Ciclismo
Alessandro Romele: “Ho messo insieme i pezzi come un Lego. L’Italia può far bene ai Mondiali. A mio nonno ho fatto una promessa”
Alessandro Romele è stato una delle rivelazioni della Vuelta a España di quest’anno. Il portacolori del Team XDS Astana, classe 2003 ha chiuso il suo primo Grande Giro della carriera con sei piazzamenti nella top 10, sfiorando anche due vittorie di tappa, battuto soltanto da Van Aert e da Johannessen nell’ultima frazione con arrivo a Granada. Risultati che raccontano soltanto in parte il valore della sua Vuelta: Romele è stato infatti protagonista, presente, capace di inserirsi nella lotta per le vittorie e, soprattutto, di confermare una crescita che negli ultimi mesi è passata tanto dalle gambe quanto dalla testa. La Vuelta è stata anche la risposta più bella alla fiducia che XDS Astana gli ha dato negli ultimi anni. Entrato nel progetto della squadra kazaka nel 2024, inizialmente come corridore della formazione di sviluppo, Romele è approdato al World Tour nel 2025 e proprio in questi giorni ha ricevuto un’ulteriore conferma del suo percorso: il rinnovo biennale per le stagioni 2027 e 2028. Un accordo che e arrivato durante le tre settimane vissute ad altissimo livello (con un pre-contratto prima della corsa spagnola ndr) e che rappresenta un altro tassello di un percorso ancora tutto da scrivere. Ma dietro ai risultati c’è soprattutto un ragazzo che ha imparato a conoscersi, a gestire la pressione e a dare il giusto peso anche a ciò che accade lontano dalle gare. Perché, come racconta lui stesso, nel ciclismo non bastano le gambe: “È un Lego, da costruire pezzo per pezzo“.
È il giorno dopo la Vuelta. Che bilancio tracci?
“Bene, sono felicissimo. Mi darei un 10 a questa Vuelta, manca soltanto la lode per il secondo posto di domenica, ma sono veramente soddisfatto di quello che ho fatto. Sono un po’ stanco, ma sinceramente pensavo peggio. Dopo la Roubaix ho corso meno nella parte centrale della stagione e mi sono concentrato soprattutto sui ritiri in altura, proprio per preparare al meglio la Vuelta. Sono arrivato quindi con poche corse nelle gambe, ma anche con un bel periodo di recupero mentale. Negli ultimi mesi ho capito quanto sia importante avere una testa che pensa, lavora e ragiona in modo tranquillo e convinto. Credo che sia un aiuto grandissimo. Non si vincono le corse soltanto con la testa, così come non si vincono soltanto con le gambe: è un insieme di cose. È un po’ come un Lego, da costruire pezzo per pezzo. E durante questa Vuelta ho avuto la sensazione di aver messo insieme tanti di quei pezzi”.
Un salto di qualità sicuramente a livello di prestazione, ma soprattutto mentale. Sei d’accordo?
“Sì, assolutamente. Abbiamo il mental coach della squadra, Marino, con cui lavoriamo con costanza. Sento di aver fatto un bel passo avanti soprattutto sotto il punto di vista mentale. Lo scorso anno, quando mi sono ritrovato al Giro di Polonia a correre con la mano rotta, ho avuto il suo aiuto e mi ha dato una grande mano. Da lì ho deciso di iniziare a lavorare con lui in maniera più continuativa e questo mi ha portato anche a rivalutare il mio modo di vedere le cose. Da quel momento abbiamo iniziato a gettare un po’ le basi per continuare a crescere. Ho imparato che anche nei momenti difficili bisogna cercare di non perdere lucidità, di non farsi travolgere da quello che succede. Quest’anno credo di aver fatto un passo avanti importante proprio in questo senso”.
Quali sono i tuoi programmi imminenti?
“Sulla carta dovrei avere un paio di settimane prima della Coppa Agostoni, poi Bernocchi, Tre Valli Varesine e Parigi-Tours. Questo è il programma, poi valuteremo insieme alla squadra e a Maurizio Mazzoleni, che è il mio preparatore e con cui mi trovo molto bene. Credo che avere un buon rapporto con il proprio preparatore sia un valore aggiunto. Non è soltanto una questione di numeri, allenamenti e tabelle: bisogna avere fiducia nella persona che hai davanti, parlare, confrontarsi e capire insieme cosa è meglio fare. Anche questo, alla fine, fa parte della crescita di un corridore”.
