Tennis
Carlos Alcaraz: “Non ho paura per il mio polso, cambierò il mio calendario”
Carlos Alcaraz supera anche il secondo ostacolo agli US Open, ma la vittoria contro Jaime Faria racconta qualcosa in più del semplice accesso ai sedicesimi di finale. Il 4-6, 6-0, 6-3, 6-2 con cui lo spagnolo ha ribaltato la partita sull’Arthur Ashe Stadium è soprattutto un altro test superato dopo il lungo stop che lo ha tenuto lontano dai campi per l’infortunio al polso. Un esordio complicato, una reazione netta e, soprattutto, la conferma di una condizione fisica che Alcaraz ha voluto mettere alla prova anche attraverso le quattro ore di gioco.
“Volevo essere veloce, a dire il vero“, ha ammesso con sincerità Alcaraz in conferenza stampa. Dopo un primo set perso, tuttavia, lo spagnolo ha finito per considerare positiva anche la necessità di disputare quattro set. Una partita più lunga gli ha permesso di verificare la risposta del corpo alla competizione, ben diversa dagli allenamenti: “È stato davvero positivo per me testare tutto fisicamente, testare il mio corpo, capire come mi sento e come mi sentirò domani dopo questa partita“.
Il tema del polso, inevitabilmente, è tornato al centro della conferenza. Alcaraz ha impressionato per la libertà con cui ha colpito di diritto, uno dei colpi che più potevano destare interrogativi dopo l’infortunio. Lo spagnolo, però, ha spiegato di non aver modificato il proprio atteggiamento: in allenamento ha continuato a giocare il suo tennis senza pensare al polso e, una volta entrato in campo, ha cercato di fare lo stesso in partita.
“Una volta che entro in campo devo andare sempre sul colpo“, ha spiegato. L’obiettivo, per Alcaraz, è sentirsi normale e colpire come prima dell’infortunio, senza lasciare spazio alla paura. Una convinzione che trova riscontro anche nell’andamento della partita con Faria: dopo un avvio in salita, il numero 3 del mondo ha progressivamente ritrovato profondità, intensità e libertà di esecuzione, trasformando una situazione complicata in una vittoria netta.
La lettura tattica della partita è altrettanto significativa. Carlitos ha riconosciuto di aver interpretato male alcuni momenti del primo set, anche per le condizioni della sessione serale. Con il calare della temperatura, secondo lo spagnolo, la palla diventa più difficile da muovere e gli scambi richiedono un approccio differente. Dopo aver avuto una palla break senza riuscire a sfruttarla, Alcaraz ha provato ad accorciare troppo gli scambi: una scelta che lui stesso ha definito un errore.
La svolta è arrivata quando ha capito di dover costruire meglio il punto fin dalle prime fasi dello scambio, accettando anche di giocare tre, quattro o cinque colpi prima di cercare l’accelerazione decisiva. “Dopo quello ho capito cosa dovevo fare“, ha dichiarato. Un break ottenuto subito nel secondo set gli ha inoltre restituito tranquillità e lucidità, permettendogli di leggere meglio la partita. Da quel momento il match ha cambiato completamente direzione.
La conferenza stampa ha offerto anche ad Alcaraz l’occasione per riflettere su un tema che riguarda l’intero circuito: la lunghezza del calendario. Il suo stop è stato più lungo di quanto avrebbe voluto, proprio perché imposto dall’infortunio, ma il rientro gli ha anche permesso di osservare con una prospettiva diversa la gestione della stagione.
L’iberico non vorrebbe certamente dover stare fermo quattro mesi per un problema fisico, ma ha ammesso di voler programmare in futuro delle pause più lunghe, anche a costo di rinunciare ad alcuni tornei. “Forse non quattro mesi, ma uno o due mesi, saltando alcuni tornei, perché è impossibile giocarli tutti“, ha detto.
Il problema, secondo lo spagnolo, è la crescente quantità di appuntamenti importanti che i giocatori sono chiamati a disputare. Tra Masters 1000, Slam e tornei obbligatori, il calendario può arrivare a occupare quasi tutta la stagione. Alcaraz ha sottolineato come il risultato sia sotto gli occhi di tutti: giocatori affaticati e un numero crescente di infortuni.
“Se non faranno qualcosa, in futuro ne vedremo ancora di più“, è la sua previsione. Una presa di posizione che va oltre la sua situazione personale e si inserisce nel dibattito sulla sostenibilità del calendario ATP.