professionista è saper usare le caviglie in maniera produttiva. Devono essere dinamite, esplosive, non due ferri da stiro sbattuti sul campo. Senza le caviglie non si va da nessuna parte“.