Quali sono state le emozioni e le sensazioni nel correre un Grande Giro?
“La presentazione a Monaco, dove c’era anche la mia famiglia, è stata molto emozionante e particolare. È stato uno di quei momenti in cui ti rendi conto che quello che stai vivendo è qualcosa di importante. Correre in mezzo a corridori di altissimo livello è qualcosa che da piccolino ho sempre sognato. Guardavo le corse a bordo strada e mi immaginavo dall’altra parte, dentro quel gruppo. Durante questa Vuelta mi è tornato in mente diverse volte. Poi, una volta che inizi a correre, cerchi di concentrarti sul tuo lavoro e tutto diventa più normale. Però ci sono stati momenti in cui mi sono fermato un secondo a pensare: “Sono davvero qui, sto correndo un Grande Giro”. E sono sensazioni che difficilmente dimenticherò”.
Qual è oggi la tua consapevolezza? C’è un insegnamento che hai appreso durante queste tre settimane?
“Sicuramente che il lavoro ripaga sempre. E in un ciclismo complesso, che spesso è anche molto pesante dal punto di vista mediatico e dove si va continuamente alla ricerca dell’eccesso, sono convinto che fare le cose semplici e farle bene alla fine ripaghi di più. Prima della Vuelta sono stato venti giorni a Livigno con qualche amico. Mi sono concesso anche qualche gelato in compagnia, che ha reso tutto più leggero, senza però perdere un minuto di allenamento. Credo che sia proprio questo il punto: riuscire a trovare un equilibrio. Le cose semplici, oggi, sono quelle che considero più belle e importanti. Allenarsi bene, stare con le persone a cui vuoi bene, fare il proprio lavoro con serietà e poi godersi anche quei piccoli momenti che ti permettono di staccare. Alla fine sono queste le cose che ti fanno arrivare alla gara con la testa giusta”.
È arrivato anche il rinnovo biennale: ti fa stare più tranquillo, dovendoti concentrare solo sul performare?
“Il rinnovo è arrivato durante la Vuelta, anche se l’accordo era stato raggiunto prima. Sicuramente mi fa stare più tranquillo e mi permette di concentrarmi ancora di più sulla prestazione, perché non avere pensieri per la testa aiuta. È una cosa che ho sempre sentito anche da giovane: quando hai la testa tranquilla riesci a esprimerti meglio nello sport. Sapere di avere la fiducia della squadra per i prossimi due anni è importante, soprattutto perché sento di essere in un progetto nel quale posso continuare a crescere. Non significa avere meno motivazioni, anzi. Forse significa averne ancora di più, perché adesso posso pensare a costruire il mio futuro senza dover guardare continuamente a quello che succederà dopo”.
Chi vedi invece come favorito per i Mondiali? Abbiamo una Nazionale competitiva che però troverà sempre dei grandi fuoriclasse come avversari, anche senza Pogacar…
“Del Toro è sicuramente uno dei grandi favoriti. Ho visto però anche la nostra Nazionale italiana competitiva: è un bel gruppo e credo che possa difendersi bene, quindi le speranze sono molto buone. Evenepoel è un altro di quei corridori che possono fare molto bene, soprattutto su un percorso del genere. Come outsider, invece, direi Silva: è un corridore che mi piace molto e penso che il percorso possa adattarsi alle sue caratteristiche”.
La corsa dei sogni?
“Nel cuore c’è la Milano-Sanremo. È un sogno di famiglia. Lo zio di mia mamma, che ha casa a Loano, me lo dice da sempre: “Quella è la corsa per te”. È una frase che mi è rimasta dentro e che sento ancora oggi. Poi c’è anche una promessa che ho fatto a mio nonno. Mi piacerebbe tantissimo poterla mantenere e, un giorno, realizzare questo sogno. La Sanremo è una corsa che ho sempre guardato con occhi diversi. Ha qualcosa di speciale, anche per la mia famiglia. Sicuramente è una di quelle gare che, quando penso al futuro, immagino di poter correre per vincere”.