Tennis
Alexander Zverev: “Semplice: con Sinner perdevo sempre. Se non fosse infortunato, sarebbe ancora davanti”
Alexander Zverev si gode il trionfo agli US Open 2026 di tennis: il tedesco in conferenza stampa dopo il successo di New York analizza il match e le chiavi tattiche utilizzate per battere lo statunitense Ben Shelton, ma ammette che se tutti stessero bene, allora Sinner sarebbe ancora il più forte del lotto.
Il tedesco non si era accorto di aver vinto: “Pensavo fosse 5-1. Sapevo di avergli strappato il servizio due volte, ma pensavo fosse 5-1 anziché 6-2, e questo in un certo senso mi ha aiutato, perché non mi sono davvero innervosito quando ho servito per chiudere la partita. Ho semplicemente sbagliato a contare il punteggio. In quel momento ero davvero nella mia bolla. Non sentivo alcun rumore. Ero in una sorta di tunnel e non sentivo nulla. Inoltre, quando il pubblico fa rumore è impossibile sentire l’arbitro, quindi non ho sentito che aveva detto ‘Game, set, match’. Alla fine, credo semplicemente di aver dimenticato il punteggio. Non c’è molto altro da dire: pensavo fosse 5-1 anziché 6-2“.
Le armi con cui ha disinnescato i colpi di Shelton: “Mi concentro su altezza e profondità. Ho la sensazione che, quando giochi veloce ma piatto, lui gestisca molto meglio il rovescio rispetto a quando giochi alto. Credo che riesca a generare molta potenza, soprattutto dal lato del dritto. Quando gira attorno alla palla per colpire di dritto, la velocità ti aiuta, ma giocare lentamente sul suo dritto non è davvero una buona idea. Secondo me, giocare più alto e più profondo porta semplicemente a un risultato migliore“.
Tanto lavoro necessario per arrivare a questo livello: “Non credo di essere il più talentuoso sotto alcun aspetto. Non penso di avere un talento naturale, donato da Dio, come altri giocatori. Gran parte del mio tennis deriva dal duro lavoro, dalle tante ore trascorse in campo, in palestra e in pista. È così che gioco a tennis. Penso però che anche Shelton sia molto talentuoso e molto vicino a quell’idea di duro lavoro. Lo si vede sempre con suo padre, dopo le partite e prima delle partite, lavorare su aspetti diversi, ogni anno continua a migliorare qualcosa. L’ho appena affrontato oggi. Credo che questo sia stato il miglior rovescio che abbia mai giocato contro di me, con la maggiore continuità e potenza. C’era davvero tutto. Ricordo che, un paio di anni fa, quando l’ho affrontato per la prima volta, era sempre pericoloso, aveva già quel servizio e quel dritto, però, se gli rimandavi tre o quattro palle, arrivava un errore. Oggi non è stato affatto così“.
Ormai Zverev è in testa alla Race ed è vicino ad essere in vetta al ranking: “Bisogna tenere conto di tutto, con Jannik Sinner infortunato e Carlos Alcaraz che rientra da un infortunio dopo quattro mesi. Se entrambi fossero sani e al massimo della forma, quattro o cinque mesi fa, quando entrambi stavano bene, perdevo sempre contro Jannik. Quindi, se tutti sono sani, penso che Jannik sia ancora davanti. È semplice“.
Il successo al Roland Garros ha cambiato le cose: “Penso che le ferite della finale del 2020 siano in qualche modo scomparse dopo la vittoria a Parigi. L’ho detto a Wimbledon: anche se ho perso la finale, mi sono goduto la partita, mi sono goduto l’essere in una finale Slam, il giocare sul Centre Court, davanti a un pubblico straordinario e a qualche celebrità. Mi è piaciuto vivere tutto questo. Prima di vincere a Parigi, invece, avvertivo molta pressione, perché c’era sempre il dubbio: vincerò mai uno Slam? Ora, invece, provo soprattutto gioia nel giocare finali di questo tipo“.