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Cobolli dopo la rimonta agli US Open: “La pressione deve essere un’amica”

Giandomenico Tiseo

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Cobolli / LaPresse

Ancora una rimonta, ancora una vittoria per Flavio Cobolli agli US Open. Il numero 6 del mondo supera Tristan Schoolkate con il punteggio di 3-6, 6-3, 6-4, 7-5 e conquista il terzo turno del torneo newyorkese. Una partenza in salita non impedisce all’azzurro di ritrovare progressivamente il proprio tennis, fino a ribaltare l’inerzia della partita grazie anche ad alcuni colpi di pregevole fattura. Ad attenderlo nel prossimo turno ci sarà il belga Alexander Blockx.

Una prestazione che Cobolli giudica positivamente, soprattutto per il modo in cui è riuscito a gestire i momenti più delicati del match: “Sì, penso di aver giocato molto bene dall’inizio della partita. Ci sono stati dei momenti di gioco incredibili nel quarto set, quindi sono contento della mia prestazione, di quello che ho fatto in campo e di come ho gestito tutto quello che è successo. Faceva davvero molto caldo ed è difficile giocare in queste condizioni, anche perché abbiamo disputato cinque set. Non è facile gestire questo tipo di situazione, quindi sono davvero orgoglioso della mia prestazione e di come ho giocato“.

Il successo arriva dopo la maratona del primo turno, chiusa al quinto set con una rimonta da due set di svantaggio. Un risultato che, secondo Cobolli, gli ha dato ulteriore fiducia, anche se inevitabilmente ha lasciato qualche scoria dal punto di vista fisico: “Forse sì. Ho giocato molte ore nella prima partita e questo mi ha dato molta fiducia, anche perché ho vinto rimontando da due set sotto. Credo che mi abbia aiutato molto sul piano tennistico; forse un po’ meno per la condizione fisica e per il corpo. Oggi, però, stavo davvero molto bene fisicamente, quindi sono orgoglioso del recupero dopo la prima partita e di ciò che ho fatto oggi“.

Tra i momenti più spettacolari della partita c’è stato anche uno straordinario vincente tra le gambe. Un colpo apparentemente istintivo, che Cobolli ha spiegato con la consueta schiettezza: “Devi fare qualcosa, perché la palla arriva molto veloce e io non ero preparato. Ho pensato che fosse l’occasione per provare a chiudere il punto con un tweener e ci ho provato. Oggi mi è andata davvero bene. Non credo di averlo mai provato in partita. A volte proviamo il tweener, ma dall’altro lato. Forse l’avevo provato due volte nella mia vita e oggi era la terza. È stato davvero bello vedere la palla atterrare sulla riga. Non credo che ci riproverò nella prossima partita, ma magari ci lavorerò in allenamento, perché potrebbe essere utile per il mio gioco“.

Quando gli viene chiesto che cosa fosse successo nelle due precedenti occasioni, l’azzurro sorride e glissa: “Meglio non dirvelo“.

La gestione della pressione è uno dei temi centrali del percorso di Flavio. Dopo aver parlato nelle scorse settimane della necessità di trasformarla in un’alleata, il romano ha spiegato come stia cambiando il suo rapporto con le aspettative: “La pressione di cui parlano è sempre fuori dal campo. Quando sono in campo mi sento più a mio agio, mi sento più Flavio, quindi non avverto molta pressione. Mi piace competere, mi piace stare in campo, mi piace fare il mio lavoro sul campo: è bello avere pressione in campo. A volte, invece, sento un po’ di pressione fuori dal campo, per ciò che ho fatto quest’anno, per quello che voglio raggiungere e per ciò che voglio fare nel mio futuro. So che la pressione c’è, ma, come ho detto, non deve togliermi energie: deve essere un’amica“.

Quanto agli obiettivi stagionali, Cobolli non si nasconde: “Per quest’anno conoscono tutti il mio obiettivo. Credo sia abbastanza chiaro: il mio obiettivo è vincere e sto cercando di fare del mio meglio“.

Anche il servizio è diventato uno degli elementi caratterizzanti del tennis di Cobolli, in particolare il kick. Un colpo che l’azzurro sente ormai come parte integrante del proprio repertorio: “È qualcosa che ho sempre avuto nel mio tennis. Anche oggi lui aveva un ottimo kick ed è stato bello stare in campo e cercare di avere il kick migliore della partita. Credo che lui abbia un ottimo kick, ma anche io. Siamo cresciuti sulla terra battuta e di solito sviluppiamo più kick che velocità di servizio. Ora mi sento molto a mio agio quando servo in kick“.

Il primo set perso contro un giocatore proveniente dalle qualificazioni avrebbe potuto alimentare qualche dubbio, soprattutto considerando le difficoltà che Cobolli aveva raccontato in passato nel giocare da grande favorito. L’azzurro, però, ha sottolineato le peculiarità dello Slam e la capacità dell’avversario di giocare senza particolari pressioni: “Questo è un torneo particolare: ci vuole tempo per trovare il miglior tennis, si gioca al meglio dei cinque set. Ho sempre parlato di questa versione nei tornei magari più importanti, dove ci sono alti e bassi. Qui ho sempre in mente che posso recuperare e che posso avere la mia occasione. Comunque è un giocatore che si è qualificato: oggi qualificarsi in un Grande Slam è davvero molto difficile. Ha fatto buone partite e ha vinto anche un turno nel tabellone principale, quindi arrivava qui con tanta scioltezza e non aveva molto da perdere. Secondo me ha giocato un primo set di alto livello e ci poteva stare. Sono andato in bagno e, come sempre, ho provato a resettare, a dirmi di continuare così. Credo comunque di aver giocato un buon primo set: ho soltanto perso il servizio in maniera un po’ stupida. Oggi ha giocato meglio lui, non ho giocato male io. Sono contento di come ho reagito, ma non deve essere un alibi. Il tennis si sta avvicinando: ci sono tanti giocatori che riescono ad avere questo livello anche se hanno una classifica più bassa“.

Il suo tennis non è più soltanto quello del giocatore capace di difendersi e contrattaccare: oggi il romano cerca sempre più spesso di prendere il controllo dello scambio. “Credo di essere un grande difensore, però penso di esprimere la parte migliore di me quando attacco. Sicuramente il mio gioco è più improntato sul fare male all’avversario e sul girarmi di diritto. Quando posso, cerco di mettere in difficoltà gli avversari con questo colpo e di prendermi più campo possibile, fino a togliere loro il fiato: questo è il mio gioco“.

Anche alcune scelte al servizio rispondono alla stessa filosofia: “Lo faccio più per quello che ho in mente di fare dopo. Se c’è un avversario che gioca il rovescio lungolinea, magari come Zverev, è più difficile fare questo tipo di servizio e sarebbe anche meno intelligente. Lo faccio con avversari che mi permettono di farlo, ma è più per costruire il mio gioco che per mettere in difficoltà l’avversario. Ovviamente ci provo, ma soprattutto per me stesso“.

La conferenza si chiude con uno sguardo al prossimo impegno, ovvero la sfida contro il belga Alexander Blockx: “È un giocatore fortissimo. Dovrò tenere il livello più alto possibile per tanto tempo, perché è molto fisico anche se è molto alto. Dovrò esprimere il mio miglior tennis per riuscire a batterlo. Lui ha avuto due partite, mi sembra, non facili, ma ha giocato poco. Sicuramente io sono leggermente più stanco, però credo che avrò il tempo per recuperare e per essere al 100% sabato“.

Dichiarazioni da Vanni Gibertini

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