Pallavolo

Andrea Gardini: “Pardo Mati può diventare un top mondiale. Michieletto valore aggiunto per l’Italia”

Andrea Ziglio

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Pardo Mati / Valerio Origo

Andrea Gardini ha scritto la storia della pallavolo italiana. I successi da giocatore in maglia azzurra sono numerosissimi ed ora è uno stimato allenatore, che dopo gli anni in Polonia si è trasferito in Turchia al Galatasaray. Gardini è stato ospite dell’ultima puntata di Volley Night, il programma in onda sul canale YouTube di OA Sport, dove ovviamente ci si è soffermati sulle prestazioni della squadra azzurra agli Europei, con l’Italia di Fede De Giorgi che mercoledì affronterà la Finlandia nei quarti di finale.

Sulla Turchia al maschile: “Stanno ancora costruendo sulla produzione di giocatori. C’è una carenza storica al maschile, visto che al femminile hanno una storia molto più lunga e seguita. Negli ultimi due anni ho visto che vogliono aumentare la platea di ragazzi che si avvicinano alla pallavolo. Si sta muovendo qualche cosa, ma sono agli albori. Ci sono tanti allenatori stranieri che portano cultura del lavoro, tutto questo aiuta a progredire. Stanno investendo molto e anche i club continuano a crescere e sicuramente anche la Turchia al maschile arriverà”. 

Il passaggio da giocatore ad allenatore: “Quando sei un giocatore è tutto relativamente semplice, visto che ti occupi prevalentemente di te stesso, in alcuni casi della squadra se sei il capitano. Nulla a che vedere di quello che deve fare un allenatore. Essere stato un giocatore può aiutare su molte cose, in particolare la relazione con i giocatori, nel comprendere alcune situazioni e gli stati d’animo loro, soprattutto i giovani. Fare l’allenatore, però, è tutta un’altra cosa, è davvero difficile coordinare uno staff, un gruppo di atleti, che sono di alto livello, ma che sono anche persone diverse tra loro, che magari sono focalizzate anche solo su stessi e tu devi focalizzarli sul gruppo. Non sempre essere un grande giocatore porta ad essere un grande allenatore. Ci sono tanti bravissimi allenatori che sono stati dei giocatori mediocri o non sono nemmeno stati giocatori. Questo è un mestiere che è in continua evoluzione e tu devi essere sempre sul pezzo, aggiornarti e poi continuare ad insegnare ai ragazzi e trovare la chiave giusta”. 

Come è cambiato il modo di allenare: “È cambiato soprattutto il gioco, la sua velocità, oltre che anche alcune regole ed il punteggio negli anni. I sistemi di allenamento si evolvono in base alla velocità con cui il gioco si sta evolvendo. L’intensità dei salti, degli scatti, degli spostamenti che gli atleti fanno adesso è molto più grande rispetto al passato. Oggi c’è anche una fortissima specializzazione in tutti i ruoli e che l’evoluzione del gioco ha portato”. 

Il ruolo del centrale è sempre delicato nella costruzione di una squadra: “Avere un atleta ben strutturato, potente, alto, veloce, che ha grande abilità con i colpi anticipati è il sogno di ogni allenatore, perchè ti consente di creare un gioco intorno al suo primo tempo che è complicato per chiunque. Poi chiaramente ora ci si deve adattare, perchè non tutti i centrali sono così, non sono così veloci e dunque si preferisce una pipe ad un primo tempo. 

Su Pardo Mati: “Sicuramente è un ragazzo estremamente interessante. Può assolutamente diventare un top a livello mondiale. È molto giovane, è rapido, ha un buon anticipo nel primo tempo, cosa che si è persa nelle caratteristiche dei giocatori”. 

Sulle capacità dei centrali italiani:Sanguinetti è fisico, lavora bene sulle palle più scontate. Ha un po’ meno dinamicità nella lettura a muro, è un po’ meno esplosivo in questi movimenti. Comunque è un buon attaccante, ha una bella battuta. Sono sicuramente due ottimi centrali, ma chiaramente vedo in Mati qualcosa in più, mi diverte anche vederlo giocare, perchè trasmette energia. Da questo ragazzo mi aspetto veramente grandi cose”. 

Su Michieletto:Io ho avuto tanti infortuni, ho avuto giocatori che hanno saputo affrontare infortuni gravi. Per un giocatore essere infortunato è una tragedia. Lui è stato fuori tantissimo, con una problematica anche molto complessa. Vederlo tornare in campo mi ha dato veramente piacere. Poi è un giocatore dalle qualità enormi, sia in attacco sia in difesa, ritrovarlo in forma per noi è un upgrade enorme”.

Sui momenti di calo di tensione, quasi di distrazione dell’Italia nel corso di questi Europei: “Non credo sia corretto parlare di cali di tensione. Ci sono alcuni momenti, se così vogliamo chiamarli, che possono dipendere anche dalla qualità del gioco che esprime l’avversario, perché c’è anche l’avversario in campo. Ci piacerebbe vincere sempre 3-0, ma è quantomeno impossibile o comunque molto difficile. Perché alla fine le grandi manifestazioni, i tornei, si vincono soffrendo. Non si vincono pensando di non avere cali di tensione o di non andare sotto in alcuni momenti. Le grandi squadre vincono attraverso le difficoltà. Mi interessa vedere quando arrivano le partite di profilo più alto se siamo in grado di fare come abbiamo fatto in occasione delle grandi vittorie, cioè di rialzarci dopo aver subito break importanti, ritornare dentro, fare un controbreak, perdere un set e ritornare in campo con un piglio che faccia capire immediatamente che ci siamo”.

L’Italia dipende molto dal servizio e questo può essere anche un limite: “È una delle scelte più complesse. È chiaro che se non hai un servizio di buona qualità fai fatica. Più centimetri o metri guadagni in distanza dalla rete del palleggiatore, più il lavoro si semplifica tantissimo. Anche perché di palleggiatori che rendono le ricezioni staccate da rete simili a quelle perfette non ce ne sono tanti. Per cui tu hai bisogno di avere un servizio di un certo tipo. Ora, lì, devi trovare l’equilibrio partita per partita. Ad alto livello il servizio è un elemento troppo importante. Purtroppo mi rendo conto che ne va della spettacolarità, perché per lunghi tratti non si gioca a pallavolo”. 

Ancora su Michieletto e sull’utilizzo nelle prossime partite: “È  un giocatore che ha bisogno di campo, ha bisogno di rientrare. Adesso non conosco benissimo le condizioni fisiche, però l’ho visto muoversi bene, come ha detto Paolo, anche in direzione, in difesa, senza tanti problemi. Probabilmente in una partita lunga potrebbe faticare un po’, perché magari gli manca un po’ di ritmo di gioco. Però queste partite come quella contro la Finlandia probabilmente potrebbero essere usate per metterlo in ritmo un pochettino di più. Secondo me c’è il modo di portarlo in pieno ritmo con gradualità, anche perché ricordo che abbiamo sempre un giocatore come Bottolo. Credo che il percorso che hanno fatto sia buono. Mi auguro che sia tutto risolto, perché questo genere di problematiche sono infingarde a volte. Io mi auguro che lui stia bene: questa è la cosa più importante”. 

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