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Basket, Luca Banchi: “Ho visto il desiderio di andare oltre i limiti fisici, non siamo venuti meno in termini di combattività”

Roberto Santangelo

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Luca Banchi / Credit Ciamillo

L’Italia è stata sconfitta dalla Serbia per 64-76 nelle Qualificazioni ai Mondiali 2027 di basket: il CT dell’Italia, Luca Banchi, ha parlato in conferenza stampa tracciando un bilancio di questa finestra internazionale che si era aperta con un’altra battuta d’arresto, subita in Bosnia Erzegovina.

Il tecnico degli azzurri riconosce il valore degli avversari e fa comunque i complimenti agli azzurri:Complimenti alla Serbia, ha usato i suoi vantaggi in termini di skills e size, ma siamo stati in grado di competere per gran parte della partita. Mi è piaciuto lo sforzo della squadra. Hanno capito il senso di emergenza, del dover fare qualcosa di più. Penso che il punteggio alla fine del primo tempo non rispecchiasse la partita. Lo sforzo ci è costato in termini di lucidità. Non è facile all’inizio della stagione, soprattutto per il tipo di basket che vogliamo giocare. E soprattutto contro squadre grosse come Bosnia e Serbia. Abbiamo dovuto fare uno sforzo davanti e dietro. Non ho rimpianti. Il modo in cui ci siamo preparati è stato impressionante. Sapevamo che ora lo scenario sarebbe cambiato contro tre squadre importanti, con giocatori NBA. Ora abbiamo la Turchia. Ci abbiamo provato stasera. Loro hanno trovato il modo di attivare alcuni giocatori. Siamo stati bravi a rientrare nel terzo quarto, ci è mancata consistenza per arrivare fino in fondo. So quanto abbiamo speso contro determinati giocatori, ma mi è piaciuto come ci siamo comportati“.

Il bilancio delle ultime due partite: “Ci sono tante altre partite. Ogni finestra cambia la fotografia. Ero consapevole che in questa finestra avremmo trovato la versione migliore dei nostri avversari. Siamo arrivati a un passo da una vittoria che sarebbe stata preziosissima in Bosnia. Stasera si è visto qualcosa di meglio in termini di continuità, ma questa era una finestra nella quale era fondamentale trovare un’identità che ci potesse essere di supporto nelle prossime due finestre. Sono tre avversarie durissime, lo sapevamo. Come sapevamo che due di queste tre le avremmo trovate nelle migliori versioni. Jokic è un giocatore capace di catalizzare totalmente le attenzioni su di lui. Contro questi giocatori non è semplice. Onestamente ho cercato di aiutare la squadra a raggiungere un livello per cercare di competere in duelli che si preannunciavano estremamente impegnativi, specie per il fatto che siamo a pochi giorni dall’inizio della preparazione e abbiamo giocato due partite di rarissima intensità. Archiviamo con soddisfazione il lavoro fatto dallo staff, restituiamo i giocatori ai club senza problemi. L’intensità vista è un po’ anomala per settembre, e la classifica, ovviamente, non ci dà più quel cuscinetto che potevamo pensare di avere arrivando da un girone che aveva ben altri connotati rispetto alle partite con Bosnia e Serbia“.

I meriti degli avversari e gli aspetti positivi delle prestazioni degli azzurri: “Non percepisco limiti. Abbiamo trovato due squadre solidissime. La Serbia è una squadra che giocherà il prossimo Mondiale per aspirare a un’altra medaglia. Credo che nella nostra struttura, il modo in cui ci siamo presentati, con un giocatore quasi esordiente come Emejuru, ci siamo dovuti adattare un po’ cercando soluzioni vista l’assenza di Diouf. Penso che mettendo l’Italia e queste squadre nelle migliori versioni, non mi sento di dire che abbiamo cose in meno, o che ci siano limiti strutturali per pensare di non poter competere. Stasera, al di là dello sforzo difensivo, nella metà campo offensiva non abbiamo prodotto quello che dovevamo. Poi è mancata freschezza, il livello dei contatti è salito. Non recrimino nulla. Cerchiamo di trovare risorse ovunque possiamo. Credo che possiamo guardare con legittima convinzione alle prossime gare, senza stare a farsi dei problemi, pensando ai mali della pallacanestro italiana o alle mancanze. Uno come Jokic nasce anche in Serbia una volta ogni cinquant’anni, lo stesso Nurkic per la Bosnia. Magari, chissà che non nasca presto anche in Italia un fenomeno di questo tipo. Mi fermo ad analizzare il lavoro fatto con una visione più allargata, non considerando solo i risultati. Abbiamo una generazione di giocatori che può essere legittimamente in grado di poter pensare che, una volta migliorate un po’ l’intesa, l’esperienza e la conoscenza, possano darci grandi soddisfazioni. Sono orgoglioso. Ho visto il desiderio di andare oltre i limiti fisici. Non siamo venuti meno in termini di combattività. Ho visto una squadra determinata a conquistare i palloni vaganti, li ho visti competere“.

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