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US Open 2026: Flavio Cobolli e l’arrivo a New York con lo status di grande

Federico Rossini

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Flavio Cobolli IPA Sport

Numero 6 del mondo. Questo è ciò che è Flavio Cobolli alla vigilia degli US Open. E lo è al termine dell’annata che, indubitabilmente, ha consegnato il suo nome all’interno dei grandi di questa era. Ce la sta facendo a suon di risultati nei tornei di maggior rilievo: i quarti a Madrid, la finale al Roland Garros, i quarti a Wimbledon, la semifinale a Cincinnati. E, adesso, a furia di ottenere grandi cose la classifica gli sta dando una mano significativa, potendo evitare un gran numero di scocciature immediate (certo, non tutte: esistono sempre le mine vaganti).

Il classe 2002, a suon di successi d’autore, si è ormai creato una solida reputazione: l’uomo che non molla mai, che bisogna battere due volte per dire di averlo battuto, che quando ha le batterie cariche al massimo è davvero uno di quelli che è sconsigliabile incontrare per quanto riesce a far fare le corse, come gli yo-yo, ai suoi avversari. New York, però, è uno dei due tasselli che fondamentalmente gli manca, perché è uno dei due Slam che ancora non hanno visto la versione della sua reale esplosione.

Così come agli Australian Open, infatti qui Cobolli non ha ancora mai raggiunto gli ottavi di finale, essendosi fermato per due volte al terzo turno nei suoi unici due main draw, prima al cospetto di Daniil Medvedev e poi per un ritiro giunto contro Lorenzo Musetti e al termine di due battaglie molto dure con Francesco Passaro prima e Jenson Brooksby poi. E a proposito di questo punto il discorso, per il nativo di Firenze con pedigree romano, c’è da rimarcare proprio una questione legata alla fatica.

Abbiamo visto spesso Cobolli dover lottare, riprendere match, spendere tante energie cammin facendo. Si è visto a Cincinnati come, al di là di un Arthur Fils inafferrabile (il francese avrebbe probabilmente vinto in ogni caso, stante la giornata di grazia), Flavio in semifinale avesse sì lo spirito in campo, ma le energie un po’ meno. Naturale in un certo senso: quattro battaglie al terzo set con Kecmanovic, Blockx, Jodar e Paul alla lunga si pagano. L’importante, però, è che da questi match lui sia uscito, e l’ha fatto capire anche in campo, con l’assoluta convinzione di essere forte. Non per gioco, ma per davvero. Quella convinzione senza la quale, forse, mai sarebbe emerso dal periodo difficile del 2023 dopo che il 2022 era stato un reale anno di crescita. Proprio avendo affrontato quella fase, oggi, è in grado di affrontarne altre, ed è persona che impara anche in tanti piccoli dettagli che i top player, prima o poi, comprendono.

In sostanza, sono degli US Open da vivere con fiducia assoluta per Cobolli, perché adesso è davvero uno dei più temuti da affrontare. Sono in pochi quelli che vogliono avere a che fare con un giocatore del genere, che unisce le qualità tennistiche a una tempra caratteriale che lo sta sostanzialmente definendo. Una volta Cobolli era admin solo dell’account dell’ATP, adesso sta diventando admin anche di qualcos’altro: uno status di prim’ordine nel mondo del tennis.

